VEN, 13 DICEMBRE 2019

Operazione Passepartout, confermato il carcere per Dimino e Nicosia

Il Gip del Tribunale di Palermo ha confermato l’impianto accusatorio nei confronti nei confronti dei due soggetti finiti nei guai nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Passepartout” (scorri per leggere il resto)
Operazione Passepartout, confermato il carcere per Dimino e Nicosia

Restano in carcere il presunto boss di Sciacca, il 61enne Accursio Di Mino, e l’ex assistente parlamentare, il 48enne Antonello Nicosia.

Il Gip del Tribunale di Palermo ha infatti confermato l’impianto accusatorio nei confronti nei confronti dei due soggetti finiti nei guai nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Passepartout” condotta dai militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto per cinque persone ritenuti appartenenti o comunque contigui alla famiglia mafiosa di Sciacca.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due si è resa necessaria dopo che il fermo era stato convalidato dal Gip del Tribunale di Sciacca, ritenuto però giudice “incompetente per materia”. Ora è arrivata la convalida da parte del “giudice competente” che non ha cambiato l’impianto accusatorio.

Come si ricorderà, le complesse indagini hanno evidenziato come i cinque fermati, seppur in un momento di assoluta difficoltà della cosca saccense, abbiano continuato a reiterare le forme sistematiche di controllo del territorio tipiche del fenomeno mafioso.

In particolare, secondo l’accusa, è emersa la figura carismatica di Accursio Dimino, detto “Matiseddu”, già condannato per associazione mafiosa, e la figura di Nicosia Antonino inteso Antonello, esponente di rilievo dei Radicali Italiani, pure lui destinatario del provvedimento di fermo in quanto ritenuto organico alla famiglia mafiosa saccense, già noto in quanto, tra le altre cose, condannato in via definitiva alla pena di anni 10 e mesi 6 di reclusione per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, scarcerato da ormai oltre 10 anni.

I difensori potranno ora chiedere l’annullamento dei provvedimenti rivolgendosi al Tribunale del Riesame.

Redazione

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