LUN, 11 DICEMBRE 2017

Dobbiamo pure rendervi grazie?

La SS 640 è operativa ed è certamente un qualcosa di importante: pur tuttavia, non è accettabile che questa opera venga considerata, dai politici, come cartina tornasole di una classe dirigente che in tutti questi anni ha solo miseramente fallito (scorri per leggere il resto)
Dobbiamo pure rendervi grazie?

ss 640 - Agrigento Caltanissetta

L’apertura di un’opera comunque strategica per la provincia di Agrigento, quale il primo lotto della SS 640 adesso raddoppiato interamente fino a Canicattì, è un fatto indubbiamente importante: poter arrivare all’incrocio con Canicattì Nord, da Agrigento, in meno di venti minuti appare come la realizzazione di un sogno, è un passo avanti di indiscutibile pregio che fa diventare anche superflua qualsiasi speculazione intellettuale su eventuali aeroporti nella nostra provincia, essendo Fontanarossa raggiungibile in 90 minuti quando anche il lotto nisseno verrà completato.

Anche il colpo d’occhio è notevole: ogni qualvolta si andava a prendere dall’aeroporto catanese un amico proveniente dal nord, che magari scendeva dalle nostre parti per una breve vacanza estiva, e si iniziavano a vedere le insegne blu sbiadite con la scritta ‘Caltanissetta’ od ‘Agrigento’, veniva molto dura ed era quasi mortificante spiegargli che quel lembo di strada stretto ed a due corsie era l’asse viario principale della provincia e che collegava il cuore economico dell’entroterra canicattinese con i Templi ed il mare. Da oggi non sarà più così e chi proviene da altri territori, potrà osservare una strada certamente più consona ed in grado di stravolgere la concezione dello spazio in provincia, visto che adesso verrà più semplice prendere un gelato a Canicattì piuttosto che andare a comprare un paio di scarpe al Villaggio Mosè ed al tempo stesso, per i cittadini dell’entroterra, scendere nel mare sanleonino od empedoclino sarà equivalente ad una mera passeggiata fuori porta senza il bisogno di ‘carriarisi’ interi appartamenti sul tetto della macchina in previsione di intere ore da passare per strada.

Alla luce di tutto questo, si digerisce con un po’ di amaro in bocca (ma si digerisce) tutto il contorno presente nella piazzola di servizio dell’ERG, lì dove nella mattinata di martedì una discreta folla era pronta ad osservare il taglio del nastro; per carità, ad onor di cronaca la cerimonia di inaugurazione del nuovo tratto della SS 640 è stata più austera del previsto: due gazebo bianchi, in uno vi erano tarallucci e vino (e lì, giù ironie su una delle metafore che meglio spiega la filosofia che muove le fila della nostra repubblica) offerti ai presenti e nell’altro un piccolo podio con un tavolo dove le autorità hanno portato il loro saluto; è mancato anche lo stesso taglio del nastro, a cui si è preferito il dispiegamento di un lenzuolo bianco che ha scoperto un cartellone con impresse le foto degli scrittori a cui è stata dedicata la Statale. Certo, sullo sfondo del piazzale della cerimonia, era ben visibile il viadotto Petrusa tagliato a metà e questo strideva e non poco con i toni celebrativi della mattinata, pur tuttavia, come detto, l’importanza dell’apertura di un’opera fondamentale per Agrigento ha fatto in qualche modo stringere i denti ed accettare una pur austera forma di festeggiamento.

Ma poi, ad un certo punto, è trapelata una frase che merita una certa attenzione ed a cui non si può non rispondere, specie perchè pronunciata da uno dei principali rappresentanti politici agrigentini, ossia il Ministro degli Esteri Angelino Alfano: “Faccio presente che vent’anni fa di questi tempi – ha affermato Alfano – questa strada non c’era e vent’anni fa di questi tempi esistevano delle fontane a cui gli agrigentini si approvvigionavano con i bidoni perché c’era la crisi idrica e c’era la piaga della mancanza dell’acqua ed eravamo spesso al tg1 per quello. Sono passati vent’anni, negli ultimi vent’anni tanti torti da parte di tanti, ma negli ultimi vent’anni noi avevamo il problema dell’acqua nella nostra città, e la cosa può ancora migliorare visto che non abbiamo gli standard del nord, ma non c’è più la fila alle fontanelle, la sete non c’è più; negli ultimi vent’anni si può dire che non avevamo un’autostrada, oggi abbiamo una strada che ha tutti gli standard per essere considerata un’autostrada. Abbiamo risolto tutti i problemi? No e non siamo nemmeno il territorio più in crescita del mondo, ma siamo stati capaci, anche con la presenza di tanti uomini politici che con onestà hanno calcato questo territorio, di risolvere i due più grandi problemi del nostro territorio”.

