LUN, 11 DICEMBRE 2017

A dieci anni da ‘La città al di sopra dei partiti’

Com'è cambiata Agrigento a dieci anni da quella 'falsa primavera' in cui la città si è mostrata, ancora una volta, come mero laboratorio politico nazionale? (scorri per leggere il resto)
A dieci anni da ‘La città al di sopra dei partiti’

Sindaco Zambuto

Ebbene sì, sono già passati dieci anni da quella incredibile campagna elettorale del 2007, una delle più accese vissute in città e capace di insidiare, in questa speciale classifica, quella del duello Arnone – Sodano del 1993; Agrigento non era riuscita a digerire l’impostazione amministrativa trainata da una coalizione molto forte ma da un Sindaco molto debole e così, già sul finire del 2006, l’uscente Aldo Piazza aveva annunciato la sua intenzione di non candidarsi per un secondo mandato e, del resto, anche i partiti che lo sostenevano (a partire dal gruppo locale di Forza Italia trainato dall’ancora ‘semplice’ deputato Angelino Alfano) non sembravano così decisi a ripresentare un primo cittadino famoso, soprattutto, per essersi nascosto sotto la propria scrivania alla vista di un inviato de Le Iene.

Senza il Sindaco uscente in corsa, restava quindi ‘vacante’ la leadership di una coalizione che nel novembre 2001 ha sfiorato l’80% dei consensi, tanto aveva preso Aldo Piazza in quelle elezioni comunali; ad Agrigento quella ‘vacatio‘ apriva uno scontro tutto interno al centro – destra, il quale localmente rifletteva il duello a Palermo tra l’allora presidente della Regione, Totò Cuffaro, ed il futuro suo successore, Raffaele Lombardo. Posto che Forza Italia aveva già la presidenza della Provincia con Fontana e che, dopo il ‘turno’ di Aldo Piazza, aveva poche chance di esprimere un proprio candidato, la guida della coalizione spettava all’UDC di Cuffaro od all’MPA di Lombardo; in questo contesto però, nell’aprile del 2007, sulla politica agrigentina piombava un autentico ‘terremoto’ mediatico: l’allora segretario provinciale dell’UDC, Marco Zambuto, annunciava la fuoriuscita dal partito e la decisione di candidarsi a Sindaco con delle liste civiche.

In un’epoca dove alle amministrative i partiti ormai nascondono i simboli, una cosa del genere oggi appare quasi normale ma, dieci anni fa, a livello mediatico l’effetto dato dall’annuncio di Zambuto ha ‘rimescolato’ le carte in tavola aprendo quella competizione elettorale a tanti possibili ed imprevedibili scenari; ma è stata soprattutto una frase a rendere quella candidatura molto forte: “La città al di sopra dei partiti“. Sapendo poi come sono andate le cose, un motto del genere appare molto simile ad una barzelletta ma c’è da ammettere che Zambuto, o chi ne curava la campagna elettorale, ha saputo guardare molto lontano: una frase del genere, che è andata ad intercettare il malumore dei cittadini nei confronti dei partiti quando ancora Grillo era solo un comico ed il prima ‘Vaffa Day’ ancora era in fase organizzativa, è da oscar della politica, su questo c’è poco da dire. Affiancato da Piero Luparello, anch’egli fuoriuscito dall’UDC,e con il farmacista Minacori tra gli assessori designati, Zambuto è riuscito in questo modo a vincere quelle elezioni: ‘città al di sopra dei partiti‘, per l’appunto, e ‘coraggio di cambiare‘, due motti che hanno anticipato a livello locale di anni quanto poi accaduto a livello nazionale. Due motti però, ben presto poi rivelatisi privi di contenuti politici; la storia amministrativa di Zambuto finirà nel giugno del 2014 a causa di una condanna in primo grado su vicende inerenti la sponsorizzazione di una Sagra, condanna, ad onor di cronaca, tolta in secondo grado con l’ex Sindaco uscito poi assolto da quel processo. Nel mezzo, in quei sette anni, tanti rimpasti di giunta successivi ai tanti annunci di cambi di partito (già nel 2008, dopo essere stato supportato da liste civiche collegabili al centro – sinistra, è arrivato il passaggio alla corrente alfaniana dell’allora PDL) ed una rielezione nel 2012 avvenuta (stavolta con l’UDC) con gli agrigentini che in massa si son turati il naso pur di non votare un Salvatore Pennica, suo rivale al ballottaggio, che non era riuscito a convincere l’elettorato. Per chi, come il sottoscritto, durante gli anni della sua sindacatura iniziava a prender confidenza con il mestiere di giornalista, le sue conferenze stampa erano una manna, perchè bastava riprendere sue precedenti dichiarazioni e cambiar la data per scrivere gli articoli in quanto in fin dei conti, le frasi erano sempre quelle: ‘Ho ereditato una città con una montagna di debiti‘, ‘Abbiamo risanato i conti, da oggi inizia una fase due‘, ‘La deputazione regionale e nazionale dov’è?’ Ma questo dà l’idea di come, ad Agrigento e tra gli agrigentini, è stata percepita la sua amministrazione.

