LUN, 10 AGOSTO 2020

“I manifesti funebri hanno coperto ogni pubblicità”: il racconto di un’agrigentina a Bergamo

La testimonianza che arriva direttamente dall'epicentro dell'emergenza coronavirus (scorri per leggere il resto)
“I manifesti funebri hanno coperto ogni pubblicità”: il racconto di un’agrigentina a Bergamo

di Francescocrhistian Schembri per ScrivoLibero 

“Sui balconi si vedono solo le bandiere italiane e gli striscioni dei bambini con la scritta ‘andrà tutto bene’. Negli ultimi tempi si legge la frase espressa dai giocatori dell’Atalanta ‘berghem #molamia’. Sono tanto triste“.

E’ quanto ci racconta alla nostra redazione una giovane aragonese trapiantata per motivi di lavoro a Bergamo, fra le città italiane più colpite dal virus Covid-19. Scene tristi che in questi giorni un po’ tutti noi abbiamo visto dalle immagini e dalle foto che testimoniano la tragedia immane che sta vivendo la città lombarda.

Una intera comunità messa in ginocchio dalla ferocia di un virus che non ha lasciato alcuna tregua in una città di 110mila abitanti. L’immagine dei mezzi militari che trasportano le bare in altri cimiteri italiani per cremare i morti è diventata il simbolo più macabro e scioccante della pandemia di Covid-19 in Italia.

In due settimane sono state oltre 350 le salme trasportate fuori della Bergamasca per essere cremate. Un dato agghiacciante se pensiamo che il centro funerario bergamasco normalmente si occupa di 1300 defunti all’anno; nell’ultimo mese ne ha eseguiti più di mille.

Medici, infermieri, personale sanitario, ma non solo. In quella città operano tantissime persone che per garantire servizi necessari ogni giorno escono da casa: nessun isolamento domiciliare. Uomini e donne in prima linea che combattono contro un nemico invisibile.

Fra queste persone anche una giovane aragonese in servizio alle Poste, luogo in cui lei stessa definisce essere oramai anche un posto in cui la gente cerca conforto. Lei, agrigentina doc, ha lasciato la sua Aragona circa sei mesi addietro, quando dopo una esperienza lavorativa in provincia ha finalmente coronato il sogno del “posto fisso”: destinazione Bergamo. Mai si sarebbe potuta aspettare che da lì a breve l’Italia avrebbe iniziato a conoscere la “paura”, mai si sarebbe aspettata che proprio Bergamo sarebbe diventata “icona” di uno degli eventi più tristi che la storia italiana possa ricordare.

“Cosa mi rattrista? – ci racconta con un nodo in gola la giovane agrigentina che preferisce restare anonima – Per le strade il deserto, tantissimi manifesti funebri che hanno coperto ogni cartellone prima destinato alla pubblicità. Le foto dei nonnini che io ovviamente non conosco, ma ogni volta che ne vedo uno nuovo recito un eterno riposo“.

Cosa ti ha segnato in particolar modo da quando vi è questa emergenza?

“La scena più emozionante alla quale ho assistito è stato quando una signora, molto bella ed elegante col viso coperto dalla mascherina, come tutti noi ormai, si è avvicinata a me con gli occhi lucidi e mi ha detto: ‘Grazie tante ragazzi, grazie anche a voi che non vi siete mai fermati e siete stati al servizio di tutti noi ogni giorno, grazie davvero’ (E le sono scese le lacrime). Non so cosa le era capitato di preciso o se aveva perso qualcuno, ma mi ha dato la forza e il coraggio di continuare a essere presente ogni giorno“.

“E’ straziante anche vedere colleghi che di punto in bianco ricevono telefonate e scoppiano in pianti e non riescono più a lavorare serenamente. A quel punto diventi anche un consolatore del momento, con la consapevolezza che anche tu cerchi a fine giornata di portare la pelle a casa, e che sei ancora più sola di loro! Perchè la tua condizione non cambia e una volta a casa esisti solo tu e la tua solitudine“.

Avrai anche tu visto passare il lungo corteo di militari. “I militari ci sono stati due volte, stessa identica scena, stesso corteo muto e lento dei corpi tutti allineati e caricati su, destinati a essere cremati. Corpi di persone morte sole in Ospedale, messi nelle bare in pigiama, e tanti senza neanche la possibilità dei cari di dargli l’ultimo saluto“.

Anche voi delle Poste siete in prima linea, insieme ai tanti medici e operatori sanitari. “Noi, alla stessa stregua dei medici e degli infermieri ci siamo e ci saremo. Saremo a servizio delle persone che ci chiedono aiuto e che in questo momento hanno bisogno anche di tutto ciò che la nostra azienda può offrire“.

Ti manca Aragona e la tua famiglia? “Anche a me manca immensamente la mia famiglia e il mio fidanzato. Appena torno a casa sto circa venti minuti sotto la doccia facendomi scorrere l’acqua sul viso e vincere la tristezza. A volte penso che per fortuna in Sicilia non avete vissuto veramente questo dramma; dico per fortuna perché ho capito che se non si è forti non è facile affrontare questa condizione umana limitante. Oggi sentivo passare diverse ambulanze, covid ovunque“.

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