GIO, 24 SETTEMBRE 2020

AGRIGENTO E LE SUE FOGNE (MENTALI)

Agrigento è quel posto nel quale se sfogli l’archivio dei giornali e dei mezzi stampa, trovi le solite notizie da diversi anni, così come trovi gli stessi nomi, le stesse famiglie e gli stessi scontri tra poteri forti che dal dopoguerra lottano selvaggiamente per spartirsi la torta composta da quel che resta del nostro territorio. Sfogliando, per esempio, alcuni giorni fa qualche copia degli anni 70 del giornale “La Scopa”, (scorri per leggere il resto)
AGRIGENTO E LE SUE FOGNE (MENTALI)

liquami san leone2

Agrigento è quel posto nel quale se sfogli l’archivio dei giornali e dei mezzi stampa, trovi le solite notizie da diversi anni, così come trovi gli stessi nomi, le stesse famiglie e gli stessi scontri tra poteri forti che dal dopoguerra lottano selvaggiamente per spartirsi la torta composta da quel che resta del nostro territorio.

Sfogliando, per esempio, alcuni giorni fa qualche copia degli anni 70 del giornale “La Scopa”, è stato possibile trovare articoli inerenti i buoni propositi per l’aeroporto, il grido di disperazione degli agrigentini senz’acqua, il problema della scarsa pavimentazione in via Atenea, i fondi finalmente stornati per il centro storico.

Da qualche anno a questa parte, ogni estate invece, con la stessa cadenza della festa di San Calogero e delle risse del sabato sera, si ripropone puntualmente il nuovo tormentone: divieto si o divieto no nelle spiagge di San Leone?
Il sottoscritto ricorda che nella propria dimora estiva, tra vicini di casa ed in spiaggia (quando ancora c’era e l’erosione era un fantasma scongiurato) l’argomento “top” era la mancanza d’acqua; questo almeno fino ai primi anni 2000: autobotti che andavano e venivano, anziani che aspettavano nel pomeriggio che passasse la calura per mettersi in auto e dirigersi presso la fontana di Bonamorone, articoli a iosa sui giornali e fiumi di parole da parte degli amministratori.

Poi, da circa 10 anni, a poco a poco l’inquinamento ha preso il netto sopravvento; quella che in principio aveva una parvenza di discussione seria, fatto più unico che raro in città, è stata trasformata nella classica discussione da “curtigliu giurgintanu”, il quale non potendosi più svolgere nei cortiletti del centro storico come una volta, essendo questi crollati o lasciati al degrado, si è trasferito sui media e sui social network.

Il sottoscritto ha potuto notare, cercando di stare dietro (fino a quanto la mente ha potuto) ai vari discorsi, la memoria molto corta degli agrigentini, vero punto debole del nostro DNA; puntualmente, i salvatori della patria sanleonina, fatta eccezione per chi veramente ci crede, escono fuori a maggio, iniziano ad innescare polemiche, a difendere o ad attaccare, a seconda di ciò che viene loro consigliato dai potentati che hanno alle spalle, a luglio rincarano la dose e verso ferragosto lanciano la sentenza: “E puri pi stannu grazie a Tizio e Caio, ma non per colpa del mio Sempronio, l’estate a San Leone si è persa.” Infine, a settembre questi fantomatici salvatori rientrano in letargo, gli agrigentini si scordano che oltre il viale Emporium esiste un quartiere abitato da 5mila residenti, tutto sfuma e poi nel maggio successivo ritornano le polemiche.

Sembra, a voler essere maligni, ma per chi vuole capire Agrigento la benevolenza è sempre troppa e di troppo, che sia un sistema collaudato: da un lato, c’è chi può sbandierare di aver ragione da anni, dall’altro invece c’è chi si può fare pubblicità sui social network, per non parlare di quante campagne elettorali hanno trovato la ragion d’essere proprio sul problema dell’inquinamento a mare.

Ad avvelenare questo clima da cortile della domenica, anche la vicenda politica di Girgenti Acque, società che, sia per chi la ama che per chi la odia, è sempre comodo avere sulla propria bocca; c’è chi la difende, c’è chi l’attacca da sempre, c’è chi dopo 6 anni si accorge di “presunte” inottemperanze e sembra essere stato illuminato sulla via di Damasco (o di Firenze). Insomma, il quadro sembra dimostrare che, in fin dei conti, a nessuno realmente interessa risolvere il problema che sta desertificando turisticamente e commercialmente la nostra amata San Leò.

Era il mese di giugno del 2009, uno dei miei primi articoli è stato su un sopralluogo congiunto di vari enti presso il dissalatore di Porto Empedocle, dove si stavano assemblando i nuovi pennelli a mare, pronti ad essere calati sui fondali e risolvere “momentaneamente” (son passati comunque 4 anni) il problema, in attesa del nuovo depuratore.
Tutti d’amore e d’accordo in quell’occasione, c’era chi batteva davanti alle telecamere dei colpetti sui nuovi tubi per dimostrare la loro consistenza, salvo poi che alla prima mareggiata del successivo inverno, molti di questi tubi erano arenati alle Dune.

Questo aneddoto, solo per far capire come i fiumi d’inchiostro versati sulla stampa su questo argomento, hanno la stessa consistenza dei fiumi di liquami versati nel mare nostrum; si parla da anni, si scende anche ad attacchi personali, qualche estate fa durante una catena umana sulla spiaggia era anche scoppiata una rissa (il cui video è ancora in rete su Youtube) tra alcuni dei futuri candidati alle amministrative del maggio 2012, ma alla fine un problema che anche nella Libia di Gheddafi sono riusciti a risolvere, rimane sempre lì, alla mercé di chi vuol speculare sulla vicenda politicamente e non solo.

Gli agrigentini, quelli a cui poco o nulla, a torto o a ragione, gli interessa il mediocre dibattito politico locale, cosa fanno? Preferiscono emigrare nelle vicine spiagge di Porto Empedocle e Realmonte, oppure farsi il bagno nelle poco limpide acque sanleonine, piuttosto che esercitare una pressione mediatica svincolata da interessi di partito o di altro genere sulla vicenda.

Probabilmente, questo squallido teatrino non finirà mai, non almeno nei prossimi anni; si procederà a diffide, dibattiti, scontri, difese ed attacchi, ma alla fine gli stronzi (quelli galleggianti, si capisce) resteranno tutti al loro posto, nel mare di San Leone. Solo un sussulto d’orgoglio della popolazione agrigentina potrebbe mandarli via.

One thought on “AGRIGENTO E LE SUE FOGNE (MENTALI)”

Gallide

5 agosto 2013

complimenti: questo è un articolo importante, dice la verità che tantissimi agrigentini non vogliono dirsi o fanno finta di non sapere. e, in ultima analisi, dice che agli agrigentini non frega un caxxo della loro città, frega solo della loro tasca.

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