VEN, 16 NOVEMBRE 2018

Che vergogna!

Lo scalpore suscitato dalle condizioni in cui versa ad oggi lo stadio Esseneto. (scorri per leggere il resto)
Che vergogna!

Lo stadio Esseneto è lì dal 1932, viene osservato dalla città da più di 80 anni e viene da sempre visto come riferimento sportivo e sociale di Agrigento. Non solo un luogo dove si fa sport, dove si gioca e dove si scaldano gli animi dei tifosi, ma un vero e proprio monumento che appartiene a tutti gli agrigentini, sportivi e non.

Affacciarsi dal viale della Vittoria e notare le sue attuali condizioni, obbliga ad una serie di riflessioni. La foto sopra esposta, pubblicata sui social nei giorni scorsi, non necessita di molti commenti: il campo da gioco non esiste più, tutto sembra essere lasciato all’abbandono, la gloriosa storia di uno stadio dedicato ad un eroe sportivo dell’antica Akragas appare calpestata nell’indifferenza più generale e totale.

D’accordo che la squadra di calcio di Agrigento, dopo un ciclo di vittorie capaci di portarla tra i professionisti, adesso è ad un passo dalla definitiva scomparsa, ma lasciare marcire l’Esseneto è un pugno sferrato alla storia sportiva recente della città e ad uno dei luoghi che più caratterizzano da anni la quotidianità degli agrigentini. Agrigento non è certamente la prima città in Italia che vede scomparire dai professionisti la propria squadra, persino Firenze nel 2002 ha assistito alla cancellazione della Fiorentina, ma se c’è interesse a ripartire la prima mossa appare proprio quella di assicurare la fruizione delle strutture sportive e dei “monumenti” sportivi cittadini.

Al netto della concretizzazione della paventata possibilità di rifondare una nuova squadra in categorie regionali, di certo appare impossibile in tempi brevi poter giocare all’Esseneto. Sta arrivando ferragosto, fra poco meno di due mesi dovrebbe essere già tempo di tornare in campo anche a livello dilettantistico, ma per ridare dignità al manto erboso del nostro stadio potrebbero palesemente occorrere molte settimane e, ad oggi, non sembrano arrivare notizie (ma l’augurio è quello di essere smentiti) circa l’avvio di imminenti lavori.

Ma, come detto sopra, non è soltanto una questione di sport. L’Esseneto abbandonato e lasciato senza apparente manutenzione è indice ed emblema di una città ferita. Si dice spesso che lo sport è indicatore della vivacità di un territorio: la scomparsa dell’Akragas ed uno stadio lasciato a se stesso non possono quindi che essere indicatori di una Agrigento in agonia ed in palese affanno economico e sociale. Abbandonando l’Esseneto, il nostro territorio sta abbandonando e dimenticando un pezzo della sua storia recente, una fetta importante della sua vita sociale in grado di essere il luogo della quotidianità di migliaia di agrigentini da diverse generazioni.

Affacciarsi dal viale della Vittoria e vedere l’Esseneto in queste condizioni, equivale ad affacciarsi ad una finestra da cui possono essere ben visibili le ferite economiche e sociali di un territorio che vede ogni anno tanti giovani andar via, dove sempre meno persone decidono di creare una famiglia e dove la ricerca di lavoro equivale ad una scalata molto difficile da portare a termine. Inutile girarci intorno: Agrigento ha sì tante potenzialità, ha forse un rapporto migliore rispetto al passato con le bellezze del suo territorio, ma la città arranca e rischia di marcire proprio come il campo abbandonato del suo stadio.

L’auspicio è che almeno si possa sanare questa ferita, tanto visiva quanto emotiva. Dopo mesi di porte sbarrate, considerando che l’Akragas ha giocato l’ultimo suo anno a Siracusa, è bene rimettere mani all’Esseneto sia per provare a far ripartire la storia del calcio agrigentino e sia, di fatto, per ridare alla struttura da subito la sua funzione sociale di vero e proprio presidio sportivo della città.

Agrigento non può assistere a lungo all’agonia del suo tempio più popolare: una città capoluogo che in Italia rimane senza squadra di calcio e senza stadio è inusuale e ciò indica che qualcosa, a livello sportivo e non solo, non è andata per il verso giusto.

 

One thought on “Che vergogna!”

salvatore

2 agosto 2018

Vergogna su vergogna!!!

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