MER, 24 LUGLIO 2019

Mafia. Processo Vultur: a fuoco auto di testimone. Solidarietà dalla società civile

A riportare la notizia dell'incendio avvenuto mercoledì scorso l'edizione odierna del quotidiano "La Sicilia". Attorno ai testimoni si stringe la società civile. (scorri per leggere il resto)
Mafia. Processo Vultur: a fuoco auto di testimone. Solidarietà dalla società civile

Il quotidiano catanese “La Sicilia” ne ha dato notizia oggi: l’auto di uno dei testimoni chiave del processo Vultur è andata a fuoco lo scorso 4 ottobre. Si tratta dell’ennesimo veicolo in fiamme facente riferimento alle stesse persone.

Un fatto gravissimo, qualora venisse confermata la matrice dolosa, che ha suscitato reazioni forti nel mondo dell’associazionismo antiracket e non solo.

“FAI Antiracket Agrigento (associazione antiracket costituitasi parte civile nel processo, congiuntamente alla federazione nazionale, ndr) esprime la massima vicinanza ai testimoni del processo cosiddetto “Vultur” in relazione ai recenti atti intimidatori subiti. Condanna incondizionata verso il subdolo tentativo di pochi di sovvertire l’ordine dello Stato che altro non fa se non sensibilizzare ulteriormente la società civile avvicinandola, se possibile ancor di più, a chi ha scelto la linea della legalità. Anche in questa circostanza siamo certi le Forze di Polizia sapranno comprendere e agire per assicurare normalità”, conclude la nota dell’associazione.

A supporto anche anche Confindustria ed Ance Agrigento: “Le intimidazioni non possono sovvertire le regole dello Stato e non scoraggiano chi ha scelto la strada della normalità ed è determinato ad andare fino in fondo e a non lasciarsi condizionare.” – le delegazioni di Sicindustria Agrigento e Ance Agrigento commentano così l’atto intimidatorio nei confronti dell’imprenditore di Camastra che ha testimoniato nel processo Vultur – “Condividiamo la presa di posizione di FAI Agrigento,– aggiungono Sicindustria e Ance Agrigento che ha voluto sottolineare come simili condotte da parte di chi è contro lo Stato producono un solo effetto: avvicinare ancor più le vittime alla legalità, consapevoli di trovare nelle Istituzioni tutto il supporto di cui necessitano”.

Il processo vede alla sbarra degli imputati alcuni esponenti della presunta famiglia mafiosa di Camastra, i Meli, oltre ad alcuni presunti sodali locali ed al canicattinese Di Caro.

 

(immagine di archivio)

Redazione

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