SAB, 28 MARZO 2020

Villa Betania, la lettera dei dipendenti: “Indignati per l’abbandono”

Riceviamo e pubblichiamo di seguito integralmente una lettera dei dipendenti dell'Ipab Villa Betania, struttura di Villaseta (scorri per leggere il resto)
Villa Betania, la lettera dei dipendenti: “Indignati per l’abbandono”

“I sottoscritti Burato Mauro, Trupia Luisa, Salamone Teresa e Nobile Vincenzina in qualità di dipendenti dell’I.P.A.B. villa Betania di Agrigento siamo indignati per l’abbandono che stiamo subendo noi e le nostre famiglie da parte di tutti”.

“L’opera Pia Villa Betania è stata fondata da persone ricche di Carità verso il prossimo nella metà del secolo scorso e aveva come obbiettivo l’assistenza alle persone sole e bisognose di cure e affetto della provincia di Agrigento, ha avuto un ruolo particolarmente efficace negli anni della chiusura dei manicomi, perché ha riparato molta gente che non sapeva dove andare e che ovviamente per motivi vari anche i parenti non potevano fornire loro assistenza.
Improvvisamente il cambio di rotta: negli anni 90 qualche politico di turno come capita nella nostra provincia, ha pensato bene di crearne uno “stipendificio”, così da portare la struttura alla rovina. Chi aveva gestito l’Opera Pia con Dedizione, Amore, e Gratuità inizialmente provò ad ostacolare il cambiamento negativo, ma il tutto fu praticamente impossibile. Noi dipendenti, chi più chi meno, siamo li da 20 anni e realmente abbiamo goduto della buona gestione solo per un periodo limitato, così come degli stipendi che sono stati accreditati sempre negli anni con estremo ritardo. E addirittura negli ultimi anni si era pensato di dare assistenza in collaborazione del Comune ai residenti bisognosi del quartiere”.

“Negli ultimi periodi -continuano i dipendenti della struttura agrigentina – è capitato anche che non avendo liquidità, si è accettata la beneficienza di qualcuno che mettendosi davanti un supermercato prendeva quello che la gente donava, all’insaputa dei parenti degli ospiti che regolarmente pagavano per continuare a dare alla gente ricoverata una assistenza dignitosa. La nostra indignazione è nei confronti di tutti e in particolare delle autorità civili e ancora di più con sua Eccellenza Cardinale Francesco Montenegro (quest’ultimo infatti in diverse e poche occasioni si è recato presso la struttura ed è sempre stato a conoscenza della situazione in cui versavano gli operatori) in quanto in diversi modi e maniere conosceva la nostra situazione e non ha potuto / voluto far nulla insieme alle altre autorità.
Invece in questi giorni assistiamo a un tram tram da ogni dove con in testa la Curia, tutto il mondo sindacale e varie associazioni per invitare tutti indistintamente a partecipare alla marcia che si terrà Sabato 25 Gennaio contro l’isolamento della provincia. Ci sarà un reale impegno ?, oppure sarà la solita cosa Giurgintana che coinvolgerà pochi ed interessa realmente solo quelli che avranno il loro tornaconto?. Tanto l’agrigentino dimentica facilmente, basta una carezza in periodo elettorale.  E adesso? Da diversi mesi i N.A.S. hanno dato la sospensione dell’ente ed il risultato è il seguente: chi non si è mai sporcato fisicamente le mani e prendeva stipendi da dirigente si è potuto sistemare altrove trovando immediatamente altra occupazione,mentre noi che le abbiamo “sporche” di lavoro,ma abbiamo orgogliosamente la coscienza a posto ( pur avanzando 24 mensilità di stipendio) ci sentiamo e lo siamo realmente abbandonati anche dalla chiesa e dalla comunità che ci sta intorno. Qualcuno ci consiglia di denunciare se abbiamo qualcosa da denunciare. Ma chi sapeva e sa e continua a non fare nulla perché sta zitto?”.

Redazione

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One thought on “Villa Betania, la lettera dei dipendenti: “Indignati per l’abbandono””

Salvatore

24 gennaio 2020

Piango insieme a voi per la situazione venutasi a creare. E capitato pure a noi l'ipab di san Cataldo nel lontano 2009. Addirittura si avanzano degli stipendi pari a 120 mesi. Siamo destinati a marcire in solitudine e abbandonati dalle istituzioni. Vergogna questa e la Sicilia del 2020. Nemmeno fossimo dopo la seconda guerra mondiale.

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