LUN, 17 GIUGNO 2019

Sblocca cantieri, tanti rischi sociali

Il testo approvato ieri in Senato modifica profondamente il settore degli appalti pubblici. Incertezza sui benefici per l'economia reale e rischi sul fronte sociale. (scorri per leggere il resto)
Sblocca cantieri, tanti rischi sociali

E’ di ieri il via libera del Senato, con maggioranza compatta Lega-5 Stelle, del testo della legge di conversione del DL cosiddetto “sblocca cantieri”.

Dall’Aula romana il riverbero sull’economia locale sarà imponente e con esso l’impatto, da più parti lamentato, circa i rischi connessi. Al netto dei numerosi emendamenti, infatti, sono tante le criticità che rivoluzioneranno settori delicatissimi quali quello delle costruzioni e delle professioni tecniche; di seguito proviamo a portare qualche esempio.

Di grande rilievo, tra le tante novità, l’innalzamento della soglia dei subappalti nei lavori pubblici al 40%. Cosa potrebbe comportare a nostro avviso? Affidatari sempre meno specializzati in termini produttivi, ma anche l’acuirsi del fenomeno di “strangolamento” delle piccole e piccolissime imprese. Il perché è presto detto. Nell’economia reale l’accesso alle gare pubbliche necessita di grande specializzazione amministrativa, certamente meno presente nelle aziende di minori dimensioni, solitamente più specializzate sul fronte produttivo. Maggiore è la soglia possibile di subappalto, minore è il loro coinvolgimento in fase di gara, con le immaginabili conseguenze: mancanza del contributo ex ante in termini di esperienza specialistica nella decisione del ribasso possibile e parte della marginalità trasferita dall’esecutore all’aggiudicatario (solitamente, in termini pratici, dal piccolo al grande). A quanti sostengono al riguardo che le norme comunitarie nulla prevedono rispetto a questi vincoli tutti italiani, pare ragionevole rispondere che non è detto che il nostro diritto non sia esportabile, laddove ritenuto più evoluto ed attinente alle esigenze reali, quantomeno territoriali.

Altra pericolosa novità: nelle gare di importo compreso tra 40mila euro e 150mila euro per i lavori, o fino 221mila euro per i servizi e le forniture si procederà con affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di almeno 3 operatori economici per i lavori e di almeno 5 operatori per i servizi e le forniture. Nelle gare, invece, di importo compreso tra 150mila euro e 350mila euro si procederà con procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 10 operatori economici. Per gli affidamenti di importo compreso tra 350mila euro e 1 milione di euro, si utilizzerà la procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 15 operatori economici. Ovvi i rischi di incremento dei fenomeni corruttivi e/o di turbativa d’asta.

Quanto detto senza tenere conto di quelli di possibile aumento di infiltrazione mafiosa.

Autorevoli gli interventi in questo senso, ne riportiamo due.

“Seppure opportunamente ridimensionata rispetto ai 200 mila euro del testo originario – ha dichiarato Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC e già magistrato, all’ANSA -, la previsione di una soglia abbastanza alta (150 mila euro) entro la quale adottare una procedura molto semplificata (richiesta di soli tre preventivi) aumenta certamente il rischio di scelte arbitrarie, se non di fatti corruttivi.”

Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie: “Il decreto “sblocca cantieri” di cui molti autorevoli tecnici e magistrati – pur riconoscendo la necessità di una misura del genere – hanno sottolineato le debolezze, le ambiguità e il potenziale criminogeno, è un chiaro e deprecabile esempio di come la giustizia sociale possa essere sacrificata ai giochi di potere di una politica che ha perso l’orizzonte fondamentale dell’etica del bene comune. Più spazio alla corruzione, con l’incremento di poteri arbitrari dei commissari straordinari svincolati da regole e controlli. Più spazio alle infiltrazioni mafiose, con l’innalzamento della soglia di lavori subappaltabili. Più spazio ai cartelli di imprenditori, i soli capaci di volgere a proprio vantaggio un meccanismo insensato di assegnazione delle gare con criteri casuali di esclusione delle offerte. Meno spazio ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori, ancora sacrificati sull’altare del profitto, per quanto spesso illecito. Meno spazio a competenze e professionalità, data l’eliminazione di un albo dei professionisti imparziali per le commissioni di gara e la delega alle imprese dell’elaborazione dei progetti esecutivi nell’appalto integrato. In poche parole, si sta concimando il terreno su cui potrà attecchire rigogliosa la malapianta della corruttela futura”

 

*Andrea Messina*

Redazione

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