GIO, 19 OTTOBRE 2017

La fabbrica del ciarpame

A proposito delle recenti polemiche sul Ferragosto in spiaggia ad Agrigento (scorri per leggere il resto)
La fabbrica del ciarpame

spiaggia san Leone

Un piccolo fuoco acceso con un po’ di legna sulla sabbia, qualche chitarra ed un gruppo di amici riunito fino a tarda notte: sono queste le origini del ‘ferragosto in spiaggia’ ad Agrigento, è da quelle serate passate in compagnia che ha poi preso piede la tradizione di riunirsi tra il 14 ed il 15 di agosto lungo gli arenili del nostro territorio; San Leone, da piccolo villaggio di pescatori sede di una colonia estiva già dagli anni 30, negli anni 60 è diventato il quartiere vacanziero per eccellenza della città dei templi, con il centro storico letteralmente svuotato durante la bella stagione visto che le famiglie di ogni estrazione sociale erano capaci di potersi permettere almeno un piccolo locale in affitto a ridosso di un Lungomare da dove, ancora per qualche anno, era possibile vedere il Mediterraneo senza sporgersi da ringhiere verdi arrugginite o muretti di cemento armato.

E così, quando non vi era la presenza dei ‘social’ e quando i ritmi della frazione balneare erano squisitamente pigri e ben orientati dalla calura estiva che rendeva quasi impossibile ogni attività umana fino alle 19:00 (oggi, pur con +45 gradi, per qualche motivo si corre tra locali e spiagge con la stessa frenesia degli appuntamenti di lavoro), uno dei pochi modi di passare il tempo era proprio quello di andare in spiaggia la sera: tra falò, umidi teli da mare ed incessante rumore delle onde, si è svolta la vita di intere generazioni di agrigentini tra gli anni 70 e 90; come detto, è da qui che è nata la tradizione del ferragosto in spiaggia che, nei vari periodi che si sono via via succeduti, è diventata sempre più popolare ed estesa anche alle cittadine limitrofe. Notte di follia per alcuni, semplice notte di spensieratezza per altri, l’unica cosa su cui è stato possibile concordare negli anni è il fatto che, nel bene o nel male, questa tradizione è indubbiamente discutibile ma non per questo da condannare in toto: forse in parte è sfuggita di mano, specie quando alcune comitive decidono di trasformare la spiaggia in una sorta di accampamento fortificato in grado di resistere anche all’invasione alleata del 1943 tra gazebo e tendoni pieni di ogni elemento commestibile in natura, dall’altra parte però attorno al falò ferragostano si è sviluppata una parte importante della vita sociale di Agrigento e della sua provincia, uno dei pochi momenti in cui questa città, spesso così disgregata e con una società dove la diffidenza reciproca è tra le sue principali caratteristiche, ha avuto la possibilità di ritrovare un momento di comunità.

E’ triste constatare come oggi il ferragosto è solo occasione di mera bagarre politica, la quale nulla ha a che vedere né con la difesa delle spiagge e né con i problemi reali che investono San Leone e l’intera città di Agrigento; la nostra redazione, in questi giorni fatti di feroci dibattiti su Facebook e di foto e video ‘svolazzanti’ prima e dopo Ferragosto, non ha voluto né raccontare quanto si stava affermando in giro e né partecipare ai duelli rusticani (ma virtuali, ovviamente) in merito l’opportunità o meno di vietare la tradizione o di aumentare i controlli: da un lato, vi era la consapevolezza della sterilità della discussione, dall’altro la speranza vana che proprio tale sterilità potesse in qualche modo portare ad una prematura fine di dibattiti e scontri ‘social’ evitando alla città indecorosi spettacoli poveri di contenuti e ricchi di ciarpame intellettuale.

