LUN, 24 GIUGNO 2019

Porto Empedocle ed il dovere di ricordare una strage

Il 21 settembre 1986 una sparatoria in via Roma uccide sei persone: è la prime di due stragi che insanguineranno Porto Empedocle, ma è anche uno degli episodi più eclatanti della guerra di mafia in provincia di Agrigento (scorri per leggere il resto)
Porto Empedocle ed il dovere di ricordare una strage

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Non è una data come tante altre, seppure forse tanti giovani nati negli anni 90 non conoscono nemmeno quanto successo e la storia che vi è dietro uno degli episodi più drammatici accaduti nella nostra provincia negli ultimi decenni; in questo 21 settembre 2016 infatti, ricorrono i 30 anni dalla prima strage di Porto Empedocle, un fatto di sangue in cui hanno perso la vita sei persone.

E’ avvenuto tutto durante la sera di quel 21 settembre 1986; lì dove sorgeva il bar Albanese lungo la via Roma, un commando a bordo di due auto approfitta del buio causato da un apposito black out per sparare tra la folla e colpire i soggetti accusati di appartenere ad un clan rivale: è l’evento più eclatante della guerra di mafia scoppiata in quegli anni a Porto Empedocle e che vede contrapposte le famiglie di cosa nostra e della stidda.

A sparare sono proprio membri di cosa nostra, i quali colpiscono gli stiddari rappresentati dalle famiglie Grassonelli – Traina; a cadere quella sera, sono proprio Giuseppe e Luigi Grassonelli, i ‘guardaspalle’ Giovanni Mallia e Salvatore Tuttolomondo, così come anche due innocenti con l’unica ‘colpa’ di essersi ritrovati lungo la traiettoria delle pallottole sparate dal commando di cosa nostra: si tratta del pensionato Antonio Morreale e lo studente Filippo Gebbia, quest’ultimo di soli 30 anni.

Dopo molti anni, il pentito racalmutese Maurizio Di Gati racconterà che a spegnere la luce era stato Gerlandino Messina, all’epoca solo quattordicenne ma già organico a cosa nostra ed intenzionato a vendicare la morte del padre avvenuta proprio in quella tragica estate del 1986 sempre nell’ambito della guerra di mafia empedoclina. La strage sarà ripetuta quattro anni più tardi, il 4 luglio del 1990 con vittime questa volta all’interno del clan dei Messina e di cosa nostra; l’episodio del 21 settembre del 1986, rappresenta un punto di svolta per Porto Empedocle non solo nell’ambito della guerra di mafia, bensì anche per la vita sociale della comunità empedoclina la quale negli anni seguenti risulterà fortemente influenzata da quanto accaduto in quella drammatica sera. Ricordare quindi i 30 anni della strage, è importante tanto per Porto Empedocle quanto per l’intera provincia; cadere nell’abisso di una guerra di mafia, sprofondare nella paura di uscire di casa, ha contribuito a disgregare tra gli anni 80 e 90 intere comunità agrigentine: è doveroso quindi impegnarsi per evitare che tutto ciò possa in futuro accadere nuovamente, ma è anche importante chiedersi a che punto è la lotta alla mafia ad Agrigento e nel suo hinterland e se le varie popolazioni hanno realmente fatto tesoro degli errori e degli orrori di una delle più tristi stagioni storiche vissute in Sicilia.

Di seguito, un reportage realizzato da Pietro Fattori nel 2009 in cui viene ricordata la strage del 21 settembre 1986:

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Redazione

InfoAgrigento WebGiornale è una testata giornalistica nata del 2008, con ambito di interesse geografico legato alla provincia di Agrigento ed al contesto dell'informazione siciliana.

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