MAR, 12 DICEMBRE 2017

Niente agrigentini in giunta, in città nessuno sta piangendo

Agrigento senza rappresentanti dentro la giunta regionale: le segreterie locali mugugnano, ma per strada la gente non sembra poi nemmeno così delusa. (scorri per leggere il resto)
Niente agrigentini in giunta, in città nessuno sta piangendo

Sono due le certezze a poche ore dalla presentazione della giunta Musumeci: la prima è che non ci sono agrigentini in giunta, la seconda è che ad Agrigento i cittadini non stanno certo piangendo per questa circostanza.

Si è sempre detto, parlando nei bar, nelle piazze e, da qualche anno a questa parte, anche sui social che la nostra provincia vive con il perenne paradosso di aver fornito alla politica, regionale e nazionale, alcune delle più importanti cariche istituzionali senza che però, di fatto, questo si sia tradotto in un reale vantaggio per il territorio; adesso che non ci sono agrigentini tra gli assessori regionali, magari è la volta buona, per la provocazione insita nella legge naturale del contrappasso, che anche Agrigento viva una stagione migliore rispetto a quelle appena passate.

Dalla nostra città e dalla nostra provincia, sono usciti soltanto negli ultimi 25 anni due presidenti della regione, una sfilza lunga di assessori regionali, per non parlare di deputati e persino Ministri della Repubblica; la pattuglia agrigentina tra Palermo e Roma è sempre stata folta e numerosa, eppure non c’è traccia di costante e premurosa attenzione verso le sorti economiche e sociali del nostro territorio.

Non che i politici delle altre province siano migliori o rappresentino una classe amministrativa degna del peso del governo della Sicilia, pur tuttavia dalle nostre parti chi ha assunto posizioni di primo piano nel governo della regione (e non solo) non è riuscito ad affrontare nemmeno il più basilare dei problemi; anzi, come già fatto notare dalla nostra testata nel mese di marzo, l’inaugurazione di 31 km di una strada a quattro corsie (peraltro con otto anni di ritardo) è stata fatta passare dall’attuale ministro degli Esteri, quell’Angelino Alfano la cui carriera politica è partita sotto la spinta dei voti nella nostra provincia, come ‘segno della presenza di tanti uomini politici che con onestà hanno calcato questo territorio’. Una frase che è apparsa quasi come la concessione di mera elemosina ad una città, come la nostra, in cui la Cattedrale è chiusa da sei anni, dove diverse strade risultano impraticabili, dove inoltre interi quartieri sono consegnati al degrado ed in cui molte famiglie sono, oramai da tempo, costrette a ricorrere alle premure di chi fa beneficenza per potere mangiare o pagare le bollette della luce (quelle dell’acqua sono altamente fuori portata ed il problema a volte non si pone nemmeno).

Si è parlato in campagna elettorale soltanto di inchieste, presentabili od impresentabili e di interi discorsi basati sulla fedina penale dei candidati; ma qui il problema è un altro e riguarda la mera conclamata incapacità della politica locale di essere adeguata al governo della nostra provincia: se è vero che spesso i politici sono espressione della consistenza della società di un determinato territorio, è anche vero però che non essere in grado di pianificare la risoluzione anche dei più basilari problemi è segno di scollegamento con la stessa società e con l’elettorato.

Niente agrigentini dunque a Palazzo d’Orleans e, di questo, in città e negli altri centri nessuno sembra dolersene; delle segreterie provinciali, dopo la formulazione dei nomi della giunta Musumeci, fuoriescono alcuni mugugni e mal di pancia, ma la scelta operata da chi ha avuto la responsabilità di formare la nuova squadra di governo a Palermo appare pure sensata sotto un profilo prettamente politico, visto che il voto degli agrigentini ha mandato a casa quasi tutti gli uscenti ed ha ridimensionato alcuni ‘big’ ed alcuni partiti. Evidentemente, ci si è accorti che la presa dei politici locali sul nostro territorio è adesso molto vicina allo zero e che, forse, nessuno ha il peso di poter portare le istanze agrigentine fin dentro Palazzo d’Orleans. C’è chi ha provato, forse cercando in qualche modo di smentire la non presenza di agrigentini, a presentare la cattolicese Mariella Ippolito come rappresentante della nostra provincia: neo assessore in quota Raffaele Lombardo, in realtà l’esponente della lista Popolari ed Autonomisti vive e lavora nel nisseno ed è proprio nel collegio nisseno che è risultata eletta lo scorso 5 novembre.

Per questo giro gli agrigentini rimangono a casa: nessuno si illude circa il fatto che molti di loro faranno un necessario e doveroso bagno d’umiltà, né che resteranno a lungo meritatamente senza incarichi vista la vicinanza delle elezioni nazionali, ma è anche vero (ed è questo che deve essere da tutti preso in considerazione per il futuro) che se dentro le segreterie si mugugna, per strada nessuno è intervenuto a difesa della classe politica locale, così come nessuno appare deluso per la scelta operata in seno alla nuova compagine di governo.

Forse alla fine il guadagno è per tutti: gli agrigentini eviteranno di sentirsi ulteriormente presi in giro per qualche anno, i politici rimasti a casa invece, nella vana attesa che sfruttino il vuoto lasciato dalla poltrona non occupata per meditare sulle condizioni in cui versa la provincia, eviteranno quanto meno di sorbirsi la SS 189, ossia l’alto ‘regalo’ lasciato in eredità dalla politica al territorio, in cui le deviazioni ed i semafori rendono il viaggio per Palermo poco confortante anche a bordo di un’auto blu.

 

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