MER, 17 OTTOBRE 2018

Un anno di cronaca – a cura di Angelo Ruoppolo

Il 2017 in cifre: ecco cosa è accaduto in questi dodici mesi da gennaio fino a poche ore fa. A cura del giornalista di Teleacras, Angelo Ruoppolo (scorri per leggere il resto)
Un anno di cronaca – a cura di Angelo Ruoppolo

1 gennaio, A Casteltermini una neonata di 4 giorni è morta durante l’ allattamento. La madre si è accorta che la piccola non avrebbe più respirato, e ha subito allarmato il 118. I soccorritori hanno utilizzato anche un defibrillatore nel tentativo di rianimare la bambina. Inutile si è rivelato il soccorso. Sono in corso accertamenti per risalire alla causa della morte.
1 gennaio, A Palermo, all’ Ospedale Civico, è stato operato un bambino di 9 anni di Porto Empedocle, che ha subito gravi ferite alla mano sinistra allorchè a Porto Empedocle ha raccolto per terra un petardo, e l’ordigno gli è esploso tra le mani. I medici dell’ospedale “Civico” di Palermo hanno diagnosticato un trauma con lesioni ossee, tendinee e cutanee. L’incidente, come accertato dai Carabinieri, è accaduto in piazza Bozzi, nel quartiere di Piano Lanterna. Il bambino, insieme a due coetanei, non ha resistito ad accendere il mortaretto. La miccia però è risultata troppo corta, e l’ esplosione è stata violenta e immediata, a danno delle mani. Il bambino è stato subito soccorso dal 118 ed è stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento. Poi il trasferimento al Civico di Palermo.
3 gennaio, A Lampedusa, a circa 2 miglia e mezzo dalla costa, all’alba di oggi martedì 3 gennaio è affondato un peschereccio, il “Giacomo Maria”. Non vi è traccia di un marinaio. Si tratta di Francesco Solina, 51 anni. Sono invece salvi gli altri componenti dell’equipaggio : il capitano Daniele Minio, Mimmo Solina e Nicola Mannino. A provocare l’affondamento del peschereccio sarebbe stata la rottura di una pompa per il tiraggio dell’acqua. Il salvataggio dei 3 è stato compiuto da un motoscafo guidato da Toni Costa, allarmato telefonicamente da Nicola Mannino. Poi i 3 sono stati trasferiti a bordo di una motovedetta della Capitaneria e soccorsi nella Guardia Medica dell’ isola per un principio di ipotermia. Sono in corso le ricerche di Francesco Solina ad opera delle motovedette della Guardia costiera e di un elicottero.
3 gennaio, In esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla Procura di Agrigento, la Polizia ha arrestato Mario Rizzo, 39 anni, di Canicattì, indagato per tentata rapina e porto abusivo di arma da sparo. Rizzo è stato già denunciato a piede libero alla Procura lo scorso 23 dicembre, a seguito di un intervento congiunto di Polizia e Carabinieri, che hanno sventato una rapina a mano armata lungo la strada che collega Canicattì con Naro. Nella flagranza del reato è stato arrestato un minore di 17 anni. Il complice, che sarebbe Mario Rizzo, fuggì dileguandosi nella campagna circostante alla strada.
4 gennaio, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato, in flagranza di reato, un romeno di 49 anni, Adrian Daraban, che, per futili motivi, ha sferrato una coltellata, con un coltello a serramanico, ad un connazionale, soccorso poi in Ospedale. L’ arresto è stato convalidato. Il romeno è stato scarcerato dal Tribunale di Agrigento, e gli è stato imposto l’ obbligo di dimora a Canicattì. Risponderà di lesioni personali aggravate e porto di armi ed oggetti atti ad offendere.
4 gennaio, A Canicattì, in via Saetta, all’ interno di un centro d’accoglienza, un immigrato dalla Nigeria si è scatenato in escandescenze, ha danneggiato gli arredi nei locali, e con un coltello ha ferito un immigrato ghanese ospite della stessa struttura, soccorso poi in ospedale. I Carabinieri, giunti sul posto, lo hanno arrestato in flagranza di reato. Risponderà di danneggiamento, lesioni personali, porto abusivo d’armi e resistenza a pubblico ufficiale, perché si è opposto all’identificazione. Si tratta di Kingsley Omoregie, 20 anni.
4 gennaio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Porto Empedocle. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, dopo le numerose segnalazioni da parte della Polizia, che ha riscontrato numerose e ricorrenti violazioni alle prescrizioni imposte a Burgio con la misura di prevenzione. Ad esempio, James Burgio si sarebbe accompagnato con soggetti condannati o sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza, violando la prescrizione impostagli con la sorveglianza speciale.
4 gennaio, A Santa Elisabetta, in Corso Umberto, ignoti malviventi hanno forzato la saracinesca, sono entrati dentro una tabaccheria e hanno rubato stecche di sigarette, ricariche telefoniche e biglietti Gratta e vinci, per circa 4 mila euro complessivi. Indagano i Carabinieri.
4 gennaio, A Licata 11 persone sono state denunciate a piede libero per costruzione abusiva perché sorprese dalla Polizia municipale a costruire in assenza di concessione edilizia. I Vigili urbani hanno controllato complessivamente 5 cantieri, avviati nonostante il dipartimento Urbanistica del Comune non avesse concesso i necessari permessi. Sui 5 immobili sono in corso accertamenti, al termine dei quali sarà deciso se apporre o meno i sigilli dell’autorità giudiziaria.
4 gennaio, A Canicattì, nel quartiere Borgalino, i ladri hanno approfittato dell’ assenza del proprietario, un sacerdote impegnato a celebrare la messa, e gli hanno svaligiato la casa, rubando oggetti preziosi, tra cui anche un calice utilizzato in Chiesa. Il bottino non sarebbe di poco rilievo. Indagano i Carabinieri.
5 gennaio, La Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto due persone nel registro degli indagati a seguito dell’ affondamento, all’ alba dello scorso 3 gennaio, del peschereccio “Giacomo Maria”, a 4 miglia a largo di Lampedusa. Si tratterebbe dei responsabili della gestione del peschereccio. Le condizioni meteo difficili e in peggioramento rendono impossibile la prosecuzione delle ricerche del marinaio disperso, Francesco Solina, 51 anni. Sono sopravvissuti il capitano Daniele Minio, Mimmo Solina e Nicola Mannino. A provocare l’affondamento del peschereccio sarebbe stata la rottura di una pompa per il tiraggio dell’acqua. A Lampedusa è a lavoro anche il nucleo sommozzatori della Guardia costiera di Messina, e, meteo permettendo, con un robot sarà scandagliata l’area dell’ incidente, ad una profondità di circa 67 metri.
5 gennaio, A Canicattì la Polizia ha arrestato Vincenzo Curto, 30 anni, già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla ex moglie. Curto è stato sorpreso dai Poliziotti intento ad abbattere l’ ingresso della casa della donna con calci e pugni, innanzi ai 3 figli piccoli di 5, 8 anni e 10 mesi. La donna, a seguito dell’ aggressione, è stata ferita ed è stata subito accompagnata al pronto soccorso. L’ex marito, adesso recluso nel carcere Petrusa ad Agrigento, risponderà di maltrattamenti in famiglia, danneggiamento aggravato, minacce gravi e lesioni personali a danno della donna.
5 gennaio, I poliziotti della Stradale di Agrigento, capitanati dal vice questore aggiunto, Andrea Morreale, hanno denunciato alla Procura un uomo di 24 anni di Favara, sorpreso, in territorio di Favara, al volante della propria automobile dopo avere assunto cocaina. Il passeggero è stato invece sorpreso in possesso di meno di 2 grammi di marijuana ed è stato segnalato alla Prefettura come consumatore. Il conducente è stato sottoposto ai controlli per accertare l’eventuale alterazione dello stato psicofisico, provocata dall’ abuso di sostanze stupefacenti o alcoliche. Ebbene, l’esito dell’ esame ha rilevato la recente assunzione di cocaina.
5 gennaio, A Menfi i Carabinieri hanno arrestato Paolo Di Maria, 45 anni, già detenuto ai domiciliari per furto, allorchè è evaso dal proprio domicilio, risultando irreperibile al controllo dei Carabinieri. Pertanto, la Corte d’Appello di Palermo ha aggravato la misura cautelare, trasferendo il menfitano nel carcere di Sciacca.
6 gennaio, A Casteltermini, in periferia, un libero professionista ha scoperto la propria casa in campagna del tutto devastata, tra arredi e suppellettili, e poi un uccello con un bossolo nel becco innanzi all’ ingresso. Il proprietario ha presentato una denuncia contro ignoti negli uffici della Questura di Agrigento. Ignoto, al momento, il movente di tale raid intimidatorio.
9 gennaio, I Carabinieri della stazione di Ravanusa hanno arrestato Lucia Alessi, 75 anni, casalinga, di Ravanusa, e il figlio di lei, Giuseppe Burgio, 46 anni, pastore, per violenza, resistenza e lesioni personali a Pubblico Ufficiale. Ad un posto di blocco, l’ automobile condotta dalla Alessi con a bordo il figlio non ha obbedito all’alt e ha tentato la fuga, ma è stata inseguita e bloccata. L’automobile, una “Volkswagen Golf”, è risultata priva di copertura assicurativa. E la donna senza patente di guida perché mai conseguita. Madre e figlio si sono scagliati contro i militari, costringendoli a ricorrere al soccorso della Guardia Medica. L’ automobile è stata sequestrata. Lucia Alessi e Giuseppe Burgio sono ristretti ai domiciliari.
10 gennaio, Ad Agrigento all’ ospedale San Giovanni di Agrigento è morto appena dopo il ricovero un ragazzo di 21 anni di Villaseta, trasportato con urgenza al pronto soccorso da un’ambulanza del 118 perché colto da un improvviso e grave malore all’addome, tale da impedirgli quasi di respirare. E infatti, tra il tragitto e l’arrivo in ospedale, è intervenuto un arresto cardio – respiratorio. Indagini sono in corso per accertare le cause che hanno provocato la prematura morte del ragazzo.

 

10 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 6 anni di reclusione un uomo di 50 anni di Porto Empedocle imputato di avere abusato, per tanti anni, della nipote della propria compagna. Alla presunta parte offesa, che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Serena Gramaglia, il giudice ha riconosciuto un anticipo sul risarcimento del danno. L’ imputato è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento il 17 aprile del 2014 a seguito della denuncia della madre della presunta vittima degli abusi. Lo stesso imputato, difeso dall’avvocato Pierina Gucciardo, si è sempre difeso affermando di non avere mai abusato della ragazzina, e che a lui sono state rivolte solo menzogne. A conclusione della requisitoria, la pubblico ministero Brunella Sardoni ha invocato la condanna a 8 anni per violenza sessuale.
10 gennaio, I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Sciacca e della stazioni di Caltabellotta e Burgio hanno arrestato un palermitano di Partinico ed un romeno, sorpresi a trasportare 110 chili di rame appena rubato nella chiesa madre di Caltabellotta, più volte bersaglio di furti dello stesso genere, denunciati con rammarico dall’ arciprete della chiesa, don Giuseppe Marciante. I Carabinieri sono intervenuti allarmati dalla telefonata al 112 di alcuni residenti nei pressi della chiesa, che hanno udito rumori sospetti. In manette sono Donato Bronzino, 44 anni, di Partinico, ed Alexandru Cantorianu, 25 anni, romeno e residente anche lui a Partinico. La Procura di Sciacca gli ha concesso gli arresti domiciliari. Il rame sarà restituito alla chiesa.
10 gennaio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato un bracciante agricolo di 18 anni, che risponderà di detenzione di droga a fini di spaccio perché è stato sorpreso in un luogo appartato intento a consegnare un involucro contenente cocaina ad un’altra persona. A casa del 18enne sono stati sequestrati altri 3 involucri di cellophane contenenti 2,2 grammi di cocaina ed un bilancino di precisione. Il ragazzo è ristretto ai domiciliari.
11 gennaio, A Canicattì un malvivente, armato di pistola e a volto coperto, ha rapinato, poco prima dell’orario di chiusura, una tabaccheria in via Fasci siciliani. L’ uomo ha costretto il titolare a consegnargli l’ incasso. Indagano i poliziotti del locale Commissariato, avvalendosi anche delle immagini registrate dalle telecamere di video – sorveglianza. E’ probabile che il bandito abbia agito spalleggiato da un complice fuori il locale.

