MER, 13 NOVEMBRE 2019

Le posizioni organizzative possono essere legittimamente abolite nei Comuni

A deciderlo è stata la Corte d'Appello di Palermo (scorri per leggere il resto)
Le posizioni organizzative possono essere legittimamente abolite nei Comuni

Le posizioni organizzative possono essere legittimamente abolite nei Comuni. A statuirlo è stata la Corte di Appello di Palermo con sentenza n. 913/2019 del 10.10.2019, che ha giudicato legittimo l’operato dell’ex Giunta Municipale e dell’ex Sindaco del Comune di Camastra (AG), che nel 2013 a seguito del proprio insediamento, avevano abolito le posizioni organizzative per far conseguire all’amministrazione un risparmio di spesa sui costi del personale.

Tale decisione del Comune di Camastra era stata contestata dall’ex responsabile del servizio finanziario rag. Nazzareno Bellomo, che si era rivolto al Tribunale di Agrigento sindacando l’operato dell’amministrazione comunale, frattanto sciolta con Decreto del per presunte infiltrazioni mafiose.

Tuttavia, la legittimità dell’operato dell’amministrazione disciolta era stata già affermata dal Tribunale di Agrigento che, con sentenza n. 509/2017, aveva rigettato il ricorso dell’ex responsabile dell’area finanziaria.

Quest’ultimo, oltre ad assumere che l’abolizione delle posizioni organizzative risultasse illegittimo, pretendeva altresì che lo stesso venisse riconfermato nel suo ruolo, chiedendo un risarcimento di ben 80.000 euro in considerazione di tale mancato rinnovo.

Tuttavia, già in primo grado, il Comune di Camastra si era difeso affidandosi alle cure dell’Avv. Giovanni Puntarello, confermato quale difensore dell’amministrazione anche dalla commissione prefettizia che era riuscito a dimostrare la legittimità dell’abolizione delle posizioni organizzative nonché l’infondatezza della pretesa del dipendente di essere confermato nel suo ruolo.

Le tesi dell’Avv. Puntarello sono state condivise anche dalla Corte di Appello di Palermo che ha rigettato l’appello promosso dal rag. Bellomo, condannandolo alle spese legali per 5.000,00 oltre accessori e pertanto per complessivi € 7.259,60.

Tale somma si aggiunge all’ulteriore condanna alle spese ricevuta all’esito del giudizio di primo grado, cosicché il funzionario che aveva ritenuto di agire per un risarcimento di 80.000 euro, sarà costretto a versare nelle casse del Comune di Camastra, la somma di € 14.591,20.

Inoltre, a tale somma, è da aggiungere il pagamento del doppio del contributo unificato cui la Corte di Appello ha ritenuto di condannarlo.

Redazione

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