VEN, 19 OTTOBRE 2018

Operazione antimafia ‘Montagna’: 28 scarcerazioni, la Dda ricorre in Cassazione

Insufficienza degli indizi di colpevolezza e carenza di motivazioni da parte del gip: così il Tribunale del Riesame giustifica la messa in libertà diversi indagati nell'ambito dell'operazione "Montagna". (scorri per leggere il resto)
Operazione antimafia ‘Montagna’: 28 scarcerazioni, la Dda ricorre in Cassazione

Numerose le scarcerazioni per gli indagati arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Montagna’ scattata lo scorso gennaio nel territorio della provincia agrigentina e non solo; un blitz, quello condotto da Dda di Palermo, per il quale si era reso necessario un forte dispiegamento di forze dell’ordine (circa 400 militari) e che aveva portato all’arresto di numerosi indagati tra cui presunti boss, affiliati e gregari di Cosa nostra agrigentina accusati a vario titolo di Truffa, estorsione, pizzo, voti di scambio, ma anche spaccio di droga, di associazione e concorso esterno all’organizzazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame però ha escluso molte delle accuse contestate agli indagati e così almeno 28 dei 63 arrestati – come riportato negli scorsi giorni dal Giornale di Siciliasono ritornati in libertà. Motivo per il quale i magistrati della Dda di Palermo hanno deciso di presentare una serie di ricorsi in Cassazione contestando le motivazioni, depositate nelle scorse ore, con le quali il Tribunale del Riesame ha disposto l’annullamento delle numerose ordinanze di custodia cautelare.

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Secondo i magistrati palermitani dei due diversi collegi del Tribunale del Riesame che si sono occupati dei ricorsi, in alcuni casi non ci sarebbero sufficienti indizi di colpevolezza a carico degli indagati, così come disposto nei confronti di Vincenzo Mangiapane, 47 anni di Cammarata, accusato a vario titolo di appartenere alla famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini. Ma i sospetti inizialmente più forti, e che adesso trovano conferma nelle motivazioni depositate nelle scorse ore dai giudici, riguardano la nullità di alcune ordinanze di custodia cautelare per “carenza di motivazioni”. In particolare, secondo quanto sostenuto dal Riesame, nelle ordinanze disposte nei confronti di alcuni indagati come Giuseppe Vella, 37 anni, il raffadalese Antonino Vizzì, 62 anni, e Vincenzo Cipolla, 56 anni, di San Biagio Platani, i gip di Palermo si sarebbero limitati a riportare le richieste del pubblico ministero contravvenendo ad un obbligo- quello sancito dalla legge n. 47/2015 per il gip- di formulare nelle ordinanze una «autonoma valutazione» dei gravi indizi di colpevolezza  e delle esigenze di cautela. Contro la tesi del “copia-incolla” i pm della Dda che, per questo, hanno adesso deciso di ricorrere in Cassazione per motivi di legittimità.

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