Questo 16 di agosto è una sorta di ‘day after’, che ad Agrigento si traduce in una semplice sospensione dei litigi e nel rinvio di 365 giorni della problematica e sta proprio qui la pochezza sopra accennata attorno alla quale ha ruotato l’attenzione di un’intera città a poche ore dal ferragosto: alle nostre latitudini, le discussioni sembrano infatti standardizzate seguendo un preciso calendario, partendo dall’opportunità o meno di organizzare la Sagra del Mandorlo a febbraio od a marzo, passando per la scissione tra favorevoli e contrari ai botti di San Calogero a luglio ed arrivando quindi ai litigi sul ferragosto subito dopo la ‘new entry’ degli ultimi anni rappresentata dalla polemica attorno il ‘Google Camp’. Urla, spintoni, litigi, parole pesanti, video, foto, droni, deduzioni e controdeduzioni, ci si azzanna con la complicità del ‘protagonismo a tutti i costi’ amplificato grazie all’ausilio di Facebook (ed è forse per questo che Zuckerberg con i soci di Google scelgono Agrigento per le loro mega cene estive, con la nostra città che in tal senso rappresenta un esperimento sociale con pochi eguali nel mondo), per poi non solo non risolvere nulla e rinviare all’anno successivo la rissa mediatica, ma anche non centrare nemmeno minimamente il vero perno del problema.

Alzi infatti la mano chi, alla fine, ha capito qual è stata la vera questione di fondo sul ferragosto agrigentino: c’è chi ha parlato del decoro delle spiagge, da un lato, chi dell’opportunità di lasciare sprazzi di divertimento ai ragazzi dall’altro, ma a voler essere pignoli le tematiche argomentate hanno origine ben più radicata e profonda delle ore passate sugli arenili a cavallo tra il 14 ed il 15 di agosto; quella del ferragosto, come detto ad inizio articolo, rimane una semplice tradizione originata dalle abitudini di una San Leone che iniziava ad essere nodo focale della vita estiva agrigentina e, come tale, piuttosto che dividersi e far dividere sarebbe più opportuno organizzarsi per tempo al fine di regolare al meglio le attività dei numerosi ragazzi che anche nel 2018 e negli anni a venire vorranno trascorrere lì la serata più caratteristica dell’estate.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur‘, a Roma si discute mentre la città di Sagunto viene espugnata; è una delle frasi più celebri delle storie di Tito Livio, oggi entrata nell’immaginario comune per indicare le discussioni futili mentre un problema più grave rischia di diventare irreversibile: oggi ad Agrigento si discute sul decoro delle spiagge e sul divertimento per i giovani durante le ore del ferragosto quando, di fatto, le spiagge rischiano di sparire a causa dell’erosione che imperversa da più di un decennio ed i giovani uno dopo l’altro vanno via da questa città. Ma tant’è: il ferragosto è passato, ancora qualche ora e nessuno parlerà più di questa festa per almeno undici mesi ed all’interno dell’opinione pubblica cittadina avanzerà un’altra tematica ed un’altra problematica in cui ognuno sui social inizierà a dire la propria e ad accapigliarsi senza arrivare al nocciolo della questione; finita la festa, avanti con altre poco utili discussioni, ad Agrigento e provincia l’unica fabbrica che non rischia la chiusura (e che non si ferma, per l’appunto, nemmeno per ferragosto) è quella del ciarpame.

Tra cemento ed espansione incontrollata del centro abitato, San Leone ha perso già da anni la sua anima con le sue dune ed i suoi boschi inghiottiti da una modernità che ne ha modificato anche la società, con i suoi aspetti squisitamente spensierati tranciati da un modo di vivere la frazione sempre più frenetico e sempre meno agrigentino: tra una discussione ed un’altra, il rischio è che in futuro della stessa intera San Leone, delle sue spiagge e della sua ‘vita’ non resti che un lontano e nostalgico ricordo  da affidare a cartoline e foto d’archivio.

Mauro Indelicato

 

One thought on “La fabbrica del ciarpame”

peppe

16 agosto 2017

faccio notare che fino a qualche anno fa a s.leone c'era tanta gente che non si poteva camminare al lungomare, mentre in auto le file erano di ore. oggi molte meno presenze

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