“Il Casellante” di scena al Teatro Pirandello: tripudio di applausi per la trasposizione di Dipasquale

Scritto domenica 19 marzo 2017 22:06 da Commenta!

Di scena al Teatro Pirandello di Agrigento la trasposizione del celebre romanzo di Andrea Camilleri:

20170318_211007La quinta lascia subito senza fiato: un carrello a pedale, l’antica sedia da barbiere, un tavolo e dei rami di albero. E poi, ancora, i vestiti di scena che richiamano la Sicilia degli anni ’40, al tramonto dell’era fascista nel pieno dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Chi ha letto, ed amato, l’ormai celebre, romanzo di Andrea Camilleri “Il Casellante” riesce a cogliere immediatamente tutti gli ingredienti della storia. E lo spettacolo, come il libro, calamita l’attenzione dello spettatore, dall’inizio sino all’epilogo, in un susseguirsi di emozioni e colpi di scena, sapientemente rappresentati da un cast eccezionale, coordinato dalla regia di Giuseppe Dipasquale.

La storia, come detto, ci riporta nelle assolate campagne di una Sicilia lontana nel tempo, a pochi chilometri dalla Vigata letteraria abilmente costruita da Andrea Camilleri, sulla antica linea ferroviaria a scartamento ridotto per Castellovitrano, realmente esistita e chiusa all’esercizio nel 1986. Nino Zarcuto, è un giovane uomo che dopo aver perso il mignolo e l’anulare mentre era intento a manovrare dei carri ferroviari, viene inviato in servizio presso un casello poco lontano da Vigata. Sua moglie, Minica, conduce una vita semplice e solitaria, scandita dal passaggio dei treni e dalla cura dell’orto retrostante. Una esistenza macchiata, però, dall’assenza di un figlio che non ne voleva proprio sapere di arrivare. Attraverso l’aiuto di una anziana donna del paese, che indica una cura al Zarcuto, la donna riesce finalmente a rimanere incinta. Ma una notte d’estate, la vita della coppia fu stravolta: la povera Minica viene selvaggiamente stuprata e quasi uccisa, perdendo la creatura che portava in grembo. Un episodio che farà scivolare, apparentemente, la donna verso la follia, al punto tale di volersi trasformare in albero. Una metamorfosi che, alla fine, non riuscirà a compiersi per l’arrivo di un miracolo improvviso.

La trasposizione teatrale de “Il Casellante” eccelle sotto ogni punto di vista: incisivo e spettacolare Moni Ovadia nelle vesti di narratore e, contemporaneamente interprete del barbiere, della mammana, del casellante Barrafato. Ottima interpretazione di Mario Incudine e Valeria Contadino rispettivamente Nino Zarcuto e la moglie Minica. Stupendi anche i costumi di scena, così come le musiche, reinterpretazioni di polke e mazurche in chiave comica a cura dello stesso Mario Incudine, insieme ad Antonio Vasta, autore tra l’altro della splendida “La crapa avi li corna” (ovvero la celebre serenata).

Alla fine dello spettacolo, pubblico del Pirandello in delirio: lunghi minuti d’applausi per un cast che è riuscito ad emozionare anche chi non aveva letto il romanzo.

Adesso non resta che attendere la trasposizione cinematografica del Casellante: a febbraio sono iniziate le riprese. Il progetto è nelle mani del regista Rocco Mortelliti dovrebbe arrivare sul grande schermo dopo l’estate.

Pietro Fattori

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