MAR, 11 DICEMBRE 2018

Mafia: in manette i fiancheggiatori di Leo Sutera

Il boss di Sambuca di Sicilia è ritenuto molto vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro. (scorri per leggere il resto)
Mafia: in manette i fiancheggiatori di Leo Sutera

Nel pomeriggio di lunedì 19 novembre, investigatori del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di Leo Sutera, classe 1950, vertice dell’organizzazione mafiosa della provincia agrigentina, Giuseppe Tabone (classe 1965), Maria Salvato (classe 1973) e Vito Vaccaro (classe 1961).

“Al primo – si legge nella nota arrivata dalla Questura – che è stato raggiunto dal provvedimento presso il reparto detenuti dell’Ospedale “Civico” di Palermo, ove è attualmente ristretto, è stato contestato il reato il associazione per delinquere di tipo mafioso, mentre agli altri il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra agrigentina.

Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.”

“L’ordinanza giunge a completamento di un’articolata attività di indagine iniziata nel 2015 in territorio agrigentino – continua la nota – che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi sodali.

A Sutera Leo è stato contestato di aver diretto il mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, per acquisire la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione.

Il medesimo avrebbe impartito direttive attraverso la costante partecipazione a riunioni ed incontri con gli altri associati e presieduto a tutte le relative attività ed affari illeciti, curando la gestione delle interferenze nella realizzazione delle opere oggetto di appalti ed opere pubbliche, nonché assicurando il collegando con altre articolazioni territoriali di Cosa Nostra.”

Nella gestione delle dinamiche associative, il boss di Sambuca ha potuto contare sull’apporto di Giuseppe Tabone, Maria Salvato e Vito Vaccaro, i quali risultano molto vicini alle attività del capomafia.

Sarebbero stati proprio Tabone e Salvato ad aver tenuto costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vaccaroavrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati.

Dopo la cattura i tre soggetti sono stati condotti presso la Questura di Agrigento e, espletate le formalità di rito, sono stati associati alla locale Casa Circondariale.

Redazione

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