VEN, 20 APRILE 2018

Quei nodi che vengono al pettine

A proposito di raccolta dei rifiuti e di differenziata: Agrigento deve tornare a parlare di ricuciture interne al suo territorio, quello che è emerso in queste settimane è figlio di una pesante eredità proveniente dalle scellerate scelte urbane del passato. (scorri per leggere il resto)
Quei nodi che vengono al pettine

La foto, fornita dal gruppo Agrigento Punto e a Capo, fa riferimento all’isola ecologica di contrada Fondacazzo

Gira e volta il discorso non può che cadere sempre nello stesso argomento: la crescita disorganizzata degli anni passati, continua ad oggi a produrre un’infelice decrescita di Agrigento e del suo territorio.

Quanto sta accadendo con la raccolta differenziata e di quella gettata incivilmente da alcuni concittadini, altro non è che un ennesimo nodo che viene al pettine di una gestione scellerata della città a partire dal secondo dopoguerra; gestire un servizio in un territorio vasto ed urbanizzato un po’ ovunque a macchia di leopardo, diventa impresa difficile se non impossibile.

Parlare soltanto della raccolta dei rifiuti appare riduttivo, tale tematica potrebbe essere addirittura secondaria se non marginale al cospetto del problema venutosi a creare con l’avvio del servizio “porta a porta”: il territorio comunale di Agrigento si estende dalle remote lande di Zingarello fino alle colline alle spalle di Siculiana, confina con Cattolica Eraclea e copre anche vaste porzioni che circondano Raffadali, Aragona e Santa Elisabetta. Non solo il centro urbano ed il suo nucleo storico, Agrigento all’interno di questo suo vasto territorio ha alcuni borghi “assorbiti” nel corso della sua storia recente, quali su tutti Montaperto e Giardina Gallotti, ma anche frazioni figlie della peggiore pianificazione urbanistica e della speculazione edilizia, a partire dal caotico Villaggio Mosè, passando per Villaseta, Monserrato e Fontanelle, tutte distanti e separate le une dalle altre; infine, la crescita selvaggia delle frazioni balneari, San Leone su tutte, ha creato una vera e propria città nella città.

Fingere di non vedere (o non accorgersi appositamente) che il problema va oltre l’organizzazione del servizio di raccolta differenziata, peraltro senza dubbio rivedibile in molti suoi aspetti, non può che essere controproducente: i mali di Agrigento partono tutti da un’errata gestione del territorio, con diverse amministrazioni passate che hanno assecondato un’espansione urbana che costringe le generazioni di oggi ad arrancare. Il discorso vale per il servizio di raccolta dei rifiuti, ma può valere per ogni aspetto della normale vita quotidiana della città: la coperta è sempre più corta, ma il territorio da gestire è stato via via sempre più densamente popolato anche in aree prima esclusivamente agricole o di campagna.

A Zingarello il servizio di raccolta porta a porta difficilmente può partire, così come in contrada Petrusa o nei piccoli insediamenti di campagna sorti a nord del centro storico; questo perchè con le squadre di operai attuali, è impensabile poter coprire l’intero territorio cittadino, alcune aree non possono che restare fuori ed essere facile preda di chi non ha la minima intensione di pagare le bollette arretrate e fare la raccolta differenziata. Allo stesso modo, controllare i punti più nevralgici e sensibili del territorio, lì dove è più facile fare il tiro a bersaglio con il sacchetto della spazzatura, appare impossibile vista l’attuale dimensione della squadra della Polizia Locale; in parole povere, Agrigento è chiamata a gestire un territorio vasto come una grande città con mezzi di una cittadina la cui popolazione non arriva nemmeno a sessantamila abitanti.

Giusto pretendere il miglioramento immediato della situazione sul fronte rifiuti, a partire da maggiori controlli specie su chi evade la tassa e, allo stesso tempo, da una più equa bollettazione in grado di raccogliere una maggiore platea di contribuenti; ma non è possibile affrontare l’argomento, senza considerare il fatto che quanto sta accadendo sulla gestione dei rifiuti è, come detto in precedenza, soltanto un ennesimo nodo dal passato che viene al pettine.

Agrigento deve seriamente iniziare a discutere su come ricucire i propri strappi urbani, su come poter nuovamente tornare a considerare il proprio centro come cuore pulsante del suo territorio (per amore della sua storia e del buon senso) e su come rimediare agli errori fatti a partire dagli anni ’50 del secolo scorso; diversamente, si continuerà ad arrancare, a vivere alla giornata ed a gestire soltanto emergenze che impediscono una più sana e doverosa programmazione del futuro di un territorio sempre più in affanno.

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