LUN, 24 SETTEMBRE 2018

Presunto caso di malasanità al San Giovanni di Dio di Agrigento

Riceviamo e pubblichiamo di seguito integralmente il comunicato stampa dello studio "3A", a cui appartengono gli avvocati che stanno seguendo il caso a nome dei familiari della vittima. (scorri per leggere il resto)
Presunto caso di malasanità al San Giovanni di Dio di Agrigento

Lunedì scorso era andata all’ospedale perché lamentava dolori all’addome, i medici sono intervenuti per sospetti calcoli renali, ma dal “San Giovanni di Dio” Marianna Bellia, 63 anni, di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, non è più uscita viva. In poco più di un giorno è spirata in circostanze “misteriose”. I familiari non sanno capacitarsi dell’improvvisa perdita, di cui finora non hanno ricevuto alcuna spiegazione da parte della struttura: vogliono capire cosa sia successo, perché i sanitari, dopo aver praticato un intervento di drenaggio alla paziente, apparissero “disperati”, come se avessero commesso un terribile errore, da cosa sia stata determinata l’emorragia che potrebbe aver determinato il decesso.

Per fare chiarezza e ottenere giustizia, dunque, la famiglia della vittima, tramite il consulente personale Salvatore Agosta, si è affidata a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, e ha subito presentato denuncia querela presso la Questura di Agrigento. La locale Procura, attraverso il Pubblico Ministero, dott.ssa Emiliana Busto, ha quindi aperto un procedimento penale per omicidio colposo, per ora a carico di ignoti, e ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia sulla salma: l’incarico è stato conferito venerdì 27 luglio al dott. Giuseppe Ragazzi, medico legale. I risultati dell’esame autoptico, che sarà effettuato martedì 31 luglio, a partire dalle 9, presso l’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio, saranno decisivi per stabilire le cause del decesso e se sussistano responsabilità da parte dei sanitari che hanno avuto in cura la donna.

Il dramma si consuma nello spazio di poche ore. Alle 5.30 del mattino di lunedì scorso, 23 luglio, il genero e la figlia accompagnano al pronto soccorso dell’ospedale cittadino la signora Bellia, che accusa algie addominali e conati di vomito. I sanitari comunicano alla paziente e ai familiari che si tratta di una colica renale, disponendo il ricovero nel reparto di Urologia. E qui, in tarda mattinata, il medico di turno spiega ai congiunti che si sta intervenendo sulla paziente per sospetti calcoli renali e che bisognerà inserirle un tubo di drenaggio, intervento che avviene lo stesso pomeriggio. Ma subito dopo, al rientro in stanza, la 63enne, che fino ad allora era cosciente e rispondeva, avverte improvvisi dolori lancinanti e perde conoscenza. I familiari danno l’allarme con il campanello ed è qui che assistono, come riferiscono nell’esposto, a scene di disperazione del medico e degli infermieri di turno, che paiono come “smarriti”.

Sta di fatto che da allora la 63enne non riprenderà più conoscenza. Alle 21 di lunedì i medici comunicano ai congiunti della paziente che le sue condizioni sono gravissime, che bisogna trasferirla in Rianimazione e che versa in pericolo di vita, senza peraltro specificarne i motivi. L’indomani, martedì 24 luglio, la situazione precipita definitivamente: i sanitari danno pochissime speranze ai congiunti, tentano un intervento di asportazione di un rene per bloccare una non meglio precisata emorragia in atto, ma senza esito: al termine dell’operazione, alle 16.30, il medico che l’ha eseguita invita i familiari a prepararsi al peggio. E infatti, alle 22.30 di quello stesso 24 luglio, viene comunicato il decesso di Marianna Bellia, che non ha retto al terzo arresto cardiaco.

Sconvolti, l’indomani i familiari si sono affidati a Studio 3A e hanno presentato denuncia querela, subito riscontrata dalla Procura con l’avvio di un’inchiesta.

Redazione

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