MAR, 21 NOVEMBRE 2017

Il vero nemico ‘impresentabile’ è la disuguaglianza sociale

Si parla di impresentabili, ma nessun cenno al dato che mostra come il 40% della popolazione siciliana rischia di cadere in povertà: il voto libero resterà una chimera lì dove le disuguaglianze saranno destinate a crescere (scorri per leggere il resto)
Il vero nemico ‘impresentabile’ è la disuguaglianza sociale

Parlare di quanto emerge in superficie, per nascondere i reali problemi che stanno alla base di una determinata tematica: è un trucco, questo, mai passato di moda e che, oltre ad essere vecchio di diversi secoli, viene spesso praticato anche in buona fede.

Le polemiche sugli impresentabili, in tal senso, rappresentano un importante emblema di tutto ciò: si scrive, si parla e si urla sulla composizione di alcune delle liste che hanno partecipato alle recenti regionali, con un importante aumento del clamore dopo l’arresto del neo deputato Cateno De Luca e l’inchiesta sui presunti voti comprati a 25 Euro l’uno da Edy Tamajo, ma nei fatti tanto nei media quanto nei vari partiti non sembra esserci traccia di una reale volontà di rintracciare il nocciolo del problema, risiedente più all’interno della sfera politica che di quella giudiziaria.

Da più parti politiche e da più parti d’Italia, è piombata sia prima che dopo l’appuntamento elettorale siciliano la scure di chi, vuoi per abitudine o vuoi per mancanza di argomentazioni politiche, incarica della responsabilità di scelta dei rappresentanti appartenente agli elettori (e soltanto ad essi) la giustizia; è sempre bene, per carità, evidenziare la presenza di figure non certo propositive per la Sicilia all’interno delle liste, pur tuttavia rappresentare questo problema proponendo una dicotomia prettamente giudiziaria tra ‘presentabili’ ed ‘impresentabili’ non appare la vera soluzione.

In primo luogo, in uno Stato di diritto quale il nostro, a parlare deve essere soltanto la legge: se Cateno De Luca e gli altri cosiddetti impresentabili sono stati inseriti nelle liste, vuol dire che nessuna norma lo ha vietato e dunque tali soggetti erano perfettamente ‘presentabili’; la valutazione sulla presentabilità è affidata unicamente alla legge per cui, ad esempio, per le sue note vicende giudiziarie l’ex presidente Salvatore Cuffaro non è più candidabile, chi è stato inserito in lista invece evidentemente lo è. Ecco perchè il nodo è soprattutto politico, prima ancora che legato ad inchieste e processi riguardanti soggetti presunti innocenti prima di qualsiasi condanna: posto che, se secondo la legge si è candidabili allora è nel proprio diritto partecipare alla competizione elettorale, il giudizio a quel punto spetta unicamente agli elettori prima ancora che a segretari e rappresentanti dei vari partiti; ma anche in questo contesto, la reazione al voto di domenica è apparsa banale se non superficiale da più parti.

Si è voluta infatti porre la questione del problema, abbastanza serio, di una continua riconferma di una classe politica che non ha certo brillato per risultati conseguiti a livello economico e sociale, ma lo si è fatto confinando il tutto a riferimenti meramente giudiziari ed a dita puntate contro elettori assenti dal voto o ‘complici’ con le loro preferenze di chi, da tanti anni oramai, siede negli scranni più importanti della vita politica siciliana.

Ed è questo che, in sostanza, rischia di far allontanare il dibattito da una dimensione più reale e più vicina alla situazione economica e sociale della nostra isola: nessuno infatti sembra aver dimostrato la volontà di parlare di quel problema diffuso e sentito, che corrisponde al termine ‘disuguaglianza‘, che nei fatti è il vero nocciolo della questione.

Lì dove il divario tra ricchi e poveri è in aumento, non si può mai parlare di reale democrazia compiuta: puntare il dito, stando comodamente seduti in salotto e magari dietro lo schermo di un pc, è molto semplice ma per capire la natura del problema siciliano che riguarda l’astensionismo e le preferenze spesso date ‘ai soliti noti’, è bene farsi una passeggiata nelle strade di alcuni dei quartieri delle principali città dell’isola. A Giostra, in quel di Messina, così come al Librino a Catania, per non parlare di molte borgate palermitane fino ad arrivare, per quanto riguarda Agrigento, alle zone di periferia e ad alcuni rioni del centro storico, la povertà appare molto evidente e la disperazione in cui vivono molte famiglie sempre più lampante.

Secondo gli ultimi dati, il 40% dei siciliani sarebbe sulla soglia del rischio di povertà; lo stato di bisogno di molte famiglie, a cui manca anche l’acqua e che in alcuni casi la spesa la vedono soltanto quando vanno in appositi centri d’aiuto, rende migliaia di persone facilmente propense a legarsi a doppio filo con chi, quanto meno, può promettere qualcosa. Si è parlato anche, in questi giorni, di voto di scambio e di brogli elettorali ma, di fatto, il problema consiste più che altro nell’impossibilità di tagliare quei legami tra politica e stato di bisogno delle famiglie che rendono il voto poco libero; tale problema o non si è avuto, in questi giorni, possibilità di vederlo od alla base è mancata la volontà di affrontarlo.

Del resto, togliere intere fette di popolazione dallo stato di bisogno, in Sicilia come nel resto d’Italia, renderebbe a tanti la vita più difficile; esiste un problema giudiziario, esiste anche un problema legato alla discutibilità delle scelte compiute dagli elettori ma, alla base, esiste soprattutto un problema di ordine politico e sociale che impedisce a tanti di poter vivere una vita in Sicilia lontana dallo spettro di non arrivare nemmeno alla seconda settimana del mese.

Per togliere malaffare e ‘voti di convenienza’ all’interno delle aule dove si gestisce la vita amministrativa siciliana non servono soltanto le leggi; finché la società sarà sempre vicina alla sua implosione e fin quando migliaia di persone saranno impossibilitate ad avere l’opportunità di essere cittadini compiuti e realizzati, il ‘sistema Sicilia’ è desinato a rimanere tale e quale a quello visto e notato negli ultimi decenni. Finché si parlerà di ‘impresentabili’ e di ‘elettorato pecorone’, verrà scalfita soltanto la punta di un iceberg che sprofonda, per diversi metri, sotto la coltre della diffidenza tipicamente siciliana che porta, tra le altre cose, anche alla classica inconcludente retorica che contraddistingue, questa volta, non solo la nostra isola ma forse l’intera penisola a cui apparteniamo da più di 150 anni.

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