11 gennaio, Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, quindi riducendo la condanna di un terzo, ha condannato un imprenditore di 66 anni a 10 mesi di reclusione, a fronte della richiesta del pubblico ministero, Andrea Maggioni, di 1 anno di reclusione. L’ imputato avrebbe preteso prestazioni sessuali da una dipendente e in cambio si sarebbe impegnato a non diffondere un video che avrebbe ritratto la donna in atteggiamenti amorosi con un altro uomo. Il reato contestato è stato tentata violenza sessuale e risale al gennaio del 2014, quando la presunta vittima, che è sposata, non ha assecondato le pretese dell’ uomo, e lo ha denunciato ai Carabinieri.
11 gennaio, Al Tribunale di Agrigento, innanzi al giudice monocratico Giuseppe Miceli, ha patteggiato la condanna a 6 mesi di reclusione, pena sospesa, Daniele Galante, 46 anni, di Agrigento, che, durante la partita di calcio Akragas – Messina, il 20 novembre, allo stadio Esseneto, ha litigato con un suo coetaneo, e poi, intervenuti i militari, per evitare l’ identificazione, ha inveito contro i Carabinieri minacciandoli e aggredendoli fisicamente con calci e pugni. L’ imputato è difeso dall’ avvocato Daniele Re.
11 gennaio, Al Tribunale di Agrigento ha patteggiato la condanna a 6 mesi di reclusione un ragioniere amministratore di alcuni condomini a Porto Empedocle, imputato perché avrebbe ottenuto il pagamento di bollette fasulle dagli ignari amministrati.
12 gennaio, A Burgio i Carabinieri della locale stazione, insieme ai colleghi di Caltabellotta, hanno arrestato un romeno di 35 anni, Adelin Ciprian Raducanu, sorpreso, intorno alla mezzanotte, intento ad entrare nell’ abitazione di una pensionata di 78 anni. L’ immigrato dalla Romania è stato colto armato di 2 bastoni lunghi più di un metro, uno in legno e l’altro in metallo, dopo aver scavalcato la recinzione della casa, e impegnato a manomettere la serratura della porta di ingresso. Udendo i rumori, è stata la donna ad allarmare i parenti e il 112. La Procura di Sciacca ha concesso al romeno gli arresti domiciliari. Il Comando della Compagnia di Sciacca raccomanda, soprattutto per i residenti in case isolate, di telefonare prontamente alle Forze dell’Ordine in caso di rumori o persone sospette che si aggirino nelle vicinanze dell’abitazione.
12 gennaio, Ad Agrigento, a San Leone, la Polizia, allarmata dalla telefonata al 113 da parte di un cittadino che si è accorto di due persone colte a scavalcare un muretto di recinzione in Via dei Giardini, ha arrestato, in flagranza di reato, Calogero Alessandro Sciarrabba, 23 anni, che risponderà di furto aggravato in concorso e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I poliziotti della Volanti, capitanati da Tommaso Amato, hanno scoperto e sequestrato dentro l’automobile in uso a Sciarrabba 2 coltelli di genere vietato perché con lama superiore a 10 centimetri, e 8 biglie in vetro ed acciaio, verosimilmente utilizzate per rompere i vetri. All’ interno oltre al muretto, la Polizia ha rilevato che la finestra di una villetta è stata forzata. E nel frattempo, a seguito di indagini, sono stati identificati anche i due presunti complici di Sciarrabba, che sono stati denunciati a piede libero. Si tratta di G.S., sono le iniziali del nome, 32 anni, ed F. B. di 27 anni, entrambi di Siracusa. Sciarrabba è ristretto ai domiciliari.
12 gennaio, A Bivona, intorno alle 21 della sera, ha subito un incendio il negozio di calzature Fashion Calzature. Una densa nube di fumo ha avvolto il palazzo soprastante. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco. Sono in corso accertamenti alla ricerca della causa che ha sprigionato le fiamme .
12 gennaio, Il primo agosto 2014, ad Aragona, in via Elio Vittorini, nel centro abitato, una donna, una impiegata pubblica, a bordo di una Nissan Micra, forse perché abbagliata dal sole, ha investito 3 pedoni : un’anziana, una 50enne e un’altra donna di 46 anni. L’automobile ha sfiorato anche due ambulanti di prodotti ittici, padre e figlio. Le 3 ferite, colte a camminare verso il furgone carico di pesce, sono state soccorse in Ospedale ad Agrigento. Poi, 10 giorni dopo, il 10 agosto, l’ anziana investita, Gesua Cipolla, 79 anni, di Aragona, è morta all’ ospedale di Agrigento. Adesso, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha rinviato a giudizio la donna al volante che ha investito i 3. La famiglia di Gesua Cipolla si è costituita in giudizio parte civile tramite gli avvocati Sebastiano Bellanca e Simona Fulco.
12 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi alla giudice per le udienze preliminari, Alessandra Vella, hanno risposto presente all’ appello 9 imputati per i quali la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono ritenuti responsabili di un’ aggressione a calci e pugni a danno dell’ ex comandante della Capitaneria di Porto Empedocle, Massimo Di Marco, che il primo febbraio 2015 dispose dei controlli su alcuni pescherecci, scatenando la presunta reazione violenta dei 9. Le ipotesi di reato contestate sono resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e danneggiamento. 4 dei 9 hanno chiesto di essere ammessi al giudizio abbreviato.
12 gennaio, Ad Agrigento, in contrada Poggio Muscello, ignoti ladri hanno forzato gli ingressi di due villette confinanti, e hanno rubato elettrodomestici e suppellettili, rovistando dappertutto. I proprietari hanno allarmato la Polizia. Indagini in corso.
13 gennaio, A Favara i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato un marocchino di 20 anni residente a Favara, Youssef Es Safssafi. In via Vittorio Emanuele, l’ immigrato ha approfittato di un’automobile al momento con lo sportello aperto, è entrato dentro, e ha rubato la borsa di una ragazza posta sul sedile passeggero. La ragazza e il suo compagno si sono accorti del furto, e lui ha inseguito l’africano, che è stato raggiunto, bloccato e consegnato ai Carabinieri.
13 gennaio, I Carabinieri della Tenenza di Favara, su ordine del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, hanno arrestato due persone di Favara, C D, sono le iniziali del nome, 47 anni, e G D , di 91 anni. I due sconteranno ai domiciliari la condanna a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, loro inflitta per abusivismo edilizio commesso nel marzo del 2012.
14 gennaio, Ad Agrigento, in via Dell’ Annunziata, nei pressi di via Garibaldi, un uomo di 31 anni, impegnato a lavorare su un’ antenna, è caduto dal balcone, da un’ altezza di circa 4 metri. Il 31enne, soccorso da un vicino di casa, è stato trasportato in ospedale. Ha subito la frattura delle gambe. Non è in prognosi riservata.
14 gennaio, Ad Agrigento, in via Atenea, la Polizia è intervenuta per rasserenare un ventenne, ubriaco, reo di molestare le persone in transito o nei negozi. Il giovane, a fronte degli agenti, si è scatenato in escandescenze, insultandoli. E ha mantenuto tale comportamento anche in caserma. E’ stato denunciato a piede libero, e risponderà di resistenza a pubblico ufficiale.
14 gennaio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato Giuseppe Meli, 44 anni, di Camastra, già indagato nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Vultur”, per la quale sono stati già arrestati il padre e il fratello, Rosario e Vincenzo Meli. A Giuseppe Meli è contestata la ricettazione e la detenzione di un’arma clandestina. L’ arresto segue il rigetto da parte della Cassazione del ricorso di Meli contro la carcerazione, ritenuto inammissibile.
15 gennaio, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno arrestato Francesco Ventura, 59 anni, carpentiere originario di Catania, per sequestro di persona, rapina aggravata, furto in abitazione e lesioni personali. Ventura ha scassinato la serratura dell’ingresso dell’ abitazione di un bracciante agricolo di 40 anni, è entrato dentro, ha chiuso a chiave la figlia del bracciante sorpresa all’ interno del bagno, impedendole di uscire, e lei nel frattempo è riuscita ad avvisare telefonicamente il padre, giunto sul posto insieme ad altri familiari. Francesco Ventura è stato bloccato e consegnato ai Carabinieri. La refurtiva, tra cui orologi, personal computer ed altri monili in oro, è stata recuperata e restituita ai proprietari.
16 gennaio, Ad Agrigento ignoti sono entrati furtivamente all’ interno dell’ Istituto scolastico Esseneto, lungo la omonima via, e hanno rubato alcuni computer e varie apparecchiature elettroniche. Sul posto al mattino di oggi è intervenuta la Polizia. E la Scientifica ha compiuto i rilievi di rito necessari alle indagini.

 

16 gennaio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari Pino Azzarello, 36 anni, bracciante agricolo, per furto aggravato di energia elettrica, perché sorpreso, dai militari e da personale Enel, allacciato abusivamente alla rete elettrica all’ interno della sua abitazione rurale, in via Bixio.
16 gennaio, A Ravanusa i Carabinieri, su ordine dell’ Ufficio esecuzioni penali della Procura di Agrigento, hanno arrestato Giuseppe Savarino, 39 anni, operaio, che sconterà la condanna definitiva a 1 anno e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti contro familiari e conviventi, e lesioni personali aggravate, il tutto commesso a Ravanusa il 17 luglio del 2015.
16 gennaio, A Favara i Carabinieri hanno arrestato Mario Bellavia, 26 anni, che sconterà, ai domiciliari, 8 mesi di reclusione per violazione delle misure preventive connesse alla sorveglianza speciale.
16 gennaio, Il maltempo avrebbe provocato una vittima a Canicattì, dove un uomo di 53 anni, che da tempo ha vissuto in strada, è stato scoperto senza vita dai Carabinieri, allarmati da alcuni passanti che, in piazza Vespri, hanno notato il corpo esanime. La causa più accreditata è il decesso per il freddo. La salma è stata trasportata nella camera mortuaria.

