MER, 24 LUGLIO 2019

Si chiamano funerali di Stato, si leggono passerella per la politica

Tanti anni fa ci pensò un uomo a descrivere le mille maschere umane iniziando proprio dal modello agrigentino. Chissà però oggi cosa avrebbe pensato Luigi Pirandello nell’assistere ad un funerale senza bare. Non fraintendiamo adesso il messaggio, perché non si parla di bare materiali, quelle contenenti i corpi delle numerose vittime dei naufragi a largo dei mari di Lampedusa degli scorsi 3 e 11 Ottobre, ma di quella consapevolezza che (scorri per leggere il resto)
Si chiamano funerali di Stato, si leggono passerella per la politica

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Tanti anni fa ci pensò un uomo a descrivere le mille maschere umane iniziando proprio dal modello agrigentino. Chissà però oggi cosa avrebbe pensato Luigi Pirandello nell’assistere ad un funerale senza bare. Non fraintendiamo adesso il messaggio, perché non si parla di bare materiali, quelle contenenti i corpi delle numerose vittime dei naufragi a largo dei mari di Lampedusa degli scorsi 3 e 11 Ottobre, ma di quella consapevolezza che in troppi pochi vogliono sottolineare e che fin troppo spesso si lascia andare nell’eccessivo buonismo fine a se stesso.

La cerimonia di commemorazione degli immigrati che i nostri mari ci hanno restituito insieme alla verità incontestabile che ingrossa gli interessi degli scafisti, si è svolta questo pomeriggio presso il porticciolo turistico di San Leone, ad Agrigento, in un clima abbastanza particolare quanto contraddittorio. Da un lato la sofferenza reale di chi piangeva, ormai invano, vite strappate al mondo e troppo in fretta dimenticate, dall’altra la passerella elegante di chi sa, conosce, contribuisce ad alimentare quelle guerre nei paesi da cui gli stessi migranti scappano, per poi commuovere la gente con discorsi belli quanto praticamente inutili. Peccato però che ad Agrigento, nessun rappresentante del Governo ha concesso anche un solo discorso: eppure i giornalisti erano lì, pronti con le loro domande a chiedere spiegazioni mai arrivate e che forse mai arriveranno, almeno non in questo modo.

Emblematica quanto simbolica, la barriera umana formata dalle forze dell’ordine tra cittadini e politici: non una barriera per evitare contatti materiali, ma un muro di silenzi imposti, di conformismo, di imposizione. Poi però a rispondere ad una nostra domanda sul ruolo del governo italiano negli stessi paesi da cui i migranti fuggono, è stato proprio il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ha affermato: “Si, si può intervenire, ma tanto scapperanno lo stesso e noi li dobbiamo accogliere e basta”.

Una risposta che ci ha ricordato tanto il famoso piano Kalergi per la Paneuropeizzazione dell’Europa: “Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa”, sta scritto in una nota riportante anche i particolari di un progetto che forse nemmeno i nostri sentimenti sarebbero in grado di percepire. Proprio a questa nostra domanda rivolta al ministro dell’integrazione, Cecile Kyenge, presente alla cerimonia, ci è stato rivolto quel muro di silenzio.
Meno silenziosi invece i diversi gruppi di etiopi ed eritrei che, attraverso dei cartelloni abbastanza visibili, non si sono fatti scappare l’occasione per manifestare la propria rabbia contro la legge sull’immigrazione, la tanto contestata Bossi – Fini, urlando contro il ministro degli Interni nonché vice premier, l’agrigentino Angelino Alfano, subito fuggito dagli sguardi indiscreti.

“Survivors deserve to attende this commemoration”: così stava scritto in un cartellone, mentre dall’altra parte un prete eritreo, Don Mosé Zerai (lo stesso che risulta il responsabile dell’agenzia Habeshia, e che avrebbe stretti contatti con chi dirige gli “incidenti in mare” dalla Libia – vedi qui) convinceva chi lo circondava di una necessità, ovvero quella di “risolvere i conflitti, arrivando però ad una soluzione nei paesi d’origine – ha continuato poi – Sono soluzioni alternative quelle che chiediamo da più di dieci anni. Un programma di accoglienza europeo con progetto di reinsediamento? Aprire, ad esempio, nelle ambasciate un ufficio che accoglie le richieste di asilo? Possibilità che forse possono togliere queste persone dalle mani dei trafficanti”.

Una messa particolare, quella celebrata oggi dall’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, in qualità di presidente della conferenza episcopale siciliana insieme all’Imam, tra passi di preghiera del Corano ed della Bibbia. Assente l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ed il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che aveva già annunciato l’assenza di protesta visto che i funerali non si sono svolti nell’isola di Lampedusa considerata “ la porta dell’Europa”. Non poteva mancare poi il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, seguito dai sindaci di diversi paesi, poi l’ass. alla sanità Lucia Borsellino, l’ass. al territorio Mariella Lo Bello, i ministri Beatrice Lorenzin e Mario Mauro.

Molte critiche sono arrivate anche da parte dei gruppi delle comunità islamiche che si sono lamentati di non essere stati invitati, così come i 157 sopravvissuti dei recenti naufragi.

Insomma, tra pianti e preghiere ma anche tra domande che non hanno trovato risposte, qualcuno si era forse ricordato di quando, lo scorso 13 Ottobre durante l’arrivo delle prime salme a Porto Empedocle, lo stesso sindaco Zambuto si faceva intervistare dalle tv sorridente: alle spalle, l’unico emblema delle conseguenze di un capitalismo sempre più forte.

Roberta Barone

Le foto sono di Salvatore Pisciotto

Redazione

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