DOM, 07 MARZO 2021

Quella moda di tingersi di bianco, a rischio la Scala dei Turchi

Sono migliaia le persone che ogni giorno rimangono affascinate da uno dei più preziosi paradisi naturali d’Italia, incuriositi da uno sfondo ben descritto dai romanzi di Camilleri nelle famose vicende di Montalbano. La chiamarono “Scala dei turchi” (Realmonte-Ag) perchè, a partire dal VII secolo, rappresentò un sicuro approdo per i saraceni che giungevano nell’isola destando il terrore delle popolazioni locali. “Mamma lì turchi”, è proprio l’espressione rimasta viva per ricordare (scorri per leggere il resto)
Quella moda di tingersi di bianco, a rischio la Scala dei Turchi

imageSono migliaia le persone che ogni giorno rimangono affascinate da uno dei più preziosi paradisi naturali d’Italia, incuriositi da uno sfondo ben descritto dai romanzi di Camilleri nelle famose vicende di Montalbano. La chiamarono “Scala dei turchi” (Realmonte-Ag) perchè, a partire dal VII secolo, rappresentò un sicuro approdo per i saraceni che giungevano nell’isola destando il terrore delle popolazioni locali. “Mamma lì turchi”, è proprio l’espressione rimasta viva per ricordare quei terribili tempi di pirateria.
Una “pirateria” che nel 2014 si manifesta in forma diversa e che fa rivivere nel suo reale significato quel canto popolare “Li Turchi sunu iunti alla marina, all’ordini cuteddi e cutiddina“.
Cuteddi e cutiddina utilizzati adesso- quando la forza delle mani non lo permette, ovvio- per scalfire e deturpare la roccia calcarea della bellissima scala di cui forse i turchi ne ebbero più cura. È una usanza che è sempre andata di moda, un fenomeno che certamente non sta impazzando solo negli ultimi mesi ma che, inevitabilmente, si sta aggravando per via dell’accresciuta affluenza di persone, turisti e agrigentini, pronti a coprirsi il corpo di bianco. La foto che vi mostriamo in evidenza, scattata ieri mattina, ritrae proprio due turisti nordici intenti a farsi scattare una foto con in mano un enorme blocco di marna bianca (non argilla) strappato con forza ad un territorio che non lo avrà più indietro. Un “piccolo” gesto che, moltiplicato per il numero di visitatori giornalieri, rischia di provocare un serio problema. E noi stessi agrigentini, piuttosto che scoraggiare tali atteggiamenti, molto spesso diamo anche il cattivo esempio a chi viene da fuori.
A denunciarlo, nei giorni precedenti, è stato anche Vittorio Alessandro, originario di Porto Empedocle e già capo del Reparto ambientale marino del Ministero dell’ambiente, nominato dal ministro dell’ambiente Clini nuovo commissario del Parco nazionale delle Cinque Terre. “Di questo passo, di questo luogo d’incanto, potrebbe non rimanere molto”, ha scritto Alessandro su Agrigentosette.it, auspicando in un imminente quanto decisivo intervento dello stesso Camilleri a difesa della Scala dei turchi.
Altro problema non meno importante sarebbe proprio il pericolo derivante dal crescente afflusso di gente che raggiunge la sommità della roccia senza alcuna parsimonia. Una colpa che sicuramente non potrebbe essere attribuita a chi si accinge a visitare il posto ma a chi di competenza, conoscendo la già incerta condizione che recentemente vide il crollo di una parte del costone, potrebbe forse porre rimedio attraverso un metodo di controllo sicuramente più efficace. C’è chi avanza l’ipotesi della possibilità di far pagare ad ogni visitatore una piccola somma simbolica allo scopo, non solo di regolare di flusso, ma anche di retribuire coloro che garantirebbero controllo e pulizia ad un luogo che merita anche di più.
L’auspicio di tutti e dunque quello di trovare la situazione più adatta affinché quel bianco meraviglioso continui a spiccare orgoglioso tra tutti i colori della natura.

Roberta Barone

*Questa l’ordinanza che, dopo la segnalazione di diversi cittadini ed Associazioni come MareAmico Agrigento (compresa la nostra, con la foto scattata ieri), verrà oggi esposta alla Scala dei Turchi per ribadire il divieto di asportare, scalfire e danneggiare la Marna.

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