VEN, 19 LUGLIO 2019

Lo showreel dello spettacolo “Canti Cunti e Focu della Sicilia Bella”: intervista ad Ilaria Bordenca

Intervista all'ideatrice dello spettacolo Ilaria Bordenca: nell'articolo, anche lo show reel della rappresentazione. (scorri per leggere il resto)
Lo showreel dello spettacolo “Canti Cunti e Focu della Sicilia Bella”: intervista ad Ilaria Bordenca
  • Qual è il significato principale che vuoi lanciare con il tuo spettacolo?

Il teatro, in questo caso il teatro sperimentale, per me ha una funzione specifica, è esclusivamente un mezzo per trasmettere contenuti importanti, che diano spunti per pensare, riflettere, e che permettano all’essere umano, al pubblico, di ottenere, o semplicemente sperimentare una trasformazione, un cambiamento, anche se pur piccolo come un granello in mezzo alla sabbia. In Canti Cuntu e Focu della Sicilia Bella il messaggio per me è sempre stato chiaro, ed è quello di considerare la Sicilia come metafora dei differenti dilemmi esistenziali dell’uomo, un po’ il dubbio amletico dell’essere e non essere, della libertà dell’essere autentico, che penso non si possa manifestare a causa di una società che confina eccessivamente, mette limiti in maniera quasi castrante, obbligati ad essere quello che non si è, e che spesso, come diceva Carmelo Bene, si finisce per vivere come “Morti Viventi”. La Sicilia per me rappresenta perfettamente questa condizione, una terra in cui la mafia, in opposizione alla grande bellezza di questa meravigliosa madre, ha in parte castrato il suo popolo nella piena evoluzione, nella crescita potente. Una terra, ma ormai è quasi una condizione quasi universale, in cui vige il compromesso, l’omertà, la rincorsa al potere sull’altro. Credo che il messaggio sia chiaro, sia consapevolmente che inconsapevolmente a livello cognitivo, anche per il pubblico.

  • Cosa ti ha maggiormente ispirato nel mettere in piedi questo progetto?

Questo progetto è stato partorito nel 2015, all’interno di un progetto di trekking-spettacolo “Girgenti Amuni’”, sviluppato e organizzato insieme a Pierfilippo Spoto, Val di Kam-Turismo Esperenziale, e Marco Falzone, guida autorizzata della Valle dei Templi. Era un progetto che andava dalla Cattedrale, percorreva parte del centro storico di Agrigento con diverse “piazzole emozionali”, per poi arrivare alla Valle dei Templi e concludersi alla Kolimbetra. Poi il progetto si è ampliato nel tempo, percorrendo piazze, chiese consacrate e non, castelli dalla Sicilia fino ad arrivare in Piemonte, rappresentando al Castello di Racconigi l’anniversario di Sicilia in Europa. Oggi è uno spettacolo con diversi artisti, tra musicisti, cantanti, artisti circensi. L’ispirazione di tutto questo nasce, come sottolinea il grande Neruda nei confronti di una donna, dall’Amore ed Odio per questa terra, dal desiderio di rimanere e il desiderio di scappare dalla terra madre, che come cantava la nostra Rosa Balistreri, “Terra can un Teni” , che non vuole capire i suoi figli, e che osserva i suoi figli morire senza fare niente.

Diciamo che in parte ho voluto esorcizzare la mia condizione di figlia di questa terra ed essere voce, tramite i grandi autori del passato, di tutta quella gente che, pur avendo talento, non sempre trova il giusto e rispettoso spazio, terra in cui spesso è una lotta tra dominatori e dominati.

  • Progetti futuri? Cosa è previsto nei prossimi mesi?

I progetti futuri per Canti Cuntu e Focu della Sicilia Bella, che è una produzione indipendente di OpenSpace Theater, di cui io stessa sono il presidente, sono differenti. Preferisco però non parlarne per scaramanzia, come da buon teatrante, anche se a dir la verità, sono quella che va in scena con l’intimo viola e passo sotto le scale. Ma, come tutte le cose che devono prendere forma e devono germogliare, è meglio lasciare adesso il seme sotto terra.

  • Camminare in maniera indipendente, portando avanti un progetto artistico molto ambizioso, è un vantaggio od uno svantaggio secondo te?

È un assoluto vantaggio perché da teatrante puoi mettere in scena tutte le tue “follie” artistiche, le tue idee viscerali, senza dover fare i conti con le richieste di una produzione, che deve essere compiacente ad un certo pubblico, e soprattutto non hai nessuna imposizione nello scegliere un cast o un artista, ma sei tu che scegli la tua squadra con cui lavorare nel modo che a te è più congeniale rispetto all’idea progettuale. Sicuramente questo è l’ideale per persone come me, visto che mi reputo assolutamente anarchica rispetto certi giochi di potere. Per altri versi però devi mettere il doppio della fatica, se non il triplo di energia ed impegno, e sicuramente impieghi più tempo nella produzione, distribuzione e crescita del progetto, proprio perché non ha “Corsie Preferenziali”.

In tutto questo ringrazio chi ha da sempre aiutato e supportato la riuscita del progetto, un ringraziamento speciale va a Fabio Gueli, una grande spalla e supporto non solo artistico ma anche organizzativo, poi a tutta la squadra dei miei musicisti Mimmo Pontillo, Graziano Mossuto, Mario Vasile, Gigi Finestrella, Ina Infurna e il gruppo del Il Bel Canto, a tutti gli artisti circensi e ai fonici, un grazie ad Ultravioletto per la cura del materiale audio-video, City of The Temples e Spazio Themenos per la continua collaborazione, e un grazie speciale va a mia madre e mio padre, Alfredo Bordenca e Rosa Tirrito, due maestri scultori e pittori, per la realizzazione degli elementi scenici, che sono delle vere e proprie opere d’arte.

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