DOM, 21 OTTOBRE 2018

Differenziata, intervento di Legambiente: “C’è un disegno ben preciso dietro i disservizi”

Nuovo intervento di Claudia Casa, direttore di Legambiente Sicilia: “L’Amministrazione si attivi attraverso i propri uffici per vigilare sull’operato delle ditte e provveda a sanzionare senza indugio tutte le inosservanze del contratto”. (scorri per leggere il resto)
Differenziata, intervento di Legambiente: “C’è un disegno ben preciso dietro i disservizi”

Per Legambiente c’è un disegno ben preciso dietro al quotidiano accrescimento dei disservizi ed al contemporaneo abbassamento della qualità dei conferimenti alle piattaforme, con conseguente grave danno economico per il Comune e quindi per i contribuenti.

“È un vero e proprio “bollettino di guerra” – si legge nella nota di Claudia Casa – quello che quotidianamente si può leggere sui vari social a proposito delle carenze fatte registrare dal servizio di raccolta dei rifiuti differenziati sia in città che nelle diverse frazioni di Agrigento. E parlare di “guerra” non ci sembra affatto fuori luogo e men che meno esagerato, visto che è ormai chiaro a tutti che dietro a queste disfunzioni ed alla esasperazione che inevitabilmente si produce tra i cittadini utenti vi è un piano ben preciso, studiato a tavolino e tendente a dimostrare che già solo lo svuotamento quotidiano dei mastelli secondo la calendarizzazione prefissata per i diversi materiali richiede una integrazione del personale in servizio e quindi un innalzamento considerevole dei costi, e ciò in barba ad ogni criterio di efficienza ed economicità!

A questa insensata presa di posizione, che vede nella stessa “trincea” operatori ecologici, ditte ed alcuni sindacalisti poco avveduti, l’Amministrazione, in nome, per conto e nell’interesse dei cittadini che fanno la raccolta differenziata e pagano la relativa tassa ancora peraltro troppo esosa, ha il dovere di contrapporre senza indugio tutti i mezzi leciti che discendono dall’impegno contrattualmente assunto dal raggruppamento di imprese che gestisce il servizio.

Sono infatti tanto numerose quanto acclarate le carenze e le mancanze che ogni giorno si possono riscontrare, a partire dalle modalità con cui vengono svuotati i mastelli, senza effettuare il benché minimo controllo su ciò che viene prelevato nonostante si tratti di responsabilità ricadente per contratto sulla ditta che ha l’obbligo di lasciare sul posto i mastelli con contenuto non conforme, nonché di segnalare sia all’utenza (che così prende coscienza dell’errore) che al Comune (che potrà così verificare se l’errore si ripeterà per provvedere all’eventuale sanzione) la sua scelta. Dall’inizio della raccolta differenziata estesa a tutto il territorio tale obbligo è stato via via sempre più disatteso dagli operatori, con il conseguente crollo della qualità delle materie che il Comune di Agrigento porta a riciclo. Da alcune settimane, per esempio, il costo di separazione del multimateriale secco (plastica e metalli) è arrivato ai massimi livelli previsti dal contratto, il centro di trasferenza che prende l’umido ha imposto al comune il pagamento di oltre 7 mila euro per smaltire il cosiddetto sovvallo in discarica, mentre la piattaforma che raccoglie la carta non riconosce più nemmeno un euro di contributo CONAI. Tutto ciò perché alle piattaforme arrivano materie in cui la frazione estranea è superiore ai livelli di accettabilità. Si tratta di un danno economico che un disservizio ripetuto del gestore sta scaricando sulle famiglie agrigentine!

Se a queste “disattenzioni” relative al contenuto dei mastelli facesse da contraltare una maggiore produttività dei lavoratori almeno in termini di svuotamento degli stessi, come si dice in gergo, piangeremmo con un occhio. E invece no, perché i mastelli che gli utenti posizionano fuori dalle loro abitazioni secondo le disposizioni dal Comune vengono svuotati “a saltare” e può così capitare che i residenti di una via vengano serviti e quelli della strada accanto no, che si ritiri la frazione umida e si lasci sul posto quella secca che il calendario prevede sia ritirata nella stessa giornata… Il tutto – come detto – al fine di dimostrare che il numero degli operatori ecologici è inadeguato al fabbisogno. A questo proposito vorremmo chiarire una volta per tutte un punto. Siamo assolutamente certi che, come sempre avviene, tra tutti gli operatori ci saranno certamente quelli più solerti e che fanno con grande dedizione il proprio lavoro. Ma il fatto che la stessa ditta, nonché i sindacati, dichiarino che il numero di operatori del cantiere di Agrigento sia insufficiente (mentre è indiscutibile la circostanza che si tratta di un numero doppio o triplo rispetto alle migliori esperienze italiane) dimostra che i “solerti” ligi al proprio dovere sono una sparuta minoranza che si perde in mezzo a una larga maggioranza di indolenti che oppone strenua resistenza al cambiamento. Per ovviare a questa sconsolante realtà la scorciatoia proposta è sempre la stessa: imporre al Comune, e quindi alle famiglie agrigentine, di allargare i cordoni della borsa. Richiesta, questa, che si porta avanti provando anche giocare con i numeri, mischiando concetti diversi e provando a fare confusione. Per esempio, si confondono le “utenze”, cioè i singoli o i gruppi di soggetti (famiglie) che producono rifiuti, con i “cespiti” cioè i beni unitariamente gravati dall’onere di pagare la TARI. Un garage, una casa estiva o una casa non abitata sono certamente soggetti al pagamento della TARI, ma è piuttosto arduo affermare che si tratti di assidui produttori di rifiuti. Per questa ragione i progetti di raccolta differenziata vanno dimensionati sulla produzione media pro-capite di rifiuti, e quindi sulle “utenze” reali e non sui “cespiti”. Questo è ancor più vero in realtà territoriali come Agrigento dove, secondo i dati del Piano regolatore, sul patrimonio edilizio complessivo c’è una incidenza molto significativa di seconde case e di case disabitate.

Secondo i dati disponibili ad Agrigento ci sono circa 22.500 utenze domestiche, 3-4.000 utenze non domestiche e circa 38.000 cespiti. É chiaro che, se fosse vero quanto affermato dal segretario regionale della funzione pubblica della CGIL Buscemi, secondo il quale ci sarebbero oggi ad Agrigento addirittura 40.000 utenze, dovremmo avere una popolazione di circa 110.000/120.000 abitanti, mentre tutti sappiamo che ad Agrigento risiedono solo 59.000 abitanti, cioè la metà di quanto stimato da Buscemi.

Proprio nell’interesse degli stessi lavoratori, oltre che delle famiglie agrigentine, i sindacati per primi dovrebbero trovare più utile per tutti e soprattutto coerente con la difesa degli interessi generali lasciare perdere le scorciatoie, rendersi conto che c’è un reale cambiamento in corso di cui Agrigento e la Sicilia tutta non possono fare a meno e puntare a formare, rimotivare e, soprattutto, responsabilizzare i propri iscritti.”

Redazione

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