GIO, 20 GIUGNO 2019

Vittima di stupro nel 2015, oggi scrive una lettera alla sua Aragona: “Le mie grida inascoltate”

Il 12 marzo inizierà il processo ai suoi presunti carnefici: oggi "Luce", così viene chiamata la vittima, si rivolge alla sua città (scorri per leggere il resto)
Vittima di stupro nel 2015, oggi scrive una lettera alla sua Aragona: “Le mie grida inascoltate”

Il prossimo 12 marzo partirà il processo: alla sbarra saranno in quattro, tre rumeni ed un italiano. Dovranno rispondere di un terribile reato: violenza sessuale contro una bimba di appena 11 anni. Tutto sarebbe accaduto ad Aragona nel 2015: dopo due anni di silenzio, nel 2017 la vittima assieme ai genitori fa la sua denuncia e parte l’iter contro i presunti carnefici.

Ma a pesare sono i due anni di silenzio: la vittima, che oggi ha 15 anni, lamenta di essere stata lasciata sola dal suo paese e dalle sue istituzioni scolastiche ed educative. In una lettera, che l’assessore alle pari opportunità del comune di Aragona, Stefania Di Giacomo Pepe, ha deciso di condividere con la sua cittadinanza alla vigilia della festa della donna, la ragazza esprime tutto il suo dolore.

Luce, questo il nome con cui viene chiamata la vittima per non essere identificata, ha voluto mettere nero su bianco il suo dolore e, al contempo, ha voluto lanciare un appello alla sua Aragona. Ed ecco la lettera scritta dalla ragazza:

“A te, Aragona, teatro delle mie grida ignorate e inascoltate.

Sono vittima del mio stesso urlo straziante, dannata e condannata al loro perverso gioco carnale.
Io l’ho visto il mio corpo nudo e fragile, coperto solo dalla paura della morte;
Io l’ho visto il loro corpo, nudo e troppo potente per la bambina che ero, posseduto dalla morte che tanto
timore mi incuteva.
Bestie e pedofili quali erano, hanno stroncato la mia infanzia, stracciato il velo della mia innocenza e la mia
purezza.
Io l’ho sentito quel peso riempirmi lo stomaco ed il cuore, ho sentito la sopravvivenza prendere possesso
delle mie ceneri: io ero testimone del mio stupro, costretta a subire senza via di scampo.
Mi rivolgo a chi è stato zitto ed ha inneggiato l’omertà, a chi non mi ha aiutata, a chi non mi ha creduta, a
chi mi ha abbandonata, a te che sei il complice del carnefice; tu hai stuprato quel che rimaneva vivo in me
e la mia colpa è stato permettertelo.
Di me era rimasto lo scheletro del tuo armadio, il mostro sotto il tuo letto, il diavolo del tuo inferno, e la
mia anima macchiata di oscurità.
Il mio stupro non si è fermato quando loro hanno smesso di violentare ogni mio senso, di toccare la mia più
profonda intimità, di costringere a conoscere il loro malato desiderio; il mio stupro ha proseguito quando a
scuola i professori ed i compagni mi hanno giudicata, quando i miei stupratori erano lì a prendersi gioco di
me, quando i ricordi erano ancora troppo vivi.
Ed io ho avuto tante possibilità, denunciare o restare ferma su una panchina del tempo.
Io però sono forte, sono la luce della verità e la gloria della forza, io sono potente, io ho smesso allo stupro
di essere la mia vita, ne fa parte però, il suo sofferente ricordo.
Ora smetto di parlare a quel “tu” complice della cattiveria, quel tu che provoca ribrezzo.
Ora mi rivolgo a te che soffri, a te che hai subito un qualsiasi abuso: parla, non permettere che ti
manipolino, la tua vita aspetta te per essere vissuta.
Io mi auguro che Aragona possa aprire gli occhi e smetterla di essere tanto superficiale e indifferente, mi
auguro che le vittime possano riprendersi la vita in mano, poiché ciò che meritiamo va al di là della non
vita, mi auguro che questa comunità possa migliorare, prima che sia ancor più tardi.
Loro hanno stuprato ogni mio senso ed io, per il rispetto di me stessa, ho cominciato ad amarmi infinite
volte più di prima.
Che Dio vi perdoni pure”. 

Redazione

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