Certo, nessuno si stropiccerà gli occhi dalla sorpresa se alle prossime regionali o nazionali, eventualmente, il nome di Zambuto apparirà in una lista, pur tuttavia come detto la ‘non primavera’ dell’ex Sindaco è terminata nel 2014 e dunque, per esaminare come la città è cambiata (se è cambiata) a dieci anni da quella tumultuosa campagna elettorale bisogna andare oltre il semplice giudizio ai sette anni di sua amministrazione. Rispetto alla primavera (stagionale, non politica) del 2007, Agrigento qualche mutamento l’ha subito in seno alla sua società: chi era ragazzino all’epoca, oggi è uno studente fuori sede, chi aveva 18 anni all’epoca, oggi probabilmente ha terminato gli studi fuori sede e si è aperto qualche B&B. Il tutto, per dire che la città, da qualsiasi prospettiva venga osservata, appare attraversata da un senso di rassegnazione verso le reali potenzialità della classe politica che porta sia elementi negativi che positivi; da un lato infatti, Agrigento è entrata in una fase di sterile dibattito politico, non sembrano esserci forze radicate sul territorio in grado di alimentare discussioni o di ‘scaldare’ l’elettorato. Al di là di un consiglio comunale assolutamente inadeguato, dove mancano figure in grado di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, politicamente la città appare spenta, con la gente che fatica a mantenere viva la concentrazione su quanto accade all’interno di Palazzo dei Giganti e non solo; mancano i giovani, ma mancano anche coloro che hanno qualche annetto in più, coloro che provengono dai tempi in cui vi era l’entusiasmo di aprire un banchetto a Porta di Ponte per promuovere dibattiti o raccolte di firme per tematiche inerenti il territorio.

Al tempo stesso però, ed è qui l’elemento positivo, questa indifferenza verso la politica non si traduce per forza in indifferenza verso la città; c’è una parte di Agrigento che, a dieci anni dal motto ‘La città al di sopra dei partiti’, sembra aver compreso finalmente che si può fare a meno dei partiti. Esistono associazioni, enti, giovani e quant’altro che hanno iniziato già da qualche anno  a non aspettare i tempi della politica e ad organizzare, in autonomia, eventi culturali e non solo, a volte anche di un certo richiamo turistico, così come sono in tanti ad aver investito nel centro storico per restaurare appartamenti ed aumentare l’offerta turistica della città. Agrigento quindi, nonostante tutto, è ancora viva e, forse, più matura anche se più povera ed un po’ più ‘svuotata’ a livello demografico; il ‘merito’ di quella falsa primavera politica, è stato proprio questo: far capire, ad una parte ancora minoritaria ma ugualmente significativa della città, che in politica non possono esistere primavere ed è meglio non illudersi più. Solo così il territorio potrà finalmente riprendersi ciò che è suo: la strada da fare è ancora lunga e tutta in salita ma, anche in questa Agrigento più povera ed apparentemente più ‘floscia’, qualche barlume di speranza, grazie al lavoro di alcuni privati, inizia ad intravedersi.

Mauro Indelicato 

 

 

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