LUN, 19 NOVEMBRE 2018

Diciotti, indagine su Salvini: come funziona il tribunale dei ministri

Caso 'Diciotti', al via la trasmissione degli atti alla procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri. Ecco la procedura prevista per un eventuale giudizio contro Matteo Salvini. (scorri per leggere il resto)
Diciotti, indagine su Salvini: come funziona il tribunale dei ministri

Come noto, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini è coinvolto nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Agrigento con riguardo al caso della nave ‘Diciotti’, rimasta ancorata per diversi giorni al porto di Catania con a bordo più di 150 migranti.

Al termine dell’attività istruttoria condotta lo scorso sabato a Roma dal Procuratore Capo Luigi Patronaggio che ha voluto ascoltare alcuni funzionari del ministero come persone informate sui fatti, la procura agrigentina ha comunicato di aver trasmesso “doverosamente i relativi atti alla competente procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo”. Le accuse a carico del vicepremier sono di sequestro di persone, abuso d’ufficio e arresto illegale.

Il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio dopo l’ispezione sulla nave Diciotti

Ad occuparsi del caso, ai sensi della legge n. 1/1989, sarà dunque il tribunale dei ministri che è una sezione specializzata del tribunale ordinario, competente per i reati commessi dal Presidente del Consiglio e dai Ministri nell’esercizio delle loro funzioni. E’ istituito presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio ed è composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore, nonché presieduto dal magistrato con funzioni più elevate o quello più anziano.

Un eventuale giudizio contro il Ministro dell’Interno comporta l’avvio di una procedura articolata e non poco complessa. Vediamola.

Il punto di partenza è l’art. 96 Cost. il quale sancisce che “Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. 

La legge dapprima citata, stabilisce che i rapporti, i referti e le denunzie per i reati ministeriali sono presentati o inviati al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio il quale, omessa ogni indagine, entro il termine di quindici giorni, trasmette con le sue richieste gli atti relativi al tribunale dei ministri, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati. Ciò è stabilito all’art. 6 della L. 1/1989.

Ricevuti gli atti, il tribunale dei ministri, compiute le indagini preliminari, entro novanta giorni può decidere l’archiviazione (con decreto non impugnabile) altrimenti trasmette gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la rimessione al Presidente della camera di appartenenza; nel caso di Salvini, al Senato. A seguito dell’istruttoria condotta dalla giunta, la suddetta camera può a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere “ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”. Se invece autorizza, la camera trasmette gli atti al tribunale dei ministri ma per il giudizio di primo grado la competenza appartiene al tribunale del capoluogo del distretto di corte di appello competente per territorio. Per le impugnazioni e gli ulteriori gradi di giudizio si applicano le norme del codice di procedura penale.

Discorso a parte, invece, dovrà farsi da un punto di vista prettamente politico. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini è infatti anche segretario di uno dei partiti di maggioranza e membro della coalizione di governo; in tal senso si può pensare che difficilmente il Senato approverebbe l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Almeno che il Movimento Cinque Stelle non decidesse di rompere con la Lega e Salvini, ma è soltanto una tra le svariate ipotesi rilevabili in un contesto politico forse solo apparentemente stabile.

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