MER, 20 GIUGNO 2018

Ora o mai più

Adesso che anche l'Anas parla di possibilità di valutazione di "soluzioni alternative" al recupero (costoso) del viadotto Akragas, forse è per davvero giunto il momento giusto per discutere seriamente della liberazione da una cicatrice di cemento che da anni circonda la nostra città. (scorri per leggere il resto)
Ora o mai più

E’ forse la prima volta che si parla di “soluzioni alternative” al viadotto Akragas a livello ufficiale, o quasi; l’Anas, come specificato in una nota dell’On. Giusy Savarino nei giorni scorsi, ha chiaramente detto che è pronta a valutare altre ipotesi rispetto al semplice recupero della malandata opera che collega il centro di Agrigento con Villaseta e Porto Empedocle e che, negli anni, ha mostrato tutti i suoi limiti infrastrutturali legati anche alla poca manutenzione.

Il dibattito sulla demolizione del viadotto ha in passato acceso gli animi, soprattutto negli ultimi anni sui social; c’è chi ritiene questa opera “essenziale” per la città e per il traffico veicolare, c’è chi parla di “capolavoro” della modernità, ma c’è pure (e sono sempre di più) chi ritiene opportuno liberarsi del ponte, non solo per motivi ambientali ma anche per argomentazioni pratiche.

L’Anas, sollecitata dalla commissione ambiente dell’Ars, ha confermato quanto già si sapeva dallo scorso anno e cioè che, per far tornare fruibile il viadotto Akragas, servono almeno trenta milioni di Euro e tre anni di lavori; la stessa società, rinviando la palla alla politica, come detto non ha sbarrato le porte a soluzioni alternative: visti i tempi richiesti per ultimare le opere e visti i costi, da qui al 2021 potrebbe essere possibile spendere le cifre destinate al ponte per migliorare la viabilità già oggi utilizzata per collegare Agrigento con Villaseta e la SS 115.

Non è un mistero che questa testata, da anni e già in tempi non sospetti, si è posizionata a favore della demolizione; se nel 2009, anno di due tragici incidenti sul viadotto, questa idea veniva presa quasi per “utopistica” e “folle”, negli anni successivi invece l’opinione pubblica ha iniziato a prendere coscienza dell’inevitabile e cioè che, prima o poi, ci si troverà dinnanzi ad una scelta: spendere milioni di Euro per prolungare l’agonia dell’opera, oppure investire il denaro in soluzioni alternative andando anche a rimodulare la gestione del traffico nella zona nord di Agrigento.

L’occasione per la città è davvero ghiotta, ora che dal semplice dibattito l’idea di demolire il viadotto inizia a serpeggiare nelle stanze della politica: in un sol colpo, ci si potrebbe liberare di una colata di cemento che deturpa la necropoli Pezzino, che appare come una profonda cicatrice tra i valloni antistanti i confini della Valle dei Templi e, contestualmente, si potrebbe intervenire lungo la provinciale che collega la SS 118 con Villaseta e Porto Empedocle in modo da creare finalmente una vera circonvallazione utile pure per ammodernare gli svincoli per zone attualmente isolate, quali Piano Gatta e Montaperto.

Le emergenze per la viabilità agrigentina sono essenzialmente due: riqualificare ed ammodernare la provinciale sopra citata e, soprattutto, realizzare la variante della SS 115 a nord dei centri abitati di Realmonte e Porto Empedocle, in modo da decongestionare il traffico ad ovest di Agrigento soprattutto nel periodo estivo quando, di fatto, tra Siculiana e la Valle dei Templi si rischia di rimanere intrappolati per ore dentro le automobili. Il viadotto Akragas appare oramai come una “tozza” superstrada in pieno centro, la cui unica parte realmente essenziale è quella che va dallo stadio Esseneto alla via Dante, in grado di svolgere la funzione di circonvallazione proprio come, a nord, le bretelle di via Imera; per il resto, la città può fare a meno delle campate che culminano a Villaseta.

Il recupero di Agrigento dopo gli anni del sacco edilizio richiede molto tempo ed anche attenzione, visto che nel recentissimo passato non sono mancati tentativi di ulteriore cementificazione del centro storico; iniziare però anche ufficialmente a pensare alla rimozione di quella cicatrice a sud del centro urbano, potrebbe essere il primo passo: ora che anche l’Anas è pronta a valutare soluzioni alternative, appare per davvero il momento giusto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.