17 gennaio, Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Alessia Sinatra e Maria Teresa Maligno, ha disposto il giudizio immediato a carico di 5 imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’ agrigentino, sostenuta dalla Squadra Mobile, cosiddetta “Vultur”. La prima udienza è in calendario il 22 febbraio innanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento. Gli imputati sono Rosario Meli, 68 anni, di Camastra, il figlio Vincenzo, 46 anni, poi Calogero Piombo, 65 anni, anche lui di Camastra, Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì, e Angelo Prato, 38 anni, di Canicattì.
17 gennaio, Ad Agrigento, la Polizia, allarmata da alcuni cittadini che hanno segnalato un andirivieni sospetto, ha scoperto e chiuso una casa di appuntamenti in via Imera, gestita da due donne di nazionalità cinese, di 49 e 39 anni. I poliziotti della Squadra Mobile, capitanati da Giovanni Minardi, hanno indagato e poi hanno organizzato e compiuto l’irruzione. Le due cinesi sono state accompagnate in un Cie, un Centro di identificazione ed espulsione, da dove saranno rimpatriate.
17 gennaio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno Angelo Sortino, 37 anni, di Palma, per furto di energia elettrica, allorchè sorpreso dai militari e da personale Enel allacciato abusivamente da casa sua ad una cabina della rete elettrica pubblica. Sortino è ristretto ai domiciliari.
17 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Brunella Sardoni, a conclusione della requisitoria, ha chiesto, al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato, la condanna di 4 imputati di Favara : 2 anni e 8 mesi di reclusione a carico di Alessandro Sguali, 2 anni e 4 mesi ciascuno per Antonio Sanfilippo e Walter Bosco, 1 anno e 4 mesi per Giuseppe Bosco. E poi l’ assoluzione di Aurelio Sanfilippo. I 5, a vario titolo, rispondono di rapina aggravata in concorso ad Agrigento lo scorso 31 luglio 2015, e di estorsione aggravata in concorso compiuta a Favara l’11 agosto 2015. E poi per un episodio di tentata estorsione aggravata, compiuto a Favara il 2 agosto 2015. Alcuni degli imputati avrebbero concordato l’ acquisto di un motociclo per 4mila euro. Tale somma sarebbe stata ritenuta troppo elevata, e allora avrebbero raggiunto il venditore al Villaggio Mosè e gli avrebbero rapinato il motociclo, accusandolo di aver tentato di vendere un mezzo che al massimo sarebbe valso 2mila euro. E non solo : gli stessi imputati, per punire la vittima del tentativo di vendere ad un prezzo troppo elevato il motociclo, ne avrebbero preteso la vendita senza versare alcuna somma alla vittima.
18 gennaio, A Licata i Carabinieri hanno denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento i coniugi immigrati dalla Romania, N C, sono le iniziali del nome, 42 anni, e P M, 45 anni, per furto aggravato in concorso allorchè si sono allacciati abusivamente ad una fontana della rete idrica pubblica, sottraendo acqua al fine di alimentare la propria abitazione.
18 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile, coordinata da Giovanni Minardi, a conclusione di specifiche attività investigative, hanno arrestato un immigrato dalla Romania domiciliato ad Agrigento, Ianau Ovidiu Bulai, 24 anni, inseguito da un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità romene di Bacau. Il romeno sconterà 3 anni di reclusione perché responsabile in Romania del reato di rapina in concorso. E’ recluso nel carcere di Agrigento, a disposizione della Corte di Appello di Palermo.
18 gennaio, A Burgio i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato un ragazzino di 16 anni sorpreso a passeggiare lungo corso Umberto primo in possesso di 50 grammi di cocaina, già divisi in 16 ovuli avvolti da cellophane, pronti per lo spaccio, e che avrebbero fruttato circa 5 mila euro. Il minore è stato condotto nel carcere minorile di Palermo, in attesa dell’udienza di convalida, e a disposizione della Procura dei minori.
20 gennaio, A Ravanusa ha subito un violento incendio il Sensi Bar, in Corso Repubblica, nel centro cittadino. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco del distaccamento di Canicattì e del comando provinciale di Agrigento. L’edificio è stato sottoposto a verifiche di stabilità. E’ annerito il prospetto esterno della palazzina. Non si esclude la causa accidentale delle fiamme. Indagini in corso.
20 gennaio, Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’ex segretario provinciale della Cgil, Piero Mangione, difeso dall’ avvocato Salvatore Pennica, e imputato di falsa testimonianza allorché avrebbe dichiarato il falso in occasione di un processo in cui è stato imputato, per alcuni casi di incarichi stampa, un giornalista agrigentino, nel frattempo deceduto. Anche la pubblico ministero Manuela Sajeva ha proposto l’assoluzione di Mangione.
20 gennaio, Il Tribunale di Agrigento ha assolto Giuseppe Vecchia, 33 anni, di Porto Empedocle, imputato di rapina a danno di due persona, e che avrebbe fruttato circa 900 euro. Vecchia, che è difeso dall’avvocato Salvatore Collura, avrebbe aggredito i due rubandogli 900 euro perché li avrebbe ritenuti gli autori di un furto di gioielli nella sua abitazione. Il pubblico ministero Salvatore Vella, al termine della requisitoria, ha invocato la condanna di Giuseppe Vecchia a 5 anni di reclusione.
20 gennaio, Il 29 giugno 2011, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha condannato a 16 anni di reclusione il commerciante Calogero Arnone, 52 anni, di Favara, imputato di concorso nell’omicidio di Francesco Gambacorta, commerciante, di Camastra, ucciso il 26 gennaio 2006 tra Agrigento e Favara, in contrada San Benedetto. Per lo stesso delitto, dal movente passionale, e’ gia’ stata condannata a 15 anni di reclusione, con sentenza definitiva, Giuseppina Attardo, 50 anni, di Favara. La sentenza a carico di Calogero Arnone è stata confermata il 12 settembre 2015 in Appello, e adesso anche dalla Cassazione. Pertanto, i Carabinieri della Tenenza di Favara lo hanno arrestato e tradotto in carcere.
20 gennaio, A Naro i Carabinieri sono intervenuti in corso Vittorio Emanuele, dove ignoti hanno rapinato una gioielleria praticando un foro, forse con la fiamma ossidrica, sulla vetrina esterna, e arraffando gli oggetti preziosi esposti. I militari hanno scoperto anche tracce di sangue. Probabilmente un malvivente si sarà ferito col vetro. Il bottino, dati i pochi preziosi esposti, non sarebbe ingente, ed è in corso di quantificazione. Indagini in corso.
20 gennaio, A Licata in via Principe di Napoli sono intervenuti i Carabinieri e hanno denunciato un marinaio perché ha litigato, per futili motivi, con un bracciante agricolo marocchino, e lo ha minacciato puntandogli contro una pistola, che si è rivelata poi giocattolo, senza tappo rosso e con munizioni a salve.
20 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno denunciato a piede libero alla Procura R N, sono le iniziali del nome, 28 anni, originario di Castrofilippo, presunto responsabile della cosiddetta “truffa dello specchietto”, allorchè a Licata, in via Palma, alla guida della propria automobile, un’ Alfa Romeo 147, ha tentato di abbindolare e ottenere un risarcimento da un altro automobilista sostenendo con artifizi di avergli danneggiato lo specchietto dell’ auto.
20 gennaio, I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno denunciato a piede libero T M, sono le iniziali del nome, 45 anni, di Ravanusa, per furto aggravato e ricettazione. L’ uomo è ritenuto responsabile del furto di un borsello, custodito dentro un’automobile in sosta all’interno di un parcheggio nei pressi della clinica Sant’Anna ad Agrigento. Il ravanusano è stato incastrato dalle immagini della video sorveglianza, e la Polizia, perquisendogli l’abitazione a Ravanusa, ha recuperato il contenuto del borsello, tra effetti personali, un orologio, e un elettrocardiografo del valore di oltre 1.300 euro.
20 gennaio, A Canicattì i Carabinieri hanno arrestato D S, sono le iniziali del nome, 43 anni, casalinga, sorpresa, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 14 involucri termosaldati, contenenti complessivamente 6 grammi circa di cocaina, già confezionati per la vendita. La donna è ristretta ai domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.
21 gennaio, La Guardia di Finanza, nell’ ambito di un’ inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli, tra i 35 sottoposti a stato di fermo, ha fermato anche 4 imprenditori agrigentini. Si tratta di Francesco Migliore, 56 anni, e Filippo Migliore, 47 anni, entrambi di Cammarata. E poi Alessio La Corte, 33 anni, e Vito La Greca, 39 anni, entrambi di Santo Stefano Quisquina. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro.
21 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, coordinati da Tommaso Amato, hanno arrestato ai domiciliari Ettore Annense, 50 anni, di Agrigento, perché, lo scorso marzo, avrebbe rapinato un’ anziana all’ interno dell’androne di un palazzo in via Imera. L’ uomo sarebbe entrato dentro col pretesto della richiesta di informazioni, e poi, dopo averla colpita con un pugno, le avrebbe rubato la borsa con dentro 150 euro, un telefono cellulare e documenti personali. Le indagini della Polizia hanno consentito di individuare il presunto responsabile.
21 gennaio, La Procura di Agrigento ha chiesto al Tribunale di rinviare a giudizio 63 persone nell’ ambito di un’ inchiesta, sostenuta dalla Guardia di Finanza, su società presunte fantasma e strumentali a truffare l’ Inps tramite la falsa assunzione di braccianti agricoli finalizzata poi a incassare l’ indennità di disoccupazione, i contributi pensionistici e le indennità per malattie. Gli imputati, tra Licata e Palma di Montechiaro, rispondono a vario titolo di associazione a delinquere, falso e truffa, tra 2010 e 2013.
24 gennaio, La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dall’ avvocato Lillo Fiorello, ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale di Agrigento, e ha ordinato il dissequestro anche dell’ultima tranche di contatori acquistati da Girgenti Acque per i quali la Procura di Agrigento ha disposto il sequestro il 26 aprile del 2016. Già il Riesame ha annullato, per la gran parte dei contatori, soprattutto per utenze domestiche, il decreto di sequestro preventivo. Adesso, a seguito del verdetto della Cassazione, sono restituiti anche gli ultimi contatori ancora sotto sequestro. E Girgenti Acque commenta : “Confidando nel buon lavoro della magistratura, cogliamo il lato positivo della vicenda: è stata l’occasione per sottoporre i contatori ad ogni tipo di controllo. E ciò consentirà di dissolvere ogni dubbio (peraltro non sollevato in fase di sequestro) in ordine alla correttezza delle misurazioni, alla sicurezza e alla salute. Ogni controllo compiuto sulla Girgenti Acque è utile a rinsaldare un proficuo rapporto di fiducia fra Gestore e Utenti”.
24 gennaio, Il 22 marzo 2013, la Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte, il 20 marzo 2013, del medico di Licata, Giovanni Cappadona, 58 anni. Nove dei 14 indagati prestano servizio all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata dove Cappadona è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, prima della morte al reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro a Catania per complicazioni post – operatorie. Ebbene, adesso, al Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, ha assolto, perché il fatto non sussiste, i medici dell’ospedale San Giacomo d’Altopasso a Licata che si occuparono della degenza del loro collega Giovanni Cappadona. Si tratta della radiologa Francesca Graci, 35 anni, e dei chirurghi Antonino Tirrò, 53 anni, Antonio Scio, 38 anni, Salvatore Vicari, 38 anni, e Carlo Privitera, 35 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Manganello, Vanessa Di Gloria, Eugenio D’Angelo e Maria Lucia Vicari.
24 gennaio, Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, ignoti malviventi hanno forzato una finestra e hanno visitato furtivamente l’ Istituto scolastico Federico secondo, in via De Sica, e hanno rubato alcuni computer e 2 gruppi elettrogeni. Sul posto, per i rilievi di rito, è intervenuta la Polizia.
24 gennaio, A Licata ignoti ladri sono entrati dentro la scuola elementare “Dino Liotta” e, dopo avere rovistato dappertutto, hanno rubato un televisore e un lettore dvd. Indaga la Polizia.
