MAR, 21 NOVEMBRE 2017

Non si potrebbe chiudere qui la campagna elettorale?

Campagna elettorale sterile e quasi inutile, forse sarebbe meglio far calare qui il sipario: del resto, su programmi e quant'altro c'è poco da dire e da sottolineare e la maggior parte degli elettori, il prossimo 5 novembre, non andrà nemmeno alle urne (scorri per leggere il resto)
Non si potrebbe chiudere qui la campagna elettorale?

C’è un elemento positivo di questa campagna elettorale per le regionali 2017 ed esso è l’unico fino ad oggi rintracciabile: è la fine della farsa, la fine della propaganda e del teatro. Finalmente tutto viene svolto in un clima di tetra e cupa verità: a nessuno interessa ciò che dicono i politici ed ai politici non interessa parlare di programmi e quant’altro; si accenna soltanto a poltrone, scontri personali e non c’è uno straccio di idea su concreti progetti futuri per l’isola.

La politica è il ramo dell’industria militare americana dedicata all’intrattenimento“: a dirlo, oltreoceano circa mezzo secolo fa, è stato il compositore e chitarrista Frank Zappa; una frase, quella pronunciata da uno che peraltro conosceva in parte il nostro mondo essendo figlio di un perito industriale nato a Partinico ed emigrato negli USA, che è valevole anche per la Sicilia lì dove la politica altro che non è che mero intrattenimento, mero passatempo ad uso e consumo degli elettori volto a far guadagnare prestigio personale o di casato all’onorevole di turno, proseguendo sulla scia mai del tutto esaurita dei vicereami spagnoli che, perlomeno, qualcosa di buono e qualche segno del loro passaggio nell’isola l’hanno lasciato.

Ma oggi questo spettacolo non ha spettatori: a nessuno importa cosa si dice e nessuno, dal palco, parla più di programmi; è superfluo, è banale, almeno adesso è possibile dire la verità e cioè che l’unica cosa che si vuole ottenere è il seggio a Palermo e la ‘stabilità’ al governo. In parole povere, il voto non lo si chiede più in nome di qualche termine escogitato da qualche stratega della comunicazione (nel 2008 gli autonomisti avevano tirato fuori  la ‘fiscalità di vantaggio’, nel 2012 Crocetta la sua ‘rivoluzione’), ma per dire semplicemente all’elettore che dentro Palazzo dei Normanni serve stabilità, serve tranquillità e serve mandare dunque chi già ha una più che superficiale conoscenza di quelle stanze passate, nel giro di meno di un millennio, dall’ospitare la residenza imperiale di Federico II ad essere la sede di una Regione sempre più siciliana e sempre meno dei siciliani.

Sì perchè di siciliani, in queste elezioni, non c’è davvero ombra: l’ultimo sondaggio afferma che il 54% degli elettori non andrà a votare; forse la percentuale rilevata dalle proiezioni non è esatta, di sicuro non è esatto dire che più della metà dei siciliani resterà a casa nel giorno delle elezioni visto che, oramai, in Sicilia sono rimasti davvero in pochi. All’interno di quel 54%, devono essere compresi migliaia di cittadini che abitano fuori, che studiano fuori, che sono andati via o per necessità o per mera voglia di farsi immortalare con l’aperitivo in mano in qualche capitale europea, così come bisogna includere chi è rimasto sull’isola ma non avrà i soldi per mettere la benzina e recarsi al seggio; di sicuro c’è che alla maggioranza dei siciliani queste elezioni non interessano affatto, non c’è volontà di stare ad ascoltare, non c’è voglia di essere partecipi di uno spettacolo che non incanta più.

Nel 2012, almeno, c’era stato lo ‘tsunami tour’ di un Beppe Grillo sbarcato a nuoto a Messina e che è riuscito a riempire le piazze dell’isola; la crisi aveva iniziato a mordere sul serio la Sicilia e l’Italia, tanta gente ha cercato di ascoltare qualcosa di diverso od anche almeno di divertirsi un po’ sentendo il comico genovese, oggi nemmeno il Cinque Stelle riesce ad incantare più. Alternative non ce ne sono o comunque non vengono percepite dall’elettorato, che quindi nel frattempo in questi cinque anni ha fatto le valigie oppure si è completamente disinteressato alla politica; sbagliando forse, ma facendo un giro nei quartieri popolari delle città siciliane, in quelle vie dove spesso erbacce e cemento sembrano voler seppellire ogni traccia di speranza, viene difficile biasimare o criticare chi non ha proprio voluto conoscere nemmeno i nomi dei candidati.

E’ una politica che parla a sé stessa, che non può permettersi di far lezione di educazione civica a chi il mese nemmeno lo inizia; è una campagna elettorale asettica e sterile, senza persone in grado di suscitare entusiasmo e di orientare un voto di vera opinione visto che, di fatto, si voterà solo per protesta o per scegliere il male minore.

Ad Agrigento, come nelle altre province siciliane, la stragrande maggioranza dei candidati non ha cosa dire: non può snocciolare dati inerenti traguardi raggiunti per i propri territori, non può certo vantarsi di quanto effettuato fino ad oggi, non si può certo dire che la Sicilia odierna sia migliorata rispetto a qualche anno fa, così come vien difficile ai ‘nuovi’ candidati poter spiegare i motivi della discesa in campo senza fare a meno della retorica circa ‘i giovani ed il lavoro’.

Ed allora forse sarebbe anche il caso di chiudere qui la campagna elettorale: inutile spendere soldi in manifesti od impiegare tempo nella realizzazione di pagine social, nessuno slogan può in qualche modo suscitare curiosità in una Sicilia più povera, più sola, più abbandonata e più miseramente lasciata in uno stato di bisogno.

C’è un sistema amministrativo da portare avanti e qualcuno dovrà pur salire, anche se a votare andranno in pochi; ed allora, al netto dell’inutilità dell’attuale campagna elettorale ed al netto della necessità forse di chiudere il sipario, lo spettacolo dovrà andare avanti almeno fino al 5 novembre. La Sicilia lo guarderà con disincanto e con distacco, lo stesso che esiste tra una Regione aggrovigliata da giochi politici e da un’asfissiante burocrazia ed un’isola che, al contrario, appare in tal senso molto più avanti: non mancano i segnali di risveglio o di tenuta, a partire da un turismo in crescita e da un ‘brand’ Sicilia sempre più forte nel mondo che sta portando, a livello internazionale, al risveglio di una certa curiosità verso la nostra isola; così come, non mancano quei giovani che hanno deciso di rimanere puntando sull’innovazione di piccole e medie aziende o cercando di rimettere in sesto (come accaduto in parte anche ad Agrigento) vecchie abitazioni per adibirle a strutture ricettive.

Ma è questa, per l’appunto, una Sicilia che va avanti non senza difficoltà ma con un percorso autonomo rispetto a quello della Regione la quale, anche il giorno dopo le elezioni, avrà gli stessi vizi e difetti degli ultimi 70 anni; l’Italia guarderà la Sicilia, il prossimo 5 novembre, in quanto l’esito delle consultazioni porrà in essere un nuovo (ennesimo) laboratorio politico ma, dal canto suo, la Sicilia sarà invece distratta e concentrata su altro e, forse, tirerà in parte un sospiro di sollievo per la chiusura dei siparietti elettorali.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.