DOM, 26 GENNAIO 2020

Università ad Agrigento: abbandono e calo di iscritti in 10 anni

Secondo quanto emerge dall’anagrafe studenti del Miur, in dieci anni sono infatti 300 gli agrigentini che hanno rinunciato ad iscriversi all’università ed oltre 2000 gli studenti che si sono ritirati dagli studi. (scorri per leggere il resto)
Università ad Agrigento: abbandono e calo di iscritti in 10 anni

E’ la foto di una triste realtà quella che si ricava dall’anagrafe studentesca del Ministero dell’istruzione dell’Università e della Ricerca, la quale non fa altro che confermare il trend negativo che ormai da molti anni investe la provincia agrigentina in ambito universitario e lavorativo. E se già pesa come un macigno assistere alla continua partenza di migliaia di giovani verso altri orizzonti e alla ricerca di occasioni lavorative migliori, ancor più triste è prendere consapevolezza di una vera e propria “emorragia” di cervelli che parte proprio dall’università.

Secondo quanto emerge dall’anagrafe studenti del Miur, in dieci anni sono infatti 300 gli agrigentini che hanno rinunciato ad iscriversi all’università ed oltre 2000 gli studenti che si sono ritirati dagli studi. Prendendo come riferimento il periodo temporale che va dal 2006 al 2016, gli immatricolati, quindi gli iscritti al primo anno, sono stati 2.648 a fronte nel 2016 di 2.348. Tutti gli iscritti, intesi invece nella loro totalità, nel 2006 sono stati 9.836, mentre nel 2016 sono stati 7.713; di questi, la maggior parte è rappresentata da agrigentini che frequentano perlopiù i corsi palermitani. 

Una “fotografia” che ci fa capire come, nel giro di dieci anni dal 2006 al 2016, ci sia stata una riduzione di iscritti di oltre 2100 studenti. In notevole crescita, invece, sono università più vicine ad Agrigento, come ad esempio la Kore ad Enna, dove gli iscritti nel 2006 sono stati 60 e nel 2016 sono stati 797.

Le cause, come risaputo, sono da ricercare in svariati fattori. Da un lato, vi sono certamente la crisi economica e le condizioni di povertà che purtroppo accomunano la nostra provincia a quelle di molte città del Sud Italia, dove il tasso di disoccupazione è tre volte quello del Nord ed il malessere fa aumentare di gran lunga il rischio di esclusione sociale e l’emigrazione dei giovani alla disperata ricerca di condizioni lavorative migliori e decenti. Dall’altro, ragioni da ricercare anzitutto nel contesto siciliano come l’incertezza di fondi regionali a sostegno delle università e dei poli decentrati che, per anni, ha messo a dura prova il sostentamento dell’offerta formativa erogata dagli Atenei in sede decentrata. A ciò si aggiunga, di conseguenza, l’impossibilità per molti giovani di frequentare l’università nella propria città, vista la progressiva diminuzione dei Corsi di Laurea attivi presso il CUA di Agrigento.

Attualmente, infatti, l’Università degli Studi di Palermo manterrà attivo ad Agrigento soltanto il Corso di Laurea in Servizi Sociali, mentre rimangono ad esaurimento le lezioni attive per i canali di Giurisprudenza ed Architettura, già chiusi alle nuove iscrizioni da qualche anno. In partenza ad ottobre è invece il Corso di Laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale, promosso dalla scuola “Agora Mundi” e dal prof. Marcello Sajia, che conta già una settantina di matricole iscritte. Sembrerebbe, infine, ferma l’intenzione dell’Università rumena “Dunarea de Jos” di Galati di avviare prossimamente, presso l’università agrigentina, un nuovo corso in Ingegneria Agroalimentare. 

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