24 gennaio, Al Tribunale di Agrigento, la giudice monocratico, Rosanna Croce, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto, con la formula del non luogo a procedere, S S, sono le iniziali del nome, dall’accusa di abuso edilizio nel centro storico di Porto Empedocle. Nel corso dell’istruttoria sono stati escussi tecnici del Comune empedoclino e del Genio civile.
25 gennaio, La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa il 14 aprile 2016 dal Tribunale di Agrigento che, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni di carcere un favarese imputato di tentato omicidio a colpi di scalpello. Si tratta di Gaspare Vecchio, 37 anni, già sottoposto alla libertà vigilata, e che risponde anche di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Vecchio, il 26 settembre 2015, è entrato dentro casa di un favarese di 37 anni, Emanuele Di Dio, e lo avrebbe colpito alla testa e al viso con uno scalpello di ferro. La moglie della vittima dell’ aggressione ha reagito e ha indotto l’aggressore, armato anche di un coltello di 30 centimetri, alla fuga. Quando Gaspare Vecchio è stato rintracciato dai Carabinieri a casa sua ha resistito e minacciato i militari. Vecchio è difeso dall’avvocato Antonino Casalicchio.
25 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha chiesto al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, di condannare a 5 anni di reclusione ciascuno i fratelli Angelo e Vincenzo Amato, di 30 e 33 anni, di Licata, giudicati in abbreviato per tentato omicidio e detenzione illegale di arma allorchè avrebbero sparato dei colpi di fucile contro dei vicini di casa nell’ ambito di contrasti per questioni di confini.
25 gennaio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato Adama Turay, 20 anni, immigrato dal Senegal, sorpreso in via Palma intento a cedere ad un connazionale di 29 anni un involucro con dentro 5 grammi di hashish, in cambio di 20 euro. Nel corso della perquisizione personale sono stati sequestrati circa 150 grammi di hashish divisi in 2 panetti nascosti in uno zaino, un coltello con lama a punta e 270 euro. Il senegalese è ristretto nel carcere Petrusa.
25 gennaio, La Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello emessa il 16 ottobre 2015 a carico di Giuseppe Gangarossa, 52 anni, di Porto Empedocle, pescatore, che a Porto Empedocle, in via Roma, il 5 dicembre 2013, al culmine di una violenta rissa, ha accoltellato un ragazzo di 26 anni. In primo grado, il Tribunale di Agrigento ha condannato Gangarossa a 4 anni di reclusione, poi aumentati a 6 in Corte d’ Appello riconoscendo il reato di tentato omicidio. Adesso il sigillo definitivo della Cassazione.
26 gennaio, A Palermo, in Corte d’Appello, è stato assolto, per non avere commesso il fatto, l’agrigentino Nicolò Vasile, 35 anni, condannato il 29 settembre 2014 dal Tribunale di Agrigento a 7 anni e 2 mesi di reclusione nell’ ambito dell’ inchiesta cosiddetta “Parcometro”, perché avrebbe preteso il pagamento del pizzo da alcuni parcheggiatori abusivi a lavoro in città per sostenere le spese di alcuni affiliati a clan mafiosi. I Giudici di secondo grado hanno pertanto accolto il ricorso dei difensori di Vasile, gli avvocati Fabio Quattrocchi, Enrico Quattrocchi e Pietro Maragliano, ribaltando la sentenza del Tribunale agrigentino.
26 gennaio, A seguito di una rapina in villa il 13 ottobre 2013 a danno di un imprenditore di Ribera, il 16 novembre 2013 i Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato 4 zingari di origine serbo-bosniaca, tra i 21 e i 39 anni, indagati a vario titolo di rapina in abitazione aggravata dall’uso delle armi e detenzione abusiva e ricettazione di arma comune da sparo. I 4, armati di pistola e bastone, irruppero nell’ abitazione dell’imprenditore, lo picchiarono, spararono colpi di pistola per intimidirlo, e rubarono una ingente quantità di oggetti preziosi. Ebbene, adesso, in Germania, a Rotenburg, i Carabinieri agrigentini, in collaborazione con la Polizia tedesca, hanno arrestato il quinto complice della banda criminale che ha imperversato a Ribera. Si tratta di Svetozar Damnjanovic, 33 anni. E sono stati già arrestati alcuni mesi addietro il palermitano Giorgio Mangano, 30 anni, presunto ricettatore di riferimento della banda criminale, e Zivan Todorovic, un altro rapinatore autore di numerosi furti in abitazione a Ribera, Caltanissetta, Racalmuto e Raffadali tra agosto e novembre 2013.
26 gennaio, I Carabinieri della stazione di Palma di Montechiaro hanno arrestato Vasile Negoita, 34 anni, bracciante agricolo romeno domiciliato a Palma, e Mihaela Chiriac, 30 anni, romena, anche lei domiciliata a Palma. I due risponderanno in concorso di furto aggravato di energia elettrica perché hanno allacciato abusivamente la loro abitazione, in via Dino Grandi, alla rete elettrica pubblica. I due romeni sono ristretti ai domiciliari.
26 gennaio, Ad Agrigento a seguito delle rimostranze di parecchi commercianti regolari operanti in via Gioeni, un gruppo interforze, tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani, su iniziativa della Questura, è intervenuto nella zona e ha sanzionato e sgomberato i numerosi venditori ambulanti irregolari di merce verosimilmente contraffatta. I controlli saranno mantenuti costanti.
26 gennaio, Ad Agrigento al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Caruso, ha condannato a 3 anni di reclusione ciascuno, per furto aggravato a danno di un anziano di 94 anni di Realmonte, due coniugi, C M e G C, sono le iniziali dei nomi, entrambi di Naro, e difesi dagli avvocati Amedeo Aquilino e Fabio Inglima Modica. L’anziano, presso cui ha lavorato come badante la donna di Naro, si è costituito parte civile tramite l’ avvocato Calogero Iacono.
26 gennaio, Ad Agrigento, accogliendo le istanze del difensore, l’ avvocato Davide Casà, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha revocato l’ordine di arresto e ha restituito la libertà ad Ettore Annense, 50 anni, di Agrigento, arrestato perché ritenuto responsabile di una rapina a danno di un’anziana in via Imera. L’ avvocato Casà spiega : “Annense si è professato innocente ed ha negato ogni coinvolgimento nella rapina. In particolare, abbiamo evidenziato le discrasie che sono emerse tra la descrizione fisica effettuata dall’anziana e le fattezze fisiche dell’Annense”.
27 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti capitanati da Tommaso Amato hanno arrestato Salvatore Camilleri, 20 anni, ritenuto responsabile di tentato omicidio perché avrebbe violato l’ alt e poi, inseguito, avrebbe tentato di investire i poliziotti in pattuglia. Camilleri è stato sorpreso a bordo di una Fiat Punto a Porto Empedocle, nonostante gli fosse stato imposto l’ obbligo di dimora ad Agrigento. Il 20enne risponderà anche di violazione degli obblighi derivanti dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora ad Agrigento e di guida senza patente perché mai conseguita. L’automobile è stata sequestrata.
28 gennaio, La Guardia di Finanza agrigentina, coordinata dal colonnello Massimo Sobrà e dal capitano Andrea Sotgiu, ha concluso delle indagini antidroga e, in distinte occasioni, ha arrestato ad Agrigento 3 immigrati africani e ha sequestrato complessivamente 1 chilo e 100 grammi di hashish. I 3 arrestati sono stati sorpresi al rientro da Palermo, sull’ autobus di linea, in possesso della droga. Ulteriori indagini sono in corso per accertare se i 3 siano spacciatori oppure corrieri, e se, in tale ipotesi, la droga fosse destinata ad altri.
28 gennaio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha assolto, perché il fatto non sussiste, il poliziotto della Direzione investigativa antimafia, Giuseppe Boccadoro, di Porto Empedocle. L’ uomo è stato imputato di calunnia nell’ ambito di una controversia con strascichi giudiziari con l’ ex moglie, nel cui ulteriore ambito lo stesso Boccadoro è stato assolto dalla Corte d’Appello di Palermo dall’ accusa di stalking verso la donna.
28 gennaio, Ad Agrigento ancora maxi furti di cavi di rame. I ladri hanno imperversato nella frazione di Montaperto, in contrada Milione, dove sono stati tagliati e rubati 800 metri di cavi di rame dell’alta tensione. Le residenze della zona sono senza corrente elettrica in attesa che l’ Enel provveda agli interventi di rimedio. Indagini in corso.
29 gennaio, Incidente stradale mortale lungo la strada statale 640 Agrigento – Caltanissetta, tra Racalmuto e Canicattì, nei pressi di contrada “Tenuta Rovereto”, dove, per cause in corso di accertamento da parte dei Poliziotti del distaccamento della Stradale di Canicattì, si sono scontrate due automobili, una Ford Fiesta e una Renault Megane. La donna al volante della Ford Fiesta, Elena Giardina, 38 anni, di Canicattì, madre di una bambina, impiegata al Centro commerciale “Le Vigne”, è giunta morta con l’elisoccorso del 118 all’ ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Ferite lievemente sono le 5 persone a bordo della Renault Megane, soccorse all’ ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì.
30 gennaio, Ad Agrigento i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, in contrada Serraferlicchio, sono discesi in un burrone e hanno recuperato una giovane donna, poi soccorsa da un’ambulanza del 118 e trasportata all’ ospedale “San Giovanni di Dio”. Sono stati i familiari ad allarmare i Carabinieri, perché si sono accorti della ragazza ai margini del burrone. Si ipotizza che abbia voluto suicidarsi.
30 gennaio, A Ravanusa, in Via delle Scuole, nel centro storico, ha subito un incendio l’ ingresso di un’ abitazione di proprietà di un infermiere di 50 anni. Verosimilmente ignoti hanno cosparso il portone di liquido infiammabile e hanno appiccato il fuoco. Indagini in corso.
30 gennaio, La Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo il 23 settembre 2015 e ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, l’imprenditore Vincenzo Leone, 47 anni, di Canicattì, già condannato in primo e secondo grado a 9 anni di carcere per mafia e poi rinviato in Appello dalla Cassazione. Vincenzo Leone è stato inquisito nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Agorà”, che ruota intorno alla costruzione dell’omonimo centro commerciale lungo la statale 640 Agrigento – Caltanissetta nei pressi del bivio per Castrofilippo.
30 gennaio, Il Giudice monocratico del Tribunale di Sciacca ha assolto il farmacista agrigentino Carlo Alberto Cucchiara, imputato di appropriazione indebita per circa 400mila euro, in un periodo precedente al 2013, nell’ ambito della gestione di una farmacia a Menfi. Cucchiara si sarebbe appropriato, attraverso prelevamenti dai conti correnti, della somma complessiva di 351 mila euro nel 2012 e di ulteriori 22 mila euro tra il 2012 e il 2013. E poi, nel periodo tra il 2011 e il 2012, di merce per un valore complessivo di 75 mila euro. Il difensore del professionista, l’ avvocato Giovanna Maria Craparo, ha dimostrato nel concreto l’infondatezza delle ipotesi di reato contestate, sancita poi nella sentenza di assoluzione firmata dal giudice Fabio Passalacqua.
30 gennaio, Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Tommaso Amato, sono intervenuti in piazza Cavour per sedare una violenta rissa in corso tra 5 giovani, da 18 a 25 anni. Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza del 118. Lo scontro si sarebbe scatenato per futili motivi. Sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi al fine eventualmente di procedere alla configurazione del reato di rissa o di aggressione e alla conseguente denuncia alla Procura.
30 gennaio, Il Tribunale di Sciacca ha assolto l’ imprenditore saccense Nunzio Raia, 52 anni, che opera nel settore dei trasporti, imputato di abuso d’ufficio e falso nell’ ambito di alcune autorizzazioni al trasporto concesse dal Comune di Caltabellotta. Sono stati invece condannati, solo per falso, due dipendenti del Comune di Caltabellotta : 6 mesi a Vito Fisco, 74 anni, e 3 mesi a Vincenzo Aquilina, 63 anni, con pena sospesa per entrambi.
31 gennaio, Ad Agrigento, in viale Regione Siciliana, in un centro d’accoglienza, un gruppo di giovani stranieri ha protestato per la mancanza di acqua calda, e poi si è scatenato in escandescenze devastando gli arredi, tra televisori, suppellettili e vettovaglie. Sul posto, allarmati da una telefonata al 113, sono giunti i poliziotti della squadra Volanti, che hanno ripristinato l’ordine. Non è la prima volta che episodi del genere accadono nello stesso centro d’accoglienza in viale Regione Siciliana.

