GIO, 14 DICEMBRE 2017

La lezione di Lampedusa

Raccontare un'isola senza partire dal punto di vista dei suoi abitanti, è stato un errore da cui tanto i media quanto la politica devono imparare (scorri per leggere il resto)
La lezione di Lampedusa

Giusi Nicolini

In barba alle sfide che hanno contrassegnato molte città importanti, alcune delle quali (come Genova e Palermo) capoluoghi di regione con caratteristiche di vera e propria metropoli, i fari a 24 ore dalle elezioni amministrative sembrano essere puntati su quanto avvenuto in un comune di settemila anime in provincia di Agrigento: il riferimento è all’isola di Lampedusa, che amministrativamente forma un unico comune con Linosa e l’isolotto disabitato di Lampione, da cui è uscito uno dei risultati più clamorosi che ha visto la sconfitta di Giusi Nicolini.

Non è un fatto di poco conto all’interno del contesto mediatico nazionale: la bocciatura ad opera dell’elettorato lampedusano e linosano della Nicolini è stata avvertita quasi come uno shock sia dai responsabili del suo partito, prossimi a promuovere l’oramai ex primo cittadino all’interno della segreteria nazionale del PD, sia dagli avversari. In effetti, specialmente dopo il 2013, la situazione a Lampedusa è sempre stata descritta seguendo un determinato filone narrativo in cui la più grande delle Pelagie è stata vista come principale esempio di accoglienza dei migranti e di gestione di un’emergenza che, specie dopo lo scoppio delle primavere arabe, ha fatto dell’isola un vero e proprio scoglio d’approdo al centro del Mediterraneo.

In questo contesto, l’amministrazione Nicolini è diventata un modello e la stessa ex prima cittadina è stata elevata a massima rappresentante di un siffatto successo; ma è qui che, in qualche modo, è scattato il cortocircuito mediatico che ha portato poi alla meraviglia di molti per il mancato rinnovo del mandato della Nicolini e che, in queste ore, sta contribuendo ad una discussione di rango nazionale: i riflettori dei media hanno illuminato solo una parte di Lampedusa e, cosa ancor più importante, solo un pezzo di tutte le principali problematiche lampedusane. La questione su cui bisogna riflettere è proprio questa: negli ultimi cinque anni dell’isola si è parlato partendo da una prospettiva non isolana, guardando Lampedusa con gli occhi di chi giungeva nella più grande delle Pelagie in gommone dall’Africa o in aereo dal nord Italia; è chiaro che, per chi abita lontano dall’isola, il problema principale risulta essere quello della gestione dell’immigrazione, ma gran parte dei media si è dimenticata che tra Lampedusa e Linosa vivono per 365 giorni all’anno circa settemila abitanti con i loro problemi, le proprie aspettative e le varie tematiche che ogni comunità porta dentro di sé.

Si guardi ad esempio al risultato di una rivale storica della Nicolini, ossia l’ex senatrice leghista Angela Maraventano: l’esponente del carroccio, prima parlamentare dell’isola e salita alla ribalta negli anni passati per aver proposto di far transitare Lampedusa dalla provincia di Agrigento a quella di Bergamo, è da sempre contro qualsiasi politica sull’immigrazione che verta sull’accoglienza e sull’ingresso nell’isola dei barconi della speranza. Ebbene, la Maraventano ha ottenuto appena il 6% dei consensi: in poche parole, i lampedusani non hanno premiato né una gestione considerata esemplare dell’immigrazione, né un programma posto all’estremo opposto su questa tematica; a differenza quindi di quanto si possa pensare nel resto del paese, ai cittadini del più meridionale comune italiano semplicemente il tema sui migranti interessa sì, ma fino ad un certo punto. Evidentemente, nel pieno del loro diritto e della loro libertà di scelta, gli elettori delle Pelagie hanno preferito concentrarsi su altri temi e su altre problematiche nascoste però dai fari puntati esclusivamente in questi anni sulla Nicolini e sul molo Favarolo (lì dove vengono soccorsi i migranti sbarcati): dalla pesca al commercio, dal turismo alla necessità di crescita del locale aeroporto di cala Francese, Lampedusa ha molti temi che vertono sulle scelte decisive per il proprio futuro ed è sulla base di queste che il suo elettorato ha deciso.

La ‘lezione’ inferta direttamente od indirettamente dagli elettori lampedusani è tanto politica quanto mediatica ed è valevole anche per altri contesti: un territorio non va mai giudicato dall’alto, né guardato secondo soltanto i propri occhi anche se esso appare profondamente periferico; ogni comunità ha i suoi umori, le sue dinamiche interne e le sue discussioni indipendentemente dalla direzione verso cui risultano puntati i fari delle principali tv. Si è preferito da più parti idealizzare Giusi Nicolini, conferirle premi ed assegnarle titoli senza però prima valutare l’effettiva presa del suo operato sul territorio; una montatura tanto mediatica quanto politica, oggi uscita allo scoperto e che merita molto più di una semplice riflessione. L’articolo, si badi bene, non mira ad esprimere giudizi sull’amministrazione Nicolini visto che, per diritto, essi sono spettati domenica agli elettori; l’argomento di fondo, riguarda invece l’atteggiamento mediatico e politico su Lampedusa, tirata spesso negli anni fuori dal cilindro soltanto per assecondare una narrazione volta a fare dell’isola una cartina di tornasole dell’Italia su un problema, sentito e diffuso, quale quello inerente l’immigrazione.

Poco o nulla, in tutto questo, hanno contato le istanze e le dinamiche interne alla comunità dell’isola che, oggi, da alcuni viene quasi scaricata ed accusata di non essere più ‘modello’ da seguire; su La Stampa, ad esempio, è uscito un articolo in cui si è fatto riferimento ad una certa ‘invidia (da parte degli elettori dell’isola) per tanta popolarità del primo cittadino’, mentre su altre parti non sono mancati riferimenti più o meno espliciti a ‘interessi toccati’ od a scelte di campo determinate dalla poca oculatezza degli elettori. Ma la realtà è un’altra: una comunità non può essere idealizzata e nemmeno tale sorte può toccare ad un Sindaco pro – tempore; Lampedusa è composta da un’opinione pubblica che, come ogni altra, non solo prende autonomamente le proprie decisioni ma ha anche il diritto di farlo. Se la Nicolini verrà rimpianta, fra cinque anni verrà certamente rivotata, diversamente si continuerà con il nuovo primo cittadino: sono affari dei lampedusani i quali, con queste consultazioni, hanno espresso la sacrosanta pretesa di essere ascoltati anche a costo di interrompere con il proprio voto la fiction andata avanti in questi ultimi anni.

Mauro Indelicato 

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