MAR, 21 NOVEMBRE 2017

Perchè prendersela con i tifosi dell’Akragas?

I tifosi hanno fatto il loro, esprimendo pacificamente il proprio dissenso ed il proprio disagio nel vedere chiuso lo stadio Esseneto (scorri per leggere il resto)
Perchè prendersela con i tifosi dell’Akragas?

Commenti stizziti, che vanno oltre la disapprovazione e che virano invece verso una vera e propria insofferenza nei confronti di una pacifica e tranquilla manifestazione svoltasi in via Atenea; sia prima che dopo il corteo dei tifosi dell’Akragas in centro, sui social è stato un diluvio di commenti negativi rivolti a coloro che, con striscioni e bandiere alla mano, hanno espresso una propria posizione su una determinata tematica che riguarda lo stadio Esseneto.

Certo, le sorti della squadra di calcio locale e della struttura che da più di 80 anni rappresenta il massimo punto di riferimento sportivo cittadino non saranno al primo posto tra le preoccupazioni dell’intera comunità, pur tuttavia è indecoroso ricucire sulla manifestazione di giovedì sera le solite frasi fatte che hanno come obiettivo quello di dimostrare come ‘ad Agrigento non cambierà mai nulla‘. Prima del sacco nel centro storico e della costruzione dei loculi di cemento armato alti tra i 10 ed i 15 piani negli anni 60, il cortile (anzi, “u curtugghiu”) era il luogo dove avveniva il confronto tra gli agrigentini e dove si svolgeva la vita sociale della città; poi a quelle viuzze arabe e normanne poste ai piedi della Cattedrale, si sono preferiti gli appartamenti nei nuovi palazzoni ed in periferia e tutti i vari pregi e difetti afferenti la vita da cortile sono usciti nuovamente con l’avvento di Facebook.

Ed è in questa sede virtuale che spesso l’agrigentino dà prova del suo carattere ancora fortemente ‘arrinanzato‘ e con facile tendenza alla lamentela gratuita; prendersela con i tifosi solo perchè hanno sfilato pacificamente in via Atenea, è opera estremamente paradossale ed indice di una città bloccata dentro quegli schemi mentali accentuatisi con l’avvento repentino della cultura pigra del posto fisso. I tifosi, nella fattispecie, sono persone che ogni domenica mettono mani al proprio portafoglio per seguire la propria squadra che, da più di sessant’anni, rappresenta i colori della nostra città in Sicilia ed in Italia; per loro, vedere l’Esseneto con i cancelli sbarrati equivale ad un pugno sferrato alla propria identità ed alla propria storia e dunque i supporters non hanno fatto altro che gridare pacificamente il proprio disaccordo con questa situazione.

Gli agrigentini scendono in piazza solo quando c’è il calcio di mezzo‘, è una delle frasi fatte più ricorrenti in queste ore; la prospettiva in realtà è diversa: in piazza giovedì sera non c’erano gli agrigentini, bensì i tifosi dell’Akragas e questa è un’importante e significativa differenza. I tifosi hanno fatto il loro, portando gli striscioni in via Atenea, gli agrigentini hanno continuato invece a fare quello che al momento riesce loro meglio, ossia rimanere seduti nelle proprie poltrone e da lì ergersi a giustizieri e paladini della moralità e dell’etica in città.

Ai tifosi anzi bisogna esprimere un sentito ringraziamento, perchè sono gli unici ad aver intonato slogan contro l’intera classe politica in via Atenea e nel cuore di una campagna elettorale: in una città dove abbonda il silenzio quando le mura iniziano ad essere tappezzate di faccioni e sigle politiche e dove il politicamente corretto stringe in una morsa l’intera società civile quando vengono piazzate le urne nelle scuole, gli unici a rompere questa coltre fredda e timorosa sono stati proprio i tifosi.

Ed eccolo il carattere ‘arrinanzato’ che esce fuori: seduto in qualche convention elettorale o seduto a casa propria, “l’agrigentino facebookiano” ha timbrato la propria ennesima e mai chiesta sentenza, ‘schifiando’ quasi coloro che hanno sacrificato parte del proprio pomeriggio per preparare un pacifico corteo di protesta. I tifosi hanno portato in piazza striscioni contenenti scritte che la stragrande maggioranza degli agrigentini riserva ai politici soltanto dietro l’anonimato di una tastiera; si può essere d’accordo o meno con il merito della protesta dei fans dell’Akragas, ma almeno ad un disagio da loro avvertito come importante è conseguita un’azione volta a portare fin dinnanzi le sedi istituzionali le proprie rimostranze.

Il problema di Agrigento rimane dunque sempre lo stesso: non si riesce mai a creare una comunità e, di conseguenza, ad essere frazionati e divisi sono anche i problemi che affliggono la città: nella fattispecie, lo stadio è un problema solo dei tifosi e non invece di un intero capoluogo di provincia che sta rimediando una grave figuraccia a livello nazionale in quanto non riesce nemmeno a garantire un’adeguata struttura per giocare a calcio; allo stesso modo, il problema dell’acqua è solo di chi non ha la vasca, quello del lavoro è solo di chi non ha il lavoro, quello della povertà è affare attinente ai poveri disgraziati che vivono in periferia. Non c’è comunità, non c’è una vera e propria opinione pubblica: tutto qui si fraziona, si spezzetta e poi, paradossalmente, si giudica mentre si è comodamente seduti a casa propria.

One thought on “Perchè prendersela con i tifosi dell’Akragas?”

giulio piscopo

27 ottobre 2017

Ottimo articolo

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