 

31 gennaio, I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato un romeno di 19 anni residente a Ribera, Daniel Chiricia, e hanno denunciato a piede libero altri 2 romeni, D A sono le iniziali del nome, 29 anni, ed S D, 17 anni, perché responsabili in concorso di furto aggravato in abitazione al residence “Torre Macauda” a Sciacca. Nottetempo, i Carabinieri sono intervenuti a seguito della richiesta di intervento da parte del servizio di vigilanza del residence, e hanno sorpreso Chiricia intento a dileguarsi per le campagne circostanti con ancora addosso parte della refurtiva. Ulteriori indagini hanno consentito ai militari di denunciare gli altri 2 complici.
1 febbraio, Il 21 dicembre 2014, al Tribunale di Sciacca, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 5 mesi di carcere, per estorsione e stalking, Ward Derbali, 22 anni, originario della Tunisia. L’ africano avrebbe pedinato e minacciato la sua ex compagna condizionandone le abitudini di vita, pretendendo rapporti sessuali non consenzienti e diverse somme di denaro per non pubblicare su Facebook alcune foto, a suo avviso, compromettenti. La donna si è rivolta ai Carabinieri, e i militari si sono presentati all’ appuntamento tra lei e lui, e hanno arrestato lui quando lei gli ha consegnato i soldi per non pubblicare le foto. Ebbene, adesso, la Procura di Sciacca ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico dello stesso Derbali, imputato, in abbreviato, di violenza sessuale a danno della stessa ragazza.
1 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il Tribunale ha assolto Giovanni Silvestre Russo, 25 anni, imputato del danneggiamento vandalico di circa 15 automobili, ad Agrigento, la notte del 2 gennaio 2012. Russo è stato difeso dall’avvocato Fabio Inglima Modica, che commenta: “All’esito dell’istruttoria dibattimentale è emerso che non vi è stato alcun riscontro della responsabilità di Russo. Non vi è nessuna prova di colpevolezza. Russo è stato a casa nelle ore in cui sono stati compiuti i danneggiamenti. E’ stato visto solo successivamente transitare col suo ciclomotore nelle vie interessate, Toniolo, Esseneto e Callicratide.” La Procura ha invocato la condanna dell’ imputato a 2 mesi di reclusione.
1 febbraio, A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari il marocchino Et Tah Jusef, 31 anni, con regolare permesso di soggiorno, per violazione di domicilio e tentato furto. In via Vittorio Veneto, l’uomo si è arrampicato fino al primo piano e ha tentato di forzare la finestra di un’abitazione. Una donna, all’ interno, ha udito i rumori e ha lanciato l’allarme. Il marocchino è stato sorpreso dai militari nascosto in un armadio. Peraltro, l’immigrato è stato alcune volte ospite a pranzo delle stesse persone, dei connazionali, che poi ha tentato di derubare.
1 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero, Carlo Cinque, ha rinviato a giudizio il medico Carmelo Amato, 65 anni, imputato di truffa e falso a danno dell’Azienda sanitaria provinciale che si è costituita Parte civile in giudizio. Amato avrebbe attestato falsamente di avere visitato a domicilio alcuni pazienti al fine di ottenere il relativo pagamento dall’Azienda sanitaria. E ciò nel 2013, in occasione di una quindicina di episodi, con una presunta truffa da 300 euro circa complessivi. L’indagine è stata intrapresa a seguito della denuncia di un paziente.

1 febbraio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri hanno arrestato Giovanni Vella, 50 anni, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Agrigento. Vella sconterà la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione, perché giudicato colpevole dei reati di sottrazione di persone incapaci e atti sessuali con minorenne, nell’ anno 2008 a Palma di Montechiaro.
1 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri della stazione di Villaseta hanno arrestato, per evasione dagli arresti domiciliari, Francesco Vetrano, 31 anni di Agrigento, risultato non in casa all’atto del controllo da parte dei militari. Vetrano è stato poi rintracciato lungo le vie del centro cittadino, ed è stato nuovamente ristretto ai domiciliari.
2 febbraio, Il 31 marzo 2015 la Squadra Mobile di Agrigento, capitanata da Giovanni Minardi, ha arrestato, per coltivazione e detenzione di stupefacenti, e per detenzione abusiva di munizioni, Antonino Di Rosa, 26 anni, di Palma di Montechiaro. Antonino Di Rosa, nel corso di una perquisizione, è stato sorpreso in possesso di 144 piantine di marijuana, 66 semi della stessa pianta, oltre 300 grammi di ketamina, più di 13 chili di hashish, e quasi un chilo e mezzo di cocaina, per un valore di mercato complessivo di circa 900 mila euro. I poliziotti della Mobile hanno anche sequestrato 61 cartucce per pistola di vario calibro. Ebbene, adesso, ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha condannato Antonino Di Rosa a 5 anni di reclusione.
2 febbraio, I Carabinieri della Compagnia di Enna hanno arrestato in flagranza di reato, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, Salvatore Muratore, 42 anni, di Canicattì, corriere, sorpreso a bordo del suo furgone, posteggiato nell’area di sosta di un centro commerciale, in possesso di 2,1 grammi di cocaina e denaro in contanti all’interno del borsello.
2 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Alessandro Giusti, 50 anni, originario di Calenzano in provincia di Firenze ma residente a Favara, ex guardia giurata. Giusti sconterà 2 anni e 4 mesi di carcere perchè ritenuto colpevole di aver partecipato ad una manifestazione politica a Firenze, il 16 marzo 2012, in possesso di una pistola scacciacani, in occasione della presentazione di un libro del deputato Renato Brunetta, al quale l’ uomo si sarebbe avvicinato armato con una pistola scacciacani e una pistola da sub. Nel corso della perquisizione domiciliare gli sono stati sequestrati un fucile, una carabina con 5 caricatori, manganelli, pugnali, tirapugni, centinaia di proiettili, una baionetta della seconda guerra mondiale, un giubbotto antiproiettile, spille e medaglie con simboli nazisti e fascisti, e un pugnale col simbolo della svastica.
2 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, ha assolto, perché il fatto non sussiste, il geometra Giovanni Butera, funzionario dell’Ufficio tecnico del Comune di Porto Empedocle, imputato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale a seguito di un sopralluogo eseguito in un cantiere di scavo per la collocazione di acque bianche in contrada Piano del Molo, che è una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Butera avrebbe attestato falsamente che le opere fossero conformi agli elaborati grafici e al nulla osta dell’ Asi. Giovanni Butera è stato difeso dall’avvocato Enzo Caponnetto.
2 febbraio, La Guardia di Finanza e la Procura di Sciacca, nell’ ambito dell’inchiesta cosiddetta “Terra Buona”, hanno sequestrato a Ribera un’area di circa mille metri quadrati adibita, secondo quanto emerso dalle indagini, ad area di stoccaggio di automobili rubate e pronte per essere smontate e rivendute a pezzi. Un uomo di 60 anni, privo di licenza e del tutto sconosciuto al fisco, è stato iscritto nel registro degli indagati ed è stato denunciato per attività di gestione di rifiuti non autorizzata e per ricettazione. Ulteriori indagini sono in corso.
2 febbraio, A Naro i Carabinieri della locale stazione hanno arrestato, ai domiciliari, in flagranza di reato 3 braccianti agricoli sorpresi a rubare oltre 2 tonnellate di legna. Si tratta di Calogero Di Salvo, 43 anni, di Campobello di Licata, Vito Di Salvo, 21 anni, anche lui di Campobello di Licata, e Mihai Botezatu, 48 anni, romeno, domiciliato a Campobello. Nelle campagne intorno al paese, in contrada “Fratel Gerardo”, i 3 sono stati colti dai militari dopo avere tagliato e selezionato alcuni alberi di pino all’interno di un fondo di proprietà di una fondazione religiosa, e intenti a caricare circa 2300 chili di legna a bordo di un autocarro. I 3 hanno tentato la fuga ma sono stati acciuffati e condotti in caserma. La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.
3 febbraio, Il Tribunale di Caltanissetta ha assolto, perché il fatto non sussiste, l’Imprenditore agrigentino Dario Vella, imputato quale amministratore unico della Società Seap, con sede nella zona industriale Asi di Aragona, perché, con più azioni esecutive, sarebbe stata effettuata un’attività di raccolta, trasporto e smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi contenenti amianto. L’imprenditore Dario Vella è stato difeso dagli avvocati Annalisa Russello e Angelo Farruggia.
3 febbraio, A Porto Empedocle, i poliziotti del locale Commissariato, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato James Burgio, 24 anni, di Porto Empedocle, sorpreso in flagranza di reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. James Burgio, già detenuto ai domiciliari per altra causa, è stato sottoposto ad una perquisizione domiciliare indotta dalla presenza nell’ abitazione di un soggetto pregiudicato. Ebbene, i poliziotti hanno scoperto addosso a Burgio e sequestrato 2 involucri con dentro complessivamente circa 75 grammi di cocaina. L’ empedoclino è stato trasferito in carcere, a Petrusa.
3 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara sono a lavoro perché a Favara, nel centro cittadino, è stata rubata nottetempo un’automobile, e poi il mezzo è stato ritrovato incendiato in contrada San Benedetto, al confine tra Favara, Agrigento e Aragona. Ad accorgersi dell’ auto, una Mercedes C240 in fiamme, è stato un automobilista in transito. A poco è servito l’ intervento dei Vigili del Fuoco. L’ automobile è di proprietà di un carrozziere di 62 anni che ha denunciato il furto.
3 febbraio, A Palma di Montechiaro la Polizia ha compiuto un maxi controllo del territorio. Più nel dettaglio è stato un intervento ad ampio raggio di prevenzione contro eventuali infiltrazioni terroristiche tra gli immigrati presenti nel territorio. Sono stati pertanto controllati gli extracomunitari dimoranti nella cittadina, soprattutto magrebini e senegalesi. Alcuni sono stati sorpresi senza permesso di soggiorno e, di conseguenza, hanno subito una denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento. Sequestrati inoltre centinaia di capi d’abbigliamento e di pelletteria contraffatti. Lo stesso intervento è stato contestualmente eseguito dai Carabinieri a Favara, dove i militari hanno letteralmente setacciato strade e quartieri avvalendosi anche dell’ ausilio di un elicottero. Anche a Favara, come a Palma, e in precedenza Agrigento e Canicattì, il lavoro degli investigatori ha interessato le zone più densamente popolate dagli immigrati nell’ ambito di controlli, ormai ordinari e non più straordinari, di sicurezza e prevenzione. Nel corso delle perquisizioni, 4 soggetti extracomunitari sono stati sorpresi in possesso di 25 dosi di hashish, già confezionate con la carta stagnola, per un totale di circa 30 grammi. Si tratta di ragazzi provenienti dalla Nigeria, dal Ghana e dal Togo fra i 25 e i 35 anni, che sono stati denunciati per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e anche per furto aggravato di energia elettrica.
4 febbraio, A Ribera i Carabinieri hanno arrestato un uomo originario dell’ Algeria, di 50 anni, perché – secondo gli investigatori – ha bloccato una ragazza di 25 anni, l’ ha costretta a salire sul cassone di un camion, l’ ha picchiata e ha tentato di violentarla. La donna lo ha denunciato ai Carabinieri, che hanno rintracciato e arrestato l’algerino. Risponderà di sequestro di persona e tentata violenza sessuale.
4 febbraio, A Ravanusa i Carabinieri hanno arrestato Giuseppe Minacori, 74 anni, pensionato, che sconterà la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione per ricettazione e riciclaggio, reati commessi a Ravanusa nel 2013. Minacori è ristretto nel carcere Petrusa ad Agrigento.

