DOM, 23 SETTEMBRE 2018

Sei mesi senza Giuseppe: la lettera della cugina del ragazzo scomparso ad agosto

Il 22 agosto 2017 Giuseppe Di Stefano, di appena 25 anni, ha perso la vita cadendo con il suo motore lungo la SS 640 nei pressi di Maddalusa: da allora, oltre al dolore, i familiari hanno dovuto fare i conti con le tante domande sul perchè di quella morte, sul come è avvenuto il sinistro rivelatosi fatale e, forse soprattutto, su chi ha tolto quel casco che il giovane indossava e che è stato ritrovato poggiato accanto alla vittima all'arrivo dei soccorsi. Da quella tragica serata d'agosto, si sono susseguiti appelli della famiglia, dei genitori in primis, ma anche di tanti amici: del caso, si è anche occupato 'Chi L'Ha Visto', il padre e la madre da allora hanno chiesto più volte ad eventuali testimoni di farsi avanti. A sei mesi dall'incidente, la cugina di Giuseppe Di Stefano, Alessia Barbadoro, ha inviato una lettera aperta in cui ricorda il ragazzo e chiede di non far morire le indagini: di seguito, il testo integrale della missiva. (scorri per leggere il resto)
Sei mesi senza Giuseppe: la lettera della cugina del ragazzo scomparso ad agosto

“Avevi tanti sogni, tante passioni, il sorriso timido e gli occhi pieni d’amore verso tutte le persone che incontravi sul tuo percorso. Avevi voglia di vivere e provavi sempre a mettercela tutta per provare a tirare fuori qualche sogno dal cassetto e rendere orgogliosi tutti quelli che ti amavano.
Quegli occhi e quell’amore ci sono stati portati via. La tua vita è stata rubata.
Era il 22 agosto di una giornata che sembrava trascorrere tranquilla.
Stavi tornando a casa e ti saresti fatto probabilmente una doccia veloce per prepararti ed uscire. Ma non sei mai tornato a casa.
Ricordo ogni singolo istante di quella sera. Ero in negozio e nessuno a casa ancora sapeva nulla..erano le 20.00 circa ed un ragazzo in cassa parlava con l’amico e continuava a raccontare di questo terribile incidente mortale sulla ss 640. Di quel ragazzo di 25 anni li per terra immobile con accanto il casco e la moto poco più distante. Non lo so spiegare ma il mio cuore ha iniziato a battere lentamente, mi sentivo mancare ed avevo difficoltà a respirare.. Ero in ansia, volevo capire di chi si trattasse. Sentivo che era una cosa che mi apparteneva ma non volevo crederci. Abbiamo iniziato a fare delle ricerche con i colleghi.. E solo dopo pochi minuti, quando ancora tua madre, tuo padre i tuoi cari non erano stati avvisati, alcuni giornali online pubblicavano il tuo volto, la tua moto ed i tuoi dati. Ho urlato che non poteva essere vero ed ho sperato fino all’ultimo prima di riconoscere il tuo corpo quella sera che non fossi tu.
Eri tu. Li immobile.. con accanto i tuoi sogni.
Ti ho baciato, ti ho accarezzato.. E ricordo che avevo paura, paura di farti male perché ti vedevo lì… Ormai fragile.
Ti ho parlato all’orecchio e ti ho sussurrato quanto ti ho amato. Non sono mai riuscita a dirtelo prima, perché pensavo di avere una vita intera a disposizione. Invece no, siamo fatti di niente.
Vorrei fare con te le cose semplici, come prendere un caffè al mare, come invitarti a mangiare qualcosa tutti insieme a casa, come stare seduti sul divano a guardare la tv… Ma non si può.
Adesso passo da quella strada, dove c’è un mazzo di fiori dedicato a te e ci vedo di fianco il sorriso di tutti noi, di tutta la nostra famiglia… Lo abbiamo perso lì. Esattamente dove qualcuno ha spento il tuo.
Da quella sera non facciamo altro che chiederci cosa è successo? Chi ti ha tolto il casco? Chi ha avuto il coraggio di lasciarti lì da solo? Come sono andate le cose?
La strada è molto trafficata sempre a qualsiasi ora del giorno… Eppure tutti quelli che si sono fermati sono arrivati dopo, eppure nessuno ha visto chi ti ha tolto il casco, nessuno in questa città dal cuore forse di pietra ha visto e sa. Nessuno ha il coraggio di parlare.
Una supplica viene dritta da quel che resta da un cuore a pezzi: se qualcuno ha visto abbia il coraggio di parlare, di farci sapere qualcosa in qualsiasi forma anche anonima.
Perché nessuno mai ci ridarà indietro il nostro Giuseppe, nessuno mai riuscirà a fare sorridere come una volta le nostre labbra ed il nostro cuore. Non ci sarà più il Natale di una volta e non ci sarà più nessuna festa.
Ma la GIUSTIZIA e la VERITA’… quella si che Giuseppe avendo rinunciato a tutti i suoi sogni, la merita.
Sono quasi trascorsi sei mesi.. Noi Giuseppe non lo dimenticheremo mai, ma è giusto che anche voi vi ricordiate di questo ragazzo che ancora oggi non ha avuto giustizia.
.. Sei hai visto qualsiasi cosa quella sera che può essere utile alle indagini non avere paura di parlare, anzi ti supplico di farlo. “

Alessia Barbadoro 

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