VEN, 19 LUGLIO 2019

Il sole che illumina il profondo buio di Porto Empedocle

Nella martoriata Porto Empedocle, dove tra comune in dissesto e crisi economica la situazione appare sempre più critica, a destare maggiore paura è quella latente divisione in seno alla comunità che rischia di pregiudicare anche il futuro (scorri per leggere il resto)
Il sole che illumina il profondo buio di Porto Empedocle

Che brutta aria che tira a Porto Empedocle e che tristezza vederla in certe condizioni ed il riferimento non è alle buche nelle strade od alla differenziata che ogni tanto va a singhiozzo, problemi importanti sì ma alla fine confacenti al semplice vivere quotidiano.

Più che altro è la comunità al momento a mancare e questo sì che, per gli anni futuri, è un qualcosa di vitale e fondamentale. Tempo addietro, parlando con un turista abitualmente presente a Porto Empedocle ma non nativo della cittadina portuale, emerge una frase che, a distanza di tempo, sembra quella che meglio fotografa l’attuale andamento: “Quanta litigiosità, tutte brave persone ma mai ho visto tanti screzi interne alle stesse famiglie”.

Quando dal quartiere di Vincenzella si scende verso il centro della città, con quella quasi improvvisa vista del porto e del mare alla cui bellezza è impossibile per fortuna abituarsi, in un primo momento si potrebbe pensare che quel campanilismo siciliano, croce e delizia della nostra società, da queste parti si manifesti con la rivalità tra parte alta e parte bassa di Porto Empedocle. Ma questo in realtà già sarebbe un passo in avanti, implicherebbe l’esistenza di una qualche forma di comunità. Più si conosce la città, più si capisce che la rivalità è tra isolato ed isolato, tra palazzo e palazzo, tra cortile e cortile, a volte tra vicini di pianerottolo.

Una frammentazione, una disgregazione sociale che oggi sta implementando la devastazione di un territorio troppo diviso in fazioni per poter minimamente pensare ad una ripresa. Difficile aggregare, difficile trovare comuni fronti in grado di riunire menti, pensieri, persone, professionisti, operatori economici, tutto è lasciato spesso appeso al filo di rapporti umani che potrebbero durare giusto il tempo di un’onda che si infrange sul litorale empedoclino. Nel 2016, dopo aver seguito le elezioni comunali che incoronano Ida Carmina, discuto del risultato del voto con un ristoratore del luogo: “Guarda che Porto Empedocle è la vera Agrigento, la vera città di Pirandello – mi dice, a microfoni spenti – perchè qui cambia tutto con un semplice colpo di vento, basta solo un solo colpo di vento”.

Già, le elezioni del 2016, quelle che culminano con una festa in strada sotto al comune di decine di persone spinte dal vento grillino di allora. Poche settimane dopo, dalle colonne di questa testata vengono redatti editoriali in cui si prova a smorzare gli entusiasmi ma non per andare contro il Movimento Cinque Stelle o contro Ida Carmina, bensì per mettere in guardia da un avvio di amministrazione che non lascia sperare nulla di buono. Sono in tanti, tra gli stessi che tre anni fa festeggiano in via Roma, a dare del venduto al sottoscritto, ai colleghi, alla testata e ad altri giornalisti: “Servi della vecchia politica”, è il commento che più va di moda mentre il vento spira a favore del sindaco.

Ma oggi da queste stesse colonne non è il caso di far uscire editoriali contrassegnati dal classico “avevamo ragione”, non è questo il punto e né tanto meno il filo conduttore di questo articolo. Anzi, forse il rimpasto della giunta operato da Ida Carmina in qualche modo imprime forse una prima vera scelta politica operata dal primo cittadino: aprire ad altre forze, cercare il dialogo con altri, invece che trincerarsi dietro il grido di “onestà” e sbarrare le porte in nome di una presunta superiorità morale, è quello che il sindaco (non me ne voglia nessuno, ma uso il termine al maschile perchè continuo a rivolgermi alla carica e non alla persona) forse deve fare già tre anni fa. Certo, si può discutere su modalità e tempi del rimpasto gradatamente posto in essere in seno alla giunta, così come sulle reali intenzioni della Carmina, ma su questo fra due anni è compito degli elettori giudicare.

Il punto invece è un altro e riguarda il futuro vero di Porto Empedocle, perchè le amministrazioni passano ma i problemi permangono. Le prospettive per questo territorio, storicamente cuore economico dell’hinterland e della provincia, sono molto più nere delle colonne di fumo che uscivano dalla fabbrica della Montecatini quando Porto Empedocle poteva vantare un polo industriale di prim’ordine. Ed è un peccato: lanciarsi in accuse reciproche, dividersi in base alla fazione di appartenenza (che non necessariamente corrisponde con quella politica, bensì a volte coincide semplicemente con quella familiare), farsi trascinare dalle mareggiate a seconda del vento che tira, è un qualcosa destinato a non migliorare nell’immediato ed a lungo termine la situazione.

La storia di Porto Empedocle parla chiaro: è fatta di alti e bassi, momenti di intensa luce e di profondo buio. Ed è nel buio che, quasi paradossalmente, si mettono in luce i problemi più gravi. Per adesso la città è spenta, proprio “astutata” come si dice in siciliano per rendere meglio l’idea. Ma qualche lampadina accesa in seno alla società c’è e, in parte, si intravede: Porto Empedocle riparta dai ragazzi che sono rimasti, da chi ha voglia di scrollarsi di dosso un passato senza cadere (e scadere) nella retorica politica dei vari colori e delle varie fazioni. In parole povere, Porto Empedocle deve ricucire la sua comunità, stracciata e frammentata in mille rigagnoli distanti tra loro.

Altrimenti quel sole che a breve, non appena finisce l’anomalo freddo di questo maggio, scalderà le pietre di questo territorio nei fatti illuminerà soltanto macerie.

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