4 febbraio, I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato Michele Cannizzaro, 28 anni, di Licata, pescatore, perché, dopo essere stato condotto in caserma per degli accertamenti seguiti alla segnalazione di molestie in un bar, si è scagliato contro il capitano della Compagnia, Marco Currao, ferendolo ad una mano e costringendolo alle cure del pronto soccorso con prognosi di 7 giorni. Cannizzaro ha già patteggiato la condanna a 8 mesi di reclusione, pena sospesa ed affidamento ai servizi sociali.
4 febbraio, Ad Agrigento la Polizia ha denunciato a piede libero un minore di 15 anni sorpreso a rubare capi d’abbigliamento e alimentari in un supermercato. Il ragazzino appena fuori il centro commerciale “Città dei Templi” è stato intercettato dal personale di vigilanza, che ha allarmato il 113.

 

6 febbraio, A Porto Empedocle, i poliziotti del locale Commissariato, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Gino Mendola, 27 anni, di Porto Empedocle, e Andrea Castellino, anche lui di 27 anni, di Cattolica Eraclea, per resistenza a pubblico ufficiale, fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina, e detenzione di munizioni per arma comune da sparo. Mendola e Castellino, a bordo di un’automobile guidata da Mendola, hanno violato l’alt ad un posto di blocco e sono fuggiti. Durante l’inseguimento nel centro cittadino, da un finestrino dell’auto è stato lanciato fuori un oggetto metallico. I due fuggitivi sono stati bloccati, hanno tentato di proseguire la fuga a piedi ma sono stati acciuffati. L’oggetto metallico è risultato essere un fucile da caccia a canna mozza. Recuperate anche 6 cartucce calibro 16 da caccia buttate a terra da Castellino. A casa dello stesso Andrea Castellino sono state sequestrate altre 16 cartucce calibro 16, una pistola a salve calibro 9 priva di tappo rosso e un machete.
6 febbraio, Ad Agrigento i Carabinieri hanno compiuto un controllo straordinario del territorio, nel centro storico, e 3 immigrati sono stati arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. I militari del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento e della stazione di Montaperto, nel corso di una perquisizione domiciliare in via Gallo, hanno sorpreso i tre in possesso di 169 grammi di hashish già divisi in dosi, 3 grammi di marijuana, 2 bilancini di precisione, e 2 coltelli da cucina imbrattati di sostanza resinosa. In manette Abdallah Abubakar, 33 anni, della Guinea, Bagilo Suso, 26 anni, del Gambia ed Ebrima Sedibama, 19 anni, anche lui del Gambia. I primi due sono risultati essere anche destinatari di provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale non ottemperati.
6 febbraio, I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Agrigento, hanno arrestato Gorge Aurel Andronic, 21 anni, pastore, originario della Romania e domiciliato a Naro, responsabile dei reati di concorso in detenzione abusiva di arma clandestina e munizioni. Il romeno ha detenuto illecitamente un’arma clandestina, una pistola Beretta modello 34 calibro 9 corto, con munizioni, che un altro romeno, Paun Grigor Marian, avrebbe utilizzato per suicidarsi lo scorso 20 gennaio.
6 febbraio, A Ravanusa, in via Roosevelt, due ignoti malviventi, armati e travisati con passamontagna, hanno assaltato l’ Ufficio Postale e hanno costretto i dipendenti a consegnargli l’incasso della giornata. Poi sono fuggiti, forse insieme ad un terzo complice a bordo di un’automobile. Il bottino ammonterebbe a circa 50mila euro. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Licata. Indagini in corso.
7 febbraio, Accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Eugenio Longo, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ha scarcerato Filippo Migliore, 47 anni, di Cammarata, imprenditore, arrestato lo scorso 21 gennaio dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro. Sono stati 35 complessivamente gli arresti.

 

7 febbraio, La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Simona Faga, ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio di Salvatore Tuttolomondo, 32 anni, di Porto Empedocle, imputato di un nutrita serie di reati, che sarebbero stati commessi simulando di essere un esponente delle forze dell’ordine, o corriere di una ditta di trasporti. Tuttolomondo, millantando tali ruoli, avrebbe truffato una moltitudine di persone intascando denaro in modo fraudolento. La prima udienza preliminare è in calendario il 20 febbraio prossimo innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alfonso Malato.
7 febbraio, I Carabinieri della Tenenza di Favara, in esecuzione di un ordine emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, hanno arrestato Carmelo Vita, 34 anni, di Favara, responsabile di un abuso edilizio risalente al marzo 2011. Si tratta della costruzione di un magazzino di 91 metri quadri in contrada Pioppo a Favara, risultato non ammissibile a sanatoria. Vita è stato condannato a 1 mese e 3 giorni di reclusione. Il Tribunale avrebbe concesso la sospensione condizionale della pena se il magazzino fosse stato demolito. E invece l’edificio non è stato abbattuto. Pertanto il favarese sconterà la condanna ai domiciliari.
7 febbraio, A Cattolica Eraclea i Carabinieri hanno arrestato Francesco Emanuele, 46 anni, perché ha allacciato abusivamente la propria abitazione, in via Campidoglio, alla rete Enel tramite 2 conduttori in rame.
7 febbraio, A Palma di Montechiaro i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in flagranza di reato di furto aggravato di energia elettrica Bruno Sciumè, 49 anni, elettricista, e Baldassare Castellino, 38 anni, commerciante. Nel corso di controlli, insieme a personale Enel, i Carabinieri hanno riscontrato che l’abitazione di Sciumè e la concessionaria di automobili di Castellino, in concorso tra loro, si sono allacciate abusivamente alla rete elettrica pubblica. I due palmesi sono ristretti ai domiciliari.
8 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Manuela Sajeva, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna di 8 imputati di detenzione di droga a fini di spaccio. Si tratta di un presunto giro di spaccio attivo a Canicattì e sgominato dalla Polizia nel 2012. In particolare, sono stati chiesti 1 anno di reclusione per Agostino Carmelo Lombardo, 22 anni, poi 9 mesi per Carmelo Fazio, 29 anni, e poi 8 mesi di reclusione ciascuno per Fabio Orlando, 37 anni, Marco Cimino, 27 anni, Danilo Tropia, 27 anni, Costel Chiriac Ovidium, 26 anni, Francesco Gioacchino Pisciotto, 25 anni, e Ionela Alina Corcoveanu, 27 anni. L’ udienza per la sentenza è in calendario il 30 maggio.
8 febbraio, I Carabinieri hanno arrestato un bracciante agricolo di Palma di Montechiaro, P G sono le iniziali del nome, 75 anni, presunto responsabile di stalking e induzione alla prostituzione. L’anziano avrebbe tormentato e molestato una casalinga di Naro, provocandole un perdurante stato di apprensione e di ansia, per indurla ad intrattenere rapporti sessuali con lui e con altre persone in cambio di denaro. Il palmese è ristretto ai domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
8 febbraio, Il Tribunale di Agrigento, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha archiviato le indagini e ha scagionato gli agrigentini Raffaele Piazza, 34 anni, e i cugini omonimi Pietro Capraro, di 38 e 28 anni. I 3 sono stati indagati perché avrebbero trasportato un carico di 13 chili di marijuana dal nord verso la Sicilia. I tre hanno dimostrato di essere del tutto estranei al trasporto dello stupefacente.
9 febbraio, Il Tribunale Civile di Agrigento ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale a risarcire 2 milioni e 30mila euro ai familiari di una ragazza di Favara oggi di 15 anni di età, nata nel 2001 con parto all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. All’epoca, la neonata subì, a causa di un presunto ritardo nel parto, danni gravissimi e irreversibili che l’ hanno resa disabile. Nel 2013 la famiglia, tramite l’avvocato Maria Luisa Spoto, ha promosso il giudizio civile per danni. Non è escluso un ricorso in Appello da parte dell’Azienda sanitaria agrigentina.
9 febbraio, A Favara, nel cimitero comunale, è stata danneggiata la tomba dell’imprenditore Calogero Palumbo Piccionello, ucciso a 65 anni di età a Favara il 28 novembre del 2012. Sono stati i familiari, in visita al cimitero di Piano Traversa, ad accorgersi dei danneggiamenti, denunciati poi alla Tenenza dei Carabinieri di Favara. Indagini sono in corso. Il 10 novembre 2015 la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Agrigento risalente al 15 maggio 2014, che ha condannato a 30 anni di reclusione Antonio Baio, imprenditore di Favara di 74 anni, reo confesso dell’ omicidio del compaesano Calogero Palumbo Piccionello.
10 febbraio, Al confine tra Agrigento, Favara e Aragona, nell’area industriale, in contrada San Benedetto, ignoti malviventi hanno imperversato in due aziende. I banditi, in tre, incappucciati, sono entrati nell’azienda di smaltimento e trattamento rifiuti del Gruppo Seap di Sergio Vella, un’azienda attiva da 28 anni e che ha in organico 73 dipendenti, e vi hanno trascorso all’interno 5 ore. Dopo avere caricato taniche di carburante, hanno rubato un furgone con gru del valore di 47 mila euro e una Fiat Punto. Poi, a distanza di 300 metri, hanno agito in un’altra azienda da cui hanno prelevato 4 tonnellate di materiale in rame. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri per i rilievi di rito. Indagini in corso. L’ assessore regionale Mariella Lo Bello e la commissaria dell’Irsap, Maria Grazia Brandara, esprimono solidarietà agli imprenditori vittime dei gravi furti, e domani pomeriggio li incontreranno personalmente in occasione di un sopralluogo.

