MAR, 21 NOVEMBRE 2017

Firetto citato dalla Corte dei Conti: quali le eventuali conseguenze politiche?

In caso di sentenza sfavorevole all'attuale primo cittadino, Lillo Firetto non decadrebbe dall'attuale incarico ma nel 2020 non si potrebbe più candidare per un secondo mandato (scorri per leggere il resto)
Firetto citato dalla Corte dei Conti: quali le eventuali conseguenze politiche?

Ha avuto tutto inizio nel 2015: i revisori dei conti di allora del comune di Porto Empedocle hanno inviato, presso la Corte dei Conti di Palermo, un esposto in cui veniva enunciato come una buona parte delle anticipazioni di cassa del 2014 sono state impiegate per la spesa corrente e non invece per il pagamento dei sospesi tra il 2012 ed il 2013.

Le anticipazioni di cassa, in particolare, erano state richieste proprio per la finalità di pagamento di debiti ‘certi ed esigibili’, pur tuttavia di quei quasi quattro milioni di Euro arrivati nelle casse empedocline almeno 2.900.000 Euro sono serviti al pagamento di stipendi e spesa ordinaria; da qui l’ipotesi di danno erariale compiuta da chi ha avallato questa tipologia di spesa.

L’aver utilizzato le somme delle anticipazioni di cassa per altre finalità, potrebbe inoltre anche aver contribuito al dissesto finanziario del comune empedoclino, riconosciuto ufficialmente circa un anno fa dopo la votazione in seno al consiglio comunale; nel 2014 il Sindaco di Porto Empedocle era Lillo Firetto ed è proprio l’attuale primo cittadino di Agrigento (dimessosi dal suo precedente incarico nel 2015 per candidarsi alla guida di Palazzo dei Giganti) ad essere stato citato dalla Corte dei Conti.

L’esposto sopra citato del 2015, è stato infatti vagliato e valutato dai magistrati contabili e per il prossimo 28 febbraio è stata fissata l’udienza in cui sarà emessa la sentenza; assieme a Firetto, ad essere stato citato dalla Corte dei Conti è anche Salvatore Alesci, all’epoca dirigente finanziario del comune di Porto Empedocle. Da un punto di vista economico, le conseguenze di un eventuale accertamento del danno erariale riguarda la restituzione di 2.904.386 Euro, di cui il 70% sarebbe a carico di Alesci ed il 30% invece a carico di Firetto.

Ma ciò che molti agrigentini oggi si chiedono è invece la conseguenza a livello politico di un’eventuale sentenza sfavorevole all’attuale Sindaco di Agrigento; in tal senso, c’è un passaggio del quarto comma dell’art. 248 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) che chiarisce ogni dubbio: “I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonchè di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono altresì ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale nè alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici”.

In poche parole, Lillo Firetto non potrebbe essere candidabile per dieci anni ma, essendo stato eletto nel 2015 Sindaco di Agrigento, non decadrebbe da tale incarico; le conseguenze politiche in pratica, si avrebbero soltanto alla fine dell’attuale mandato del primo cittadino: terminata cioè l’esperienza a palazzo dei Giganti nel 2020, scatterebbe l’incandidabilità dovuta dall’eventuale sentenza del prossimo 28 febbraio.

Nel caso in cui invece la Corte dei Conti assolve l’attuale Sindaco, Firetto potrebbe chiedere il risarcimento dei danni al comune di Porto Empedocle; se ad Agrigento si aspetta la sentenza per capire il futuro amministrativo della città, nella cittadina portuale invece il pronunciamento delle scorse ore scatena il dibattito politico attuale: per venerdì, l’attuale Sindaco Ida Carmina ha convocato una conferenza stampa per fare il punto della situazione.

Intanto Lillo Firetto si difende sulle colonne de La Sicilia: “Reputo l’azione della Procura della Corte dei Conti doverosa  – si legge virgolettato nell’articolo di Gioacchino Schicchi – Nella sede appropriata sarà offerta l’occasione per ogni chiarimento.”

“Nel 2014 – si legge ancora nelle dichiarazioni del primo cittadino – sulla base di normativa nazionale, il Comune da me amministrato (come la quasi totalità del Comuni italiani) ha formulato due richieste di anticipazione alla Cassa Depositi e Prestiti su proposta degli Uffici Finanziari, sussistendo tassi d’interesse particolarmente favorevoli per l’Ente e comunque inferiori rispetto a quelli delle tesorerie comunali.
Mi sono limitato a sottoscrivere, cosi come previsto dalla procedura, assieme al dirigente proponente, due richieste di anticipazione. La stipula dei relativi contratti e l’utilizzazione dei fondi è stata, come previsto per legge, esclusivamente gestita dagli uffici, che hanno poi proseguito nell’attività di liquidazione.
Tale attività, di competenza non del sindaco né di altro amministratore, è proseguita anche nei mesi successivi alle mie dimissioni.
Le contestazioni della Corte dei Conti attengono alle modalità concrete di impiego delle somme, rispetto alle quali il sindaco non ha nè può avere alcun ruolo.
Ciò che mi riguarda, è aver firmato, in qualità di rappresentante legale dell’Ente, il modulo prestampato della Cassa Depositi e Prestiti. Null’altro.
Tutte le relative risorse erogate, secondo la stessa prospettazione della Procura della Corte dei Conti, sono state in ogni caso, impiegate esclusivamente, da parte degli uffici finanziari, per fini propri dell’Ente con l’emanazione di regolari determinazioni dirigenziali e di liquidazione nell’ambito delle uscite previste nel bilancio.
E’ chiaro che l’intento dell’anticipazione, era di diminuire l’esposizione debitoria dell’Ente, finalità che, per sua definizione, non può in alcun modo essere causa del dissesto.
Nella sede appropriata sarà offerta l’occasione per ogni chiarimento.”

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