Viene quindi quasi istintivo chiedersi: ‘Dobbiamo per davvero, adesso, dirvi grazie?’ Possibilmente Angelino Alfano ha pronunciato questa frase perchè inebriato dall’apertura di un’opera che, secondo quanto dichiarato in alcune interviste, ha visto crescere passo dopo passo e magari ha aggiunto un pizzico d’enfasi in più; pur tuttavia, una dichiarazione del genere non può passare inosservata, perchè è figlia di un atteggiamento della classe politica (non solo agrigentina e non solo siciliana, così come non è vizio riconducibile solo al ministro Alfano) che deve assolutamente ridimensionarsi. La SS 640, come detto, è opera importante ma tutti i politici, di tutti i colori ed in special modo chi da vent’anni occupa determinati scranni, devono chiedere scusa agli agrigentini per aver dotato questa provincia di un qualcosa ‘che può essere considerata autostrada’ solo nel 2017. Se i successi della governance agrigentina sono quelli di aver costruito 31 km di una specie di autostrada ed aver fatto scendere da 15 a 4-5 giorni i turni dell’erogazione dell’acqua, il fallimento è certificato: Agrigento è una città che va rispettata, non graziata con le molliche avanzate dall’ultima fetta di pane gettata da Roma.

Avevamo bisogno, noi agrigentini, di parlamentari, ministri, sindaci e consiglieri per poter ‘vantare’ qualche chilometro d’asfalto e un po’ d’acqua utile giusto per poter fare una doccia? Avevamo bisogno di una schiera così folta di dirigenti politici per evitare di tornare a lavarci nella foce del fiume Akragas? Il fatto di non raggiungere più Canicattì senza passare per autentiche trazzere ed entrare in tutti i paesi dell’hinterland, è un evento che merita di rivalutare l’operato di una classe politica? O non è piuttosto il minimo sindacale affinché un territorio non diventi definitivamente un deserto sociale ed economico? Ci si poteva aspettare, volendo, un discorso in cui, i massimi esponenti politici locali, tracciando un bilancio degli ultimi due decenni e facendo riferimento alle condizioni economiche generali, affermavano che, nonostante tutto, questo era il massimo che poteva essere raggiunto in questi anni; ma non si può assolutamente far passare, per il rispetto di un territorio che ha più di venti secoli di storia, il messaggio che raggiungere il minimo per sopravvivere è un successo per il quale bisogna rendere grazie all’attuale classe dirigente.

Una cosa, nel discorso non solo di Alfano ma anche di altri esponenti politici, in parte è vera e cioè il disfattismo: è vero che dalle nostre parti il lamento è una costante a cui non si rinuncia, così come è vero che ‘la polemica da cortile’ (anzi, adesso da social) è sempre dietro l’angolo all’ombra dei templi ed è anche vero che Agrigento non è quel conglomerato di tragedie di cui spesso si parla a livello nazionale. Anzi, la nostra città ha fatto passi avanti, il nostro territorio è più vivo di quanto si possa immaginare, ma questo non è in alcun modo ascrivibile ad alcun merito della classe politica: sono privati, associazioni e comuni cittadini che oggi, da Favara ad Agrigento, da Licata all’entroterra, spesso investono in strutture ricettive, in recuperi di parte dei centri storici ed in qualcosa che contribuisce a trasformare in meglio le nostre zone; la classe politica invece di celebrare se stessa per poche molliche di pane erogate in vent’anni di immobilismo, ammetta le sue colpe storiche e si metta al servizio di un territorio in cui, ad esempio, la SS 640 altro non può essere che un gran bel punto di partenza e non di arrivo per colmare il gap con il resto d’Italia.

Mauro Indelicato

 

Redazione

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One thought on “Dobbiamo pure rendervi grazie?”

Claudio

29 marzo 2017

Sante parole.

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