MAR, 29 SETTEMBRE 2020

Visite ed esami ambulatoriali: quella sanità “negata”

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Visite ed esami ambulatoriali: quella sanità “negata”

di Francescochristian Schembri 

Un legame indissolubile quello fra Domenico Modugno e Agrigento. Se il noto cantautore pugliese ha legato il suo nome alla città dei Templi, lo si deve soprattutto per ridare dignità ai