MAR, 12 DICEMBRE 2017

Presunzione d’innocenza, questa sconosciuta

Il caso di Fabrizio La Gaipa e quanto accaduto subito dopo la notizia del suo arresto all'interno del suo stesso movimento (scorri per leggere il resto)
Presunzione d’innocenza, questa sconosciuta

Se qualcuno crede ai complotti, quel qualcuno potrebbe anche arrivare a pensare che, in fondo, forse c’è qualche faida interna tra i grillini dietro la vicenda che ha comportato, nella giornata di lunedì, l’arresto ai domiciliari per Fabrizio La Gaipa. Questo non tanto perchè, come trapela nelle ultime ore, uno dei denuncianti è un ex dipendente dell’Hotel Costazzurra, gestito dai fratelli La Gaipa, con esplicite simpatie per il Movimento Cinque Stelle e con una storia anche di militanza all’interno del locale gruppo di attivisti, ma più che altro perchè lo stesso movimento guidato da Casaleggio pare aver subito scaricato l’imprenditore agrigentino ancor prima dell’interrogatorio di garanzia.

Dopo il clamore ed il risalto nazionale avuto da questa notizia, non si è perso tempo nell’isolare l’arrestato che pure, fino a domenica, era tra i principali attivisti di Agrigento peraltro molto impegnato nella recente campagna elettorale che, alla lista grillina, ha fruttato più di quattromila voti, forse anche essenziali per far scattare il secondo seggio nel nostro collegio; Fabrizio La Gaipa non è stato solo sospeso dal Movimento ma è stato etichettato anche come ‘mela marcia‘ anche dallo stesso Luigi Di Maio, candidato alla presidenza del consiglio per i grillini, il quale ha affermato direttamente da Washington dove è in visita che, di fatto, l’imprenditore non essendo stato eletto non rappresenta il M5S e che, soprattutto, ‘si è sospeso da solo dopo quello che ha fatto’.

La foga di coprire una falla comunicativa del grillismo, quella cioè basata sul concetto che ‘i vecchi partiti’ sono formati da ‘impresentabili e galeotti‘ (è una frase che Di Maio ha utilizzato, ad esempio, sul palco di piazza Cavour con riferimento alle liste di Musumeci durante la sua visita ad Agrigento), ha generato la fretta di gettare sabbia nella fossa scavata dalle indagini su La Gaipa e così, nel breve volgere di poche ore, un attivista che ha speso molto del suo tempo per la candidatura di Cancelleri e della propria dentro la lista a Cinque Stelle (e che, è bene ricordarlo, ha portato più di quattromila voti ai grillini nel nostro collegio), è improvvisamente diventato un ‘peso’ da gettar via, uno che non ha mai fatto parte del movimento e che nemmeno lo rappresenta.

Negli ambienti grillini, durante la giornata di ieri, sembravano esserci due tipi di reazioni: da un lato, gli attivisti a lui più vicini ad Agrigento che, con molto senso della logica e senza agire in base all’emozione del momento, hanno predicato calma anche sui social implorando anche l’accertamento dell’intera vicenda prima di agire; dall’altro però, c’è una buona fetta che in maniera frettolosa ha subito appoggiato la linea del ‘fuori la mela marcia’ decretata da Luigi Di Maio e dai vertici.

Una modalità, quella attuata dal Movimento Cinque Stelle, che non può passare inosservata: se da un lato infatti ogni partito, perchè di partito de facto si tratta, può intraprendere in tutta autonomia i procedimenti che ritiene maggiormente opportuni dopo una notizia inerente l’arresto del primo dei non eletti, dall’altro però il precedente innescato appare abbastanza pericoloso. In futuro, potrebbe bastare anche un piccolo pretesto per gettare via una persona non più utile ad una determinata causa; se l’arresto è una ‘misura cautelare’ e se, subito dopo, vi è un interrogatorio definito non a caso ‘di garanzia’, è proprio perchè nel nostro diritto sono state inserite norme volte a tutelare il sospettato e ad evitare che, nel caso in cui le accuse si rivelino false, la propria vita possa essere in qualche modo gravemente condizionata in negativo. Se passa l’idea che l’accusa diventa subito una verità assoluta, nessun cittadino, ad Agrigento come altrove, potrebbe più essere realmente tutelato; nella fattispecie, se Fabrizio La Gaipa è innocente in questo momento avremmo due famiglie (la sua e del fratello) ingiustamente distrutte, viceversa se i fatti di cui vengono accusati i due imprenditori sono reali ed hanno recato danni economici e psicologici ai lavoratori ed alle loro famiglie, allora è bene che paghino.

E’ un semplice ragionamento logico: c’è un’accusa, ci sarà un processo il quale accerterà la verità e, solo dopo, si trarranno le conseguenze tanto giudiziarie quanto, in questo caso, anche politiche; in un sistema, quale quello della fantomatica ‘Seconda Repubblica’, nato non da una reale volontà popolare ma dalle clamorose inchieste di Tangentopoli, la presunzione d’innocenza è paradossalmente tanto necessaria quanto sconosciuta. Non c’entra, in tutto questo, il garantismo ma semplicemente il buon senso, da ripristinare all’interno di tutti i partiti e di tutti gli schieramenti.

Quanto accaduto lunedì ad Agrigento, testimonia soltanto come infatti la politica deve appropriarsi nuovamente della politica: da destra a sinistra, dal centro ai grillini, tutti dovrebbero semplicemente dar priorità al rapporto con i cittadini ed a ricostruire un rapporto con l’elettorato che appare deteriorato quasi irrimediabilmente; diversamente, si farà soltanto a gara tra chi avrà più o meno indagati all’interno delle liste con, spesso, sentenze politiche volutamente già scritte prima degli interrogatori.

 

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