MAR, 12 DICEMBRE 2017

Quella tromba d’aria dimenticata

Lo scorso 8 novembre sono passati vent'anni dalla tromba d'aria che ha sconvolto Agrigento nel 1997: un momento grave per la nostra città, non ricordato forse abbastanza ma che vale la pena rivivere (scorri per leggere il resto)
Quella tromba d’aria dimenticata

Il pino di Pirandello senza la sua caratteristica chioma dopo la notte dell’8 novembre 1997

E’ stato, quel giorno, uno dei più duri e difficili nella storia recente di Agrigento; sono passati esattamente vent’anni e, a ricordarcelo, è un nostro lettore che in privato ha scritto di aver rammentato quella circostanza dopo aver visionato le immagini della tromba d’aria di venerdì a Sanremo.

Spulciando negli archivi sul web, così come nel libro ‘Cent’anni di Cronaca‘ di Salvatore Fucà, in effetti salta fuori che da quell’evento naturale che ha messo in ginocchio per diversi giorni Agrigento sono passate due decadi: la tromba d’aria, si legge nel libro, ‘Venne avvistata inizialmente sul mare, a forma di cono rovesciato. Poi giunse nella terraferma nella zona del Caos‘. Era l’8 novembre 1997, dunque poco meno di un mese fa si è avuto il ventesimo anniversario di quella notte di paura, la quale ha fatto risvegliare Agrigento tra alberi caduti, tetti scoperchiati ed automobili capovolte.

La tromba d’aria nel nostro territorio è un fatto raro ma non assolutamente atipico: quando l’estate lascia spazio all’aria fredda che spinge da nord, le temperature ancora miti del nostro mare possono anche dar luogo a questo tipo di fenomeni ed in Sicilia, nel corso dei decenni, non sono pochi gli episodi in cui, da Marsala fino a Gela, lungo la costa si sono registrati danni derivanti da un vento forte quasi come un tornado.

Il passaggio della tromba d’aria del 1997 è avvenuto intorno la mezzanotte: al Teatro Pirandello era appena finito uno spettacolo, chi è uscito dal foyer si è ritrovato davanti una scena terribile, con cassonetti della spazzatura letteralmente ‘lanciati’ dal vento verso le auto, rami che cadevano dagli alberi della piazza e rumori di calcinacci rovinati a terra; chi poi si è spostato poco più avanti, in piazza Sinatra, ha potuto comprendere meglio la gravità della situazione notando come i primi piani del palazzo Vita si presentavano senza intonaco e con evidenti ed importanti danni.

Ma il simbolo di quella tromba d’aria è stato rappresentato senza dubbio dal Pino di Pirandello: la sua chioma, che da decenni caratterizzava il luogo natale del drammaturgo, è stata spazzata via dalle raffiche e l’immagine di quell’albero senza più verde in cima al suo tronco ha fatto il giro del mondo; il non vedere più, passando da contrada Caos, quel pino posto lì dove riposano le ceneri di Luigi Pirandello, è la principale cicatrice lasciata dalla tromba d’aria visto che, da quel giorno, l’albero ha iniziato ad ammalarsi e dopo pochi anni si è dovuto procedere all’abbattimento.

Alla fine di quelle ore terribili, tra Agrigento, Porto Empedocle e Favara si sono contati in tutto quindici feriti e danni per 33 miliardi delle vecchie Lire; alcune famiglie, nei tre comuni sopra citati, hanno dovuto lasciare per diversi giorni le proprie case, scuole ed uffici non hanno potuto riprendere nell’immediatezza la propria attività per via di allagamenti e crolli parziali dei tetti e delle pareti, per almeno una settimana vigili del Fuoco e forze dell’ordine hanno dovuto lavorare per rimuovere detriti e rami dalle strade.

Ricordare quei momenti, che hanno costituito una delle situazioni più difficili dalla frana del 1966, è importante anche per far capire alla città, ancora una volta, quanto è fondamentale curare il rapporto con il proprio territorio; non ci sono agrigentini, tra chi in quella notte di vent’anni fa era già abbastanza grande da ricordare, che non hanno almeno un aneddoto da raccontare circa il passaggio della tromba d’aria.

Per fortuna tutto è avvenuto quando la città stava per andare a dormire; poco più di cento anni prima, il territorio non ha avuto la stessa sorte: le cronache infatti riportano come il 4 novembre 1873 un’altra tromba d’aria ha colpito l’allora Girgenti, assieme alla sua provincia, provocando morti tra i minatori delle zolfare allagate dalle inondazioni, mentre si ha notizia di ‘cadaveri galleggianti lungo il fiume Platani‘, con sottoscrizioni aperte tra i cittadini per racimolare fondi al fine di affrontare quella che è apparsa come una vera grave emergenza.

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