SAB, 15 AGOSTO 2020

Aldo e Marco, avete già provato e fallito: a maggio restatevi a casa

L'anomalia di un confronto tra tutti i sindaci degli ultimi 20 anni (scorri per leggere il resto)
Aldo e Marco, avete già provato e fallito: a maggio restatevi a casa

Di fatto nelle prossime amministrative ad Agrigento sarà rappresentata tutta la storia politica ed amministrativa degli ultimi 20 anni. Non proprio un toccasana per le aspirazioni di quei cittadini, che non sono pochi, che invece vorrebbero poter scegliere anche tra nuove alternative.

Aldo Piazza è stato eletto nel 2001 ed ha governato fino al maggio del 2007, mese in cui alla guida dell’amministrazione cittadina è subentrato Marco Zambuto, sindaco fino alle sue dimissioni arrivate nel 2014. Entrambi molto probabilmente saranno della partita e, considerando la candidatura dell’uscente Lillo Firetto, buona parte del confronto sarà tra gli amministratori degli ultimi 19 anni.

Un elemento che risulta un’anomalia per due motivi: in primis, vedendo lo stato attuale della nostra città, non si può certo dire che gli ultimi due decenni abbiano rappresentato un esempio di buona amministrazione e, in secondo luogo, è difficile trovare sindaci che, nonostante picchi bassi di popolarità raggiunti negli ultimi anni della loro amministrazione, si ripresentino poi agli elettori.

Entrambi però, ossia Zambuto e Piazza, sostengono che da più parti hanno ricevuto investiture ed incoraggiamenti a riprendere i fatidici “lavori lasciati a metà”. Tralasciando il fatto che nel nostro territorio le uniche incompiute sono quelle infrastrutturali e non già i percorsi politici, buon senso imporrebbe sia a Marco Zambuto che ad Aldo Piazza di farsi da parte.

Le loro amministrazioni hanno rappresentato un preciso fallimento politico su più fronti. Agrigento non è riuscita a fare alcun salto di qualità, nessun bilancio risulta essere stato realmente risanato, nessuna importante infrastruttura appare essere stata realizzata. Se la situazione di questo 2020 non è diversa, ed anzi se vogliamo è peggiore, da quella precedente al 2000, la responsabilità politica pesa e grava sulle spalle di chi ha amministrato evidentemente senza successo. E se il primo cittadino uscente è politicamente legittimato a richiedere il giudizio degli elettori, seppur la strada per Firetto rispetto al 2015 appare decisamente più in salita, Zambuto e Piazza farebbero bene a dare la possibilità agli agrigentini di scegliere tra alternative nuove.

È bene ricordare, per chi ha le memoria corta, che Aldo Piazza nel 2001 è stato eletto con quasi l’80% dei consensi. Ma l’ex sindaco non è mai riuscito a dare un certo impulso amministrativo, tanto che nella tornata successiva la sua stessa coalizione ed i suoi stessi mentori politici, a partire dall’ex ministro Alfano, hanno deciso di non candidarlo. Era troppo forte, tra i membri dell’allora Casa delle Libertà, il timore che presentare nuovamente Piazza potesse diventare un fattore di insuccesso nelle amministrative del 2007. Sotto un profilo prettamente politico, questa esperienza non può dunque che essere incanalata nella casella dei fallimenti.

Il centro – destra ha poi perso ugualmente quelle elezioni, visto che il 2007 ha visto l’ascesa di Marco Zambuto. E qui si apre un’altra pagina di fallimento politico ben evidente: lui, eletto con lo slogan della “città al di sopra dei partiti”, appoggiato inizialmente dal centro – sinistra, l’anno dopo ha dirottato la sua giunta verso il centro – destra passando con l’allora PdL. Negli anni successivi, Zambuto è poi tornato nella “casa madre” centrista, con altri avvicendamenti nella sua squadra di governo. Soltanto l’intervento del Patto per il Territorio del compianto Piero Macedonio e di Riccardo Gallo gli ha permesso, nel 2012, di arrivare al ballottaggio e vincere contro l’avvocato Salvatore Pennica.

Mirabile il gesto di dimettersi, due anni dopo, a seguito di un’inchiesta da cui poi l’ex sindaco ne è uscito pulito, tuttavia questo non può cancellare il fatto che in quei 7 anni di governo Agrigento non ha conosciuto alcun progresso. Così come, non è stato edificante vedere palazzo dei Giganti trasformarsi in una girandola continua di nuovi assessori.

Oggi Zambuto, nonostante in quelli che lui ha recentemente chiamato “anni di riflessione” abbia ricoperto cariche importanti all’interno del Partito Democratico siciliano, si è proposto al centro – destra come candidato unico. Altra girandola, altre incognite: saranno sicuri i dirigenti locali dei partiti della coalizione che Zambuto, questa volta, a partita in corso non prenda altre vie? Già nei giorni scorsi Davide Lo Presti, anch’egli papabile candidato, ha posto ufficialmente la questione: “Bene un candidato unico di centro – destra, ma Zambuto cosa c’entra?”, ha dichiarato l’ex consigliere comunale.

Aldo e Marco, per carità, sono entrambe delle brave persone che peraltro mai si sono sottratte al confronto con i cittadini, questo è da riconoscerlo. Ma politicamente le loro storie hanno già rappresentato dei fallimenti. Ed allora, proprio perché persone dotate di buon senso, sarebbe auspicabile un loro passo indietro. Certo, la legge consente loro di candidarsi e di riprovare la scalata a palazzo dei Giganti, ma entrambi dimostrino attaccamento alla città dando la possibilità agli agrigentini di confrontarsi sul futuro e non sul passato.

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