SAB, 04 APRILE 2020

Caso positivo di coronavirus a Favara, parla il primario di cardiologia

Le parole del primario del reparto dove era ricoverata la donna risultata positiva al Covid-19 (scorri per leggere il resto)
Caso positivo di coronavirus a Favara, parla il primario di cardiologia

di Claudia Alongi per SiciliaOnPress

Abbiamo raggiunto il Direttore Responsabile dell’UOCP UTIC – Emodinamica, dottor Giuseppe Caramanno, a cui abbiamo rivolto alcune domande per provare a fare chiarezza su quanto accaduto in queste ultime 48 ore al San Giovanni di Dio di Agrigento.

Il reparto di Cardiologia, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra ASP è finito, infatti, suo malgrado al centro della cronaca locale per il primo caso di Covid-19 presso il nostro Presidio Ospedaliero di riferimento.

Di fronte allo scompiglio e alle crescenti preoccupazioni seguite alla paventata chiusura dell’intero reparto, il Dottore Caramanno rassicura: “in 12 ore, dopo la dovuta sanificazione di tutti gli ambienti, si è riusciti a ripristinare il reparto, il personale medico e infermieristico è stato sottoposto a tampone, di cui ancora attendiamo l’esito, i ricoveri programmati sono stati momentaneamente sospesi come da decreto regionale, mentre viene garantita l’assistenza sanitaria per le urgenze”.

Rispetto alla questione più spinosa su cui tutti, da Favara ad Agrigento, si stanno interrogando da ore e cioè in che modo il personale sanitario si è reso conto di avere tra le mani un sospetto caso di Covid-19 questo è quanto sappiamo:

La signora dopo una visita privata con il suo cardiologo di fiducia che le riscontra un disturbo del ritmo cardiaco, viene indirizzata da quest’ultimo al reparto di Cardiologia per ulteriori accertamenti e probabile impianto di pacemaker. Pertanto, non transita dal pronto soccorso e sale direttamente in reparto. Lì il medico di guardia raccoglie l’anamnesi, cioè la storia clinica, e le rivolge la domanda se avesse avuto contatti con persone tornate dal nord Italia, alla quale la signora risponde negativamente.

Viene effettuata una radiografia da cui si iniziano a vedere segni diuna broncopolmonite, segue una TAC suggestiva di un forte sospetto di coronavirus. A ciò fa seguito il tampone, risultato positivo dopo 24 ore. Mentre se ne attendeva l’esito la signora e i familiari hanno ammesso al personale di reparto di essere stati a contatto con un nipote proveniente da Milano.

Abbiamo infine chiesto al Dottore Caramanno, se i medici e il personale sanitario siano adeguatamente tutelati e se l’Ospedale di Agrigento riesca ad adempiere ai protocolli previsti per questa emergenza.

“Il vero problema – dichiara Caramanno – è che aldilà dei protocolli applicati c’è sempre il rischio che un paziente con coronavirus possa sfuggire al triage”.

Appare evidente, dunque, l’unica soluzione possibile per contenere il contagio da Covid-19 nell’agrigentino: richiamare alla responsabilità del singolo, attuare l’autoisolamento volontario e rispettare le indicazioni governative. Sono infine le istituzioni locali che devono vigilare sull’applicazione di questi comportamenti che se non applicati rischiano di causare danni all’intera collettività.

Redazione

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