Allontanarsi dalla Sicilia…

Scritto martedì 8 novembre 2016 23:23 da Commenta!

Dopo lo sfogo di una nostra concittadina, la redazione accoglie le frasi di un’altra giovane siciliana: si chiama Giulia Labruzzo e le parole di seguito riportate sono apparse nei giorni scorsi in un post su Facebook diventato subito ‘virale’

aereo-palermo

“Allontanarsi dalla Sicilia per studio o per lavoro non è mai così semplice. All’inizio non vedi l’ora di andar via, sei entusiasta, hai una voglia matta di incontrare nuova gente, di vivere nuove esperienze e confrontarti con altre realtà! Magari ti realizzerai, troverai ciò che cercavi o ciò che non avresti mai immaginato di trovare. Però… il tuo cuore resterà sempre lì. In quell’isola meravigliosa. In quel posto così legalmente senza regole in cui tutto sembra andare storto, ma si sta bene lo stesso.
E allora, quando finalmente torni in Sicilia, il tempo del viaggio “vola” davvero! Esci dall’aereo e ti senti subito a casa, respiri un’aria diversa. Sei a 100km da casa tua e già vedere le macchine in doppia fila uscendo dall’aeroporto e ascoltare il tuo dialetto ti fa sentire sotto le coperte del tuo letto.
Sì, perché in Sicilia ogni due parole in italiano “ci nni n’infili una ‘nsicilianu”, perchè suona meglio, perché fortifica il concetto.
Poi finalmente arrivi al bar, prendi un caffè, vai a pagare e senti una vocina da dietro che ti dice “un ci pinsari, offro io!”. Perchè “giù” il caffè avvicina tutti e risolve tutto. “Nni videmmu a li tri pi un cafè”. Noi ci incontriamo così. Non ci mettiamo d’accordo una settimana prima per uscire! E poi…il caffè in Sicilia costa 70 centesimi (bicchierI d’acqua compresI), la birra due euro e la pizzetta uno. Poi generalmente si consuma tutto “fuori”, nel marciapiede; “ti pigli na birra e nesci”. Poi paghi, dopo. Funziona così da noi.
In paese la birra con gli amici è più fredda, è più buona, e costa due euro. Gustarla tra un “chi mi cunti?” e un “assà avìa!”, tra chi passa ti saluta e dopo aver ricambiato il saluto “ma cu m**chia era?” …è tutta un’altra storia.
Sì perché noi, giù in Sicilia, siamo tutti amici anche se non ci conosciamo. In Sicilia c’è fratellanza: “non lo vedi compà, siamo tutti una famiglia!”… se hai bisogno di una sigaretta e il tuo amico ne ha una, ve la dividete, è logico.
In Sicilia il tempo lo gestisci tu. La puntualità è un optional. In Sicilia “l’autobus un passa mai, ma lu passaggiu c’è sempri”.
Noi siciliani ci fidiamo e basta, lo sentiamo a pelle. Come quando citofoni a casa e alla domanda “Chi è?” rispondi “Io” e in fiducia ti “grapinu lu purtuni”.
In Sicilia la domenica è una gran festa. Il siciliano ama la domenica, la sogna, l’aspetta. La domenica mattina la piazza si riempie, l’aperitivo con gli amici è d’obbligo, così come “i cannoli, li sfinci e li cciarduna” dopo pranzo.
La Sicilia è tutta un’altra storia. È difficile da spiegare. La Sicilia ti culla, ti protegge, se le parli lei ti risponde.
La Sicilia è tutto. Non manca niente. Vai in montagna perché in paese fa caldo, ma poi c’è freddo e allora vai al mare.
La Sicilia è tanto: tutti quei sapori, i colori, gli odori…
La Sicilia è troppo. Ed è forse per questo che ogni tanto pensi di avere il bisogno di evadere.
Allora vai al Falcone-Borsellino, parti, e… un mese dopo al telefono con papà : “Firenze è bellissima, non ha eguali. Qui tutto va per il verso giusto. Quanti turisti! Poi qui tutti rispettano le regole. I musei son sempre pieni, Palazzo Vecchio è maestoso, ponte Vecchio di sera è uno spettacolo, ma… puoi prenotarmi un biglietto? Ho bisogno della mia Sicilia!.”

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