10 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Salvatore Caradonna, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni di reclusione a carico di Angela Giovanna Alaimo, 58 anni, di Racalmuto, legale rappresentante della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. La donna è imputata di truffa allorchè avrebbe raggirato i fedeli ottenendo da loro dei contributi per la Chiesa che, invece, sarebbero stati intascati dalla stessa Alaimo. L’ inchiesta è stata avviata a seguito della denuncia di due fedeli. Le presunte vittime della truffa sono parte civile in giudizio tramite l’avvocato Gianfranco Pilato.
10 febbraio, La morte di Bennardo Chiapparo a Favara: la Procura di Agrigento notifica l’avviso di conclusione delle indagini a sei indagati. E’ l’inchiesta cosiddetta “Giustizia privata”. Lo scorso 5 dicembre 2016 a Favara i Carabinieri della locale Tenenza, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Agrigento, hanno arrestato quattro indagati per l’omicidio preterintenzionale di Bennardo Chiapparo, 68 anni. Si tratta di Antonio Pirrera, 40 anni, Michele Sorce, 34 anni, Carmelo Pullara, 27 anni, e Giovanni Ruggeri, 42 anni. Pirrera è in carcere. Gli altri 3 sono ristretti ai domiciliari. Poi, il 16 dicembre, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare, ritenendo carenti i gravi indizi di colpevolezza, e ha restituito la libertà a Pirrera e Ruggeri. E così è stato poi anche per Sorce e Pullara. Adesso la Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il magistrato indagante, Matteo Delpini, ha concluso le indagini, e ha notificato il relativo avviso, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, non solo ai primi quattro, Pirrera, Ruggeri, Sorce e Pullara, ma anche ad altri due indagati. Si tratta di Salvatore Pecoraro, 26 anni, e Gabriele Ceresi, 32 anni, anche loro di Favara. I due non rispondono dell’omicidio preterintenzionale di Chiapparo ma di avere tentato di depistare le indagini. Pecoraro con false dichiarazioni al pubblico ministero, perché avrebbe assistito a quanto accaduto ma avrebbe smentito dichiarando di non essere a conoscenza di nulla. E Ceresi, titolare di una tabaccheria, avrebbe invece negato di avere appreso dal figlio di Antonio Pirrera dello scontro con Chiapparo. Bennardo Chiapparo è morto il 10 febbraio 2016 all’ ospedale di Agrigento, dove il primo febbraio precedente è stato ricoverato con un grave trauma cranico provocato, come ha raccontato colui che lo ha accompagnato in ospedale, da una banale caduta. Le indagini sostenute dai Carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore, Matteo Delpini, hanno invece scoperto che Bennardo Chiapparo sarebbe stato violentemente picchiato perché avrebbe sgridato per futili motivi il figlio minore di Antonino Pirrera, un bambino, perché avrebbe tirato dei calci ad una insegna pubblicitaria dell’autolavaggio dello stesso Bennardo Chiapparo. Quando il bambino è stato sgridato, è caduto a terra, subendo delle abrasioni alle ginocchia. Dunque, il padre avrebbe organizzato la spedizione punitiva contro Chiapparo, che sarebbe stato colpito con un pugno alla testa dallo stesso Pirrera, è caduto a terra sbattendo la testa, ed è poi morto per emorragia cerebrale non operabile. I figli di Chiapparo, intervenuti per difendere il padre, sarebbero stati anche loro aggrediti.
10 febbraio, I Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro, nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno arrestato in flagranza di reato Dan Rotaru, 24 anni, originario della Romania e residente a Butera, responsabile di furto aggravato in abitazione. I Carabinieri, in collaborazione i poliziotti del Commissariato di Palma, sono intervenuti a Marina di Palma, al lungomare Todaro, e hanno sorpreso e arrestato Dan Rotaru all’interno dell’abitazione di proprietà di un imprenditore palmese, intento a svaligiare la villetta estiva. La refurtiva è stata restituita al proprietario.
10 febbraio, Giovanni Brunetto è stato ucciso a Licata. Angelo Carità, imputato di sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Agrigento. E poi, isolamento diurno per un anno, il tutto invocato in requisitoria dal pubblico ministero, Salvatore Vella. Il 28 ottobre 2013 a Canicattì in un terreno è stato scoperto il cadavere dell’ imprenditore agricolo di Licata, Giovanni Brunetto. Il giorno seguente è stato arrestato una seconda volta Angelo Carità, 61 anni, anche lui imprenditore agricolo, già in manette il 20 maggio precedente. Di Giovanni Brunetto, 60 anni, non vi è stata più nessuna traccia dal 7 maggio 2013. Brunetto sarebbe stato creditore, di una somma tra i 40 e i 100mila euro, verso Angelo Carità. Il primo prestito risale al 2006, quando Carità avrebbe chiesto a Brunetto alcune migliaia di euro per sbloccare un’ eredità, promettendogli anche una percentuale in compenso. Il 10 maggio 2013, lungo la strada statale 123, tra Canicattì e Campobello di Licata, è stata scoperta parcheggiata in una piazzola di sosta l’ automobile, una Fiat Punto, di Brunetto. La vittima avrebbe più volte litigato, anche animatamente, con il suo debitore, Angelo Carità. E l’ultima volta lo scontro si è scatenato la mattina del 7 maggio, innanzi ad un bar a Licata. L’analisi delle celle telefoniche del cellulare di Carità ha svelato che, contrariamente a quanto dichiarato, il pomeriggio del 7 maggio Angelo Carità è stato nei pressi di Naro, laddove è stata poi scoperta l’automobile di Brunetto. E poi, il 28 ottobre, il corpo senza vita di Giovanni Brunetto è stato recuperato in un terreno agricolo a disposizione di Angelo Carità, a Canicattì, in contrada Casalotti. Il terreno è di proprietà di un avvocato di Canicattì, e Angelo Carità si è occupato di lavori agricoli nello stesso terreno dove durante lo stesso periodo incriminato sono stati compiuti lavori di movimentazione terra. L’ 11 ottobre il terreno è stato sequestrato, al fine di scavare e scoprire se vi fosse stato seppellito Giovanni Brunetto. Il cadavere è emerso, ed è stato riconosciuto dai familiari.
10 febbraio, La Cassazione ha accolto il ricorso dei difensori, ha dichiarato non ammissibile il ricorso della Procura Generale, e ha assolto definitivamente 6 imputati, tra ex dirigenti dell’Asi di Agrigento, condannati dalla Corte d’Appello di Palermo il 2 marzo 2016, a 15 giorni di reclusione per l’accusa di falso, convertita in una multa di 3.750 euro, perché avrebbero dichiarato falsamente di possedere i requisiti necessari per essere ammessi nel Consiglio di amministrazione dell’Asi. Sono definitive le assoluzioni di Giuseppe Cacciatore, 65 anni, di Joppolo Giancaxio, Vincenzo Gagliardo, 45 anni, di Raffadali, Vincenzo Randisi, 48 anni, di Joppolo Giancaxio, Giuseppa Maria Francesca Gulisano, 53 anni, di Raffadali, Carmela Di Marco, 52 anni, di Racalmuto, e Massimo Parisi, 38 anni, di Aragona. Per Giuseppina Brucculeri, 42 anni, di Torino, che ha rinunciato al ricorso in Cassazione, è definitiva la condanna a 15 giorni di reclusione inflitta in Appello e convertita nella multa di 3.750 euro.
11 febbraio, Il 21 dicembre 2014, al Tribunale di Sciacca, ha patteggiato la condanna a 3 anni e 5 mesi di carcere, per estorsione e stalking, Ward Derbali, 22 anni, originario della Tunisia. L’africano avrebbe pedinato e minacciato la sua ex compagna condizionandone le abitudini di vita, pretendendo rapporti sessuali non consenzienti e diverse somme di denaro per non pubblicare su Facebook alcune foto, a suo avviso, compromettenti. La donna si è rivolta ai Carabinieri, e i militari si sono presentati all’appuntamento tra lei e lui, e hanno arrestato lui quando lei gli ha consegnato i soldi per non pubblicare le foto. Ebbene, nel frattempo la Procura di Sciacca ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione a carico dello stesso Derbali, imputato, in abbreviato, di violenza sessuale a danno della stessa ragazza. E adesso il Tribunale lo ha condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere.
13 febbraio, Lo scorso 19 gennaio, la Guardia di Finanza, nell’ ambito di un’ inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, contro affari e presunti affiliati al clan della Ndrangheta dei Piromalli, tra i 35 indagati in arresto ha arrestato anche 4 imprenditori agrigentini. Si tratta di Francesco Migliore, 56 anni, e Filippo Migliore, 47 anni, entrambi di Cammarata. E poi Alessio La Corte, 33 anni, e Vito La Greca, 39 anni, entrambi di Santo Stefano Quisquina. Le indagini hanno scoperto il velo su un presunto impero economico, costruito tramite un cartello di 60 imprese colluse con la Ndrangheta che avrebbero controllato e turbato gli appalti pubblici nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, il tutto contando sui solidi legami con la potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro. Ebbene, oggi, ancora la Guardia di Finanza e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, nell’ambito di una seconda inchiesta, ha ristretto ai domiciliari 25 indagati tra cui, ancora, gli stessi quattro imprenditori agrigentini. Le indagini, come nel primo caso, ruotano intorno ad una presunta associazione per delinquere di stampo mafioso, operante nella Piana di Gioia Tauro, finalizzata alla turbativa di gare d’appalto nel settore pubblico.
13 febbraio, Ad Agrigento, il Giudice d’Appello, Giuseppe Miceli, ha ribaltato la sentenza di condanna emessa in primo grado dal Giudice di Pace, e ha assolto Graziella Ancona dalle accuse di danneggiamenti e minacce che le sono state mosse tramite una querela di parte. Graziella Ancona è difesa dall’avvocato Giuseppe Arnone, che commenta: “La Giustizia ha trionfato. Spero che adesso la smettano di disturbare e molestare Graziella Ancona con queste accuse infondate. Speriamo che i querelanti si dissuadano da ulteriori e simili incredibili e calunniose iniziative.”
13 febbraio, Ad Agrigento, nel centro storico, una trans sudamericana, forse perché in preda ai fumi dell’alcol, è fuoriuscita nottetempo dalla propria abitazione, a ridosso della Via Atenea, e si è scatenata in pubbliche esibizioni ritenute indecenti da alcuni passanti che l’ hanno invitata a mantenere un comportamento più decente. La trans avrebbe reagito lanciando una bottiglia che ha solo sfiorato uno dei passanti. La sudamericana è poi rientrata in casa prima del sopraggiungere delle forze dell’ordine.
13 febbraio, A Campobello di Licata i Carabinieri hanno arrestato Angelo Gammacurta, che sconterà 2 anni di reclusione a seguito di sentenza definitiva di condanna per il reato di lesioni personali aggravate, commesso a Campobello di Licata nel 2009. Gammacurta è ristretto ai domiciliari.
14 febbraio, Nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta a carico dell’imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio, 52 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 28 ottobre, ancora la Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno sequestrato 5 immobili della Ho.P.A.F. S.r.l, di cui 3 residenziali, tra uno a Palermo e 2 ad Agrigento, in via Minerva, dove ha risieduto Burgio, e poi altri 2 a destinazione commerciale, uno a Porto Empedocle, che è il Centro Le Rondini, e l’altro a Gela. Il loro valore è stimabile in oltre 16,5 milioni di euro. Secondo gli indaganti, tali immobili, oltre ad essere il frutto delle plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta, sarebbero stati utilizzati per protrarre nel tempo le stesse condotte delittuose mediante la rappresentazione contabile di un valore sovrastimato rispetto a quello reale. Infatti, tramite false rappresentazioni contabili di tal genere, Giuseppe Burgio ed i suoi più stretti collaboratori sarebbero riusciti a procrastinare indebitamente la dichiarazione di fallimento di 4 società, di cui la più strutturata è la nota Centro distribuzioni alimentari Spa, con danni ai creditori per quasi 50 milioni di euro, e distrazioni direttamente imputabili a Giuseppe Burgio per oltre 13 milioni di euro. E la Guardia di Finanza sottolinea: “E ciò senza considerare l’enorme numero di lavoratori impiegati presso i numerosi centri commerciali che in tale contesto persero il proprio posto di lavoro a causa delle spregiudicate politiche aziendali e di bilancio del proprio datore di lavoro, il quale oltretutto notoriamente si vantava, già dall’inizio degli anni 2000, di avere intrapreso una forma di collaborazione con l’Autorità giudiziaria che in realtà, come in seguito fu giudizialmente dimostrato, è stata motivata proprio dal timore che le proprie società fossero sottoposte a misura di prevenzione patrimoniale dopo il primo arresto subito da Burgio, nel 1999, nell’ambito dell’operazione antimafia cosiddetta Grande Oriente.”
