DOM, 23 SETTEMBRE 2018

Una cultura da ripensare

Il pericolo è che la cultura ad Agrigento rimanga finalizzata ad esaltare il passato per nascondere le difficoltà del presente: dopo la sfida persa contro Parma, urge in primo luogo ripensare la cultura e darle un ruolo più inclusivo e meno conservativo. (scorri per leggere il resto)
Una cultura da ripensare

Fra pochi giorni l’eco si spegnerà e con la stessa rapidità per giunta con il quale esso è piombato in città, tanto nelle piazze quanto nelle bacheche dei social: quel termine ‘Agrigento 2020’, emblema di un progetto partito in sordina e poi, via via che le credenziali e la buona pubblicità sulla città crescevano, rivelatosi capace di catturare e monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica nostrana, a breve verrà riposto all’interno dei polverosi ed affollati scaffali della storia recente agrigentina.

Un’esperienza, quella di Agrigento 2020, che non ha mancato di tirare fuori le contraddizioni di cui vive il nostro territorio; da un lato, un obiettivo importante e che ha visto la nostra città competere con altri contesti considerabili forse più ‘blasonati’, dall’altro un approccio un po’ grottesco e tipico di quella giurgentinità capace di trasformare anche momenti del genere in tragicomici cortili, lì dove la contrapposizione in fazioni e le urla (spesso virtuali) impediscono ogni tentativo di obiettiva osservazione della realtà.

Forse esiste un punto esatto da cui bisogna ripartire: Agrigento potrebbe essere una città di cultura, ma al momento non lo è; sarebbe stato un momento di felicità collettiva se fosse arrivata la vittoria, ma la mancata designazione può per fortuna lasciare spazio a delle riflessioni sul futuro che deve intraprendere il nostro territorio. Ben venga la scoperta, anzi la riscoperta se si vuole, della cultura come elemento trainante di Agrigento; pur tuttavia, bisogna ben comprendere cosa si intende per cultura ed in che modo la si deve interpretare.

Attualmente, prevale un certo lato conservativo ed esclusivo: la cultura cioè viene vista come l’insieme di quel retaggio storico/monumentale lasciato dai nostri antenati e donatoci dalla natura, utile a mettere sotto un tappeto la sabbia delle macerie donateci invece dall’attualità; un retaggio, peraltro, da cui gran parte della città si tiene alla larga e che spesso in passato è stato violentato per mere azioni speculative. La cultura dalle nostre parti può e deve funzionare, ma bisogna oggi più che mai ammettere che essa deve essere ripensata: occorre aggredire quei problemi che ne ostacolano la sua definitiva affermazione, serve rimettere seriamente mano al centro storico, occorre una seria politica volta ad impedire nuovi scempi di cemento e vocata ad eliminare quelli ereditati dal periodo del sacco edilizio.

Ecco, se Agrigento 2020, sigla di una candidatura non andata in porto ma capace di proiettare in elevati ambiti la nostra città, avrà o meno un’eredità dipenderà da quello che si deciderà mentre questa breve ma intensa parte della nostra storia viene riposta negli scaffali: se si vuole evitare che tutto rimanga fine a se stesso e con un raggio d’azione limitato ad una mera passerella politica, allora è necessario cogliere l’opportunità data dalla buona riuscita della candidatura agrigentina per compiere un deciso salto di qualità.

La cultura non deve rimanere ad uso e consumo di pochi, né volta esclusivamente a nascondere le difficoltà odierne; essa deve servire soprattutto a comprendere le reali potenzialità del nostro territorio, ad includere e non ad escludere, a fungere da catalizzatore per un’economia che ha disperato bisogno di ossigeno e che, nei turisti ed in una cultura vocata al futuro e non solo al passato, può attingere a nuove fonti di sostentamento.

Quel che dunque vien chiamato cultura in questa città, deve essere profondamente ripensato e riprogrammato; se Agrigento riesce in questa operazione, allora avrà dato seguito alla candidatura che fino all’ultimo ha fatto sperare un’intera città: diversamente, la polvere che si è cercata di nascondere sotto l’alveo della cultura, è destinata ancora una volta ad avvolgere le macerie materiali e sociali di un territorio messo sempre più economicamente alle strette.

One thought on “Una cultura da ripensare”

Eduardo Cicala

17 febbraio 2018

Ottimo l'articolo e le riflessioni di Mauro Indelicato che condivido in pieno!...Complimenti!!!

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