14 febbraio, Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 6 anni di reclusione Giuseppe Fanara, 29 anni, di Favara, imputato di avere sparato contro un bracciante agricolo originario della Nigeria, e di averne picchiato un altro con una spranga per contrasti insorti sul pagamento di un lavoro agricolo. Fanara è stato arrestato il 26 maggio 2016 per tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale in luogo aperto al pubblico di una pistola. Giuseppe Fanara si è sempre difeso sostenendo di essere intervenuto a difesa del padre da un’aggressione ma senza alcuna intenzione di uccidere.
14 febbraio, Ad Agrigento, in via De Gasperi, il 23 settembre 2013 un incidente sul lavoro ha provocato la morte di un operaio, Raffaele Provenzano, 54 anni, di Milena, in provincia di Caltanissetta, precipitato da un ponteggio allestito per la ristrutturazione esterna di un palazzo ad opera dell’ impresa Fazio Costruzioni. L’uomo è caduto dal quarto piano. A nulla sono valsi i soccorsi. Ebbene, adesso, il responsabile del cantiere e titolare dell’impresa ha patteggiato la condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione innanzi al Tribunale di Agrigento per omicidio colposo, allorchè avrebbe violato le norme in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro.
14 febbraio, I poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno denunciato a piede libero un uomo di 46 anni, che si è presentato spontaneamente in Commissariato perché ricercato a seguito di un violento scontro con un anziano di 69 anni per questioni economiche legate a un debito di circa mille euro. I due si sono incontrati in via Roma a Porto Empedocle per discutere. Ebbene, l’uomo di 46 anni, debitore, avrebbe colpito l’anziano creditore con un tubo di ferro lungo 75 centimetri. Il ferito è stato soccorso dal 118 e trasportato in Ospedale dove i medici gli hanno riscontrato una frattura al cranio con prognosi di 30 giorni. Il denunciato risponderà di lesioni personali gravi. Il tubo di ferro è stato recuperato e sequestrato.
14 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione ciascuno Antonio Sanfilippo, 22 anni, e Walter Bosco, 39 anni, entrambi di Favara, e Alessandro Sguali, 42 anni, di Agrigento. Sono stati assolti altri due imputati, Giuseppe Bosco, 24 anni, e Aurelio Sanfilippo, 59 anni, anche loro di Favara. I cinque avrebbero rubato una moto e poi avrebbero usato violenza e preteso denaro per la restituzione del mezzo.
14 febbraio, Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Gennaro Palumbo, di Montallegro, imputato di furto aggravato allorchè avrebbe rubato 28 metri cubi d’acqua forzando il contatore idrico. A denunciare Palumbo è stata la società che gestisce il servizio idrico, Girgenti Acque, che si è costituita parte civile in giudizio avanzando una richiesta di risarcimento danni per 10mila euro. L’imputato assolto è stato difeso dagli avvocati Vincenzo Gorgone e Gianluca Camilleri, del Foro di Agrigento.
15 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, i pubblici ministeri, Salvatore Vella e Simona Faga, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto la condanna di Angelo Saverini, 28 anni, di Licata, operatore in comunità di assistenza ai disabili, a 3 anni e 6 mesi di reclusione allorchè la notte di Capodanno del 2013 avrebbe abusato sessualmente di una disabile di 16 anni. Si tratta dell’inchiesta sulle comunità per disabili a Licata ribattezzate “comunità degli orrori”, in riferimento a presunti abusi che sarebbero stati perpetrati a danno dei disabili ospiti, e per i quali lo scorso primo ottobre Angelo Carmelo Grillo, 53 anni, di Licata, è stato condannato dal Tribunale di Agrigento a 10 anni e 2 mesi di reclusione. Grillo è stato giudicato in abbreviato per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori o disabili.
15 febbraio, La Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Santo Fornasier, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a carico di Giovanni Tuttolomondo, 47 anni, di Porto Empedocle, pescivendolo, arrestato il 5 aprile del 2013 perché avrebbe sparato 8 colpi di pistola contro il cognato, Libertino Vasile Cozzo, 41 anni, anche lui di Porto Empedocle, il quale scansò i proiettili nascondendosi sotto un furgone, nella banchina del porto empedoclino. Tuttolomondo avrebbe agito insieme ad un complice ancora non identificato.
15 febbraio, L’inchiesta “Eden 5”, terra bruciata intorno a Matteo Messina Denaro, sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e dai Carabinieri del Ros, avrebbe confermato il ruolo del presunto boss agrigentino, Leo Sutera, di Sambuca di Sicilia, che nelle campagne di Sambuca avrebbe allestito e condotto una sorta di luogo di concentramento e di smistamento di messaggi e di interessi di Matteo Messina Denaro. Un gruppo di agricoltori e di pastori sarebbe stato impegnato a bonificare la zona degli incontri, e poi i visitatori sarebbero stati scortati fino a destinazione, verso l’uomo “filtro”, Leo Sutera, conosciuto come “Il professore”. Ecco perché il primo aprile 2016 i militari del Ros e del Comando provinciale di Agrigento hanno arrestato 7 persone e ne hanno denunciate altre 18 in occasione del blitz battezzato “Triokola”, dall’antico nome di Caltabellotta dove sono state avviate le indagini. Poi, il 16 aprile successivo il Tribunale del Riesame di Palermo ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ha restituito la libertà a Gaspare Ciaccio, 32 anni, e a Luigi Alberto La Sala, 32 anni, entrambi di Sambuca di Sicilia, e a Salvatore e Andrea La Puma, 69 e 41 anni, padre e figlio, anche loro di Sambuca. E poi il 20 aprile è stato annullato l’ordine di custodia a carico di altri due sambucesi, il barbiere Massimo Tarantino, 44 anni, e Vincenzo Buscemi, 63 anni, operaio forestale di Sambuca di Sicilia. E i giudici del Riesame hanno motivato le scarcerazioni, che non sono state impugnate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, e, tra l’altro, hanno scritto: “I coinvolti nelle indagini si sono limitati a fare da accompagnatori ma non partecipavano agli incontri. Lo svolgimento di alcune commissioni, anche se costituiscono reato, su incarico di appartenenti ad un gruppo mafioso, è insufficiente a sostenere l’accusa di far parte di un’associazione mafiosa, essendo necessari, per la sussistenza, dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’articolo 416 bis, elementi non equivoci dello stabile inserimento del soggetto nella struttura organizzativa dell’associazione e la consapevolezza del medesimo di agire nell’ambito e per la realizzazione dei fini dell’associazione.” Dunque, adesso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto il giudizio solo per 3 dei 7 arrestati il primo aprile 2016: Giuseppe Genova, inteso Salvatore, 51 anni, presunto capomafia di Burgio, e poi per i sambucesi Andrea La Puma, presunto uomo di fiducia di Leo Sutera, e suo figlio, Salvatore La Puma.
16 febbraio, I poliziotti della “Sezione Antidroga” della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi, hanno arrestato ai domiciliari due immigrati dal Gambia, entrambi ventenni, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. All’interno di una sala giochi a Porto Empedocle e poi in un’abitazione affittata dai due ancora a Porto Empedocle, gli africani sono stati sorpresi in possesso di più di 40 grammi di hashish, in parte già confezionati per lo spaccio. Nel corso delle operazioni, un cliente, un ragazzo di 25 anni di Agrigento, che ha telefonato ai gambiani per acquistare droga in occasione di San Valentino, è stato identificato e poi segnalato alla Prefettura come consumatore di stupefacenti.
16 febbraio, Ad Agrigento, in contrada Piano Gatta, una testa di cane mozzata è stata scoperta all’interno del cantiere di lavoro della Beton Calcestruzzi. Il titolare dell’impresa, che è anche il presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro di Agrigento, ha allarmato la Polizia. La Scientifica ha compiuto i rilievi di rito. Indagini sono in corso.
16 febbraio, Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Alessandro Macaluso, a conclusione della requisitoria, ha invocato la condanna di 4 imputati, posteggiatori abusivi, giudicati in abbreviato allorchè avrebbero testimoniato il falso negando di essere stati costretti, con minacce e violenza, a versare una parte degli incassi ad esponenti mafiosi di Villaseta. In particolare, sono stati chiesti 3 anni e 6 mesi di reclusione a carico di Calogero Meli, 50 anni, e poi 2 anni ciascuno per Giuseppe Stagno, 41 anni, Vincenzo Melilli, 54 anni, e Antonino Perna, 36 anni. La sentenza è attesa il primo marzo. La giudice delle udienze preliminari, Alessandra Vella, ha rinviato a giudizio un quinto imputato, Alfonso Marino, 41 anni.
16 febbraio, Il pomeriggio del 10 giugno 2009 si scatenò un tentato omicidio ad Agrigento: un amministratore di condominio, Salvatore Graceffa, oggi di 44 anni, al culmine di un diverbio dentro il proprio Studio professionale, in via Mazzini, fu colpito al collo ed alla spalla con un coltello. Il 23 marzo 2015 la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna, a 4 anni e 10 mesi, a carico dell’accoltellatore, Angelo Spataro, 71 anni, di Joppolo Giancaxio, pensionato. Ebbene, adesso la Corte d’Appello di Palermo ha ridotto la condanna a 3 anni accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Ignazio Valenza, che, come rilevato dalla Cassazione, ha chiesto che a Spataro fosse riconosciuta l’attenuante del risarcimento alla vittima come prevalente sulle aggravanti.
17 febbraio, Dopo il rinvio dalla Cassazione, la Procura Generale di Palermo invoca 13 condanne, con 11 aggravamenti di pena, al processo alla “Nuova Cupola” agrigentina. Il 16 febbraio 2015 la Corte d’Appello di Palermo ha emesso la sentenza al processo abbreviato nell’ambito dell’ inchiesta antimafia nell’agrigentino “Nuova Cupola”, a carico delle presunte cosche di Agrigento, Palma di Montechiaro, Favara, Porto Empedocle, Siculiana, Raffadali, Santa Elisabetta, Casteltermini e Sambuca di Sicilia, nell’ occhio del ciclone giudiziario il 26 giugno 2012, il giorno del maxi blitz della Polizia battezzato “Nuova Cupola”, in riferimento anche all’ottavo mandamento mafioso nelle intenzioni di costituzione nella provincia agrigentina. Poi in Cassazione sono state impugnate alcune delle assoluzioni e anche delle condanne, e la Suprema Corte ha rinviato gli atti del processo ancora ai giudici di secondo grado. Ebbene, in occasione della requisitoria all’Appello bis la sostituto procuratore generale di Palermo, Rosalia Cammà, ha invocato la condanna dei 13 imputati rispediti al mittente dalla Corte di Cassazione. Per Leo Sutera, 67 anni, di Sambuca di Sicilia, presunto capo provincia di Cosa nostra agrigentina, 6 anni in continuazione e non 3 come in precedenza allorchè gli si contesta l’aggravante del riciclaggio delle risorse economiche. Poi, ancora aggravamenti di pena: da 13 anni a 16 anni e 10 mesi di reclusione per Francesco Ribisi, 34 anni, di Palma di Montechiaro, e poi per il presunto braccio destro di Ribisi, Giovanni Tarallo, 31 anni, di Santa Elisabetta, da 13 anni e 3 mesi a 16 anni e 8 mesi. Poi, Pietro Capraro, di Agrigento, nato nel 1979, da 7 anni e 8 mesi a 9 anni e 4 mesi. Natale Bianchi nato a Palermo nel 1977 da 8 anni e 8 mesi a 10 anni e 4 mesi. Giuseppe Infantino di Agrigento da 11 anni a 13 anni. Luca Cosentino di Agrigento da 8 anni a 10 anni e 10 mesi. Gaspare Carapezza di Agrigento dall’assoluzione alla condanna a 4 anni. Antonino Gagliano, di Siculiana, nato nel 1972, da 6 anni e 6 mesi a 10 anni e 8 mesi. Maurizio Rizzo di Agrigento dall’assoluzione a 8 anni. Per Dario Giardina, di Agrigento, conferma della condanna subita al primo Appello a 6 anni e 4 mesi. E per Lucio Francesco Vazzano, nato a Ventimiglia di Sicilia in provincia di Palermo, altrettanto conferma a 4 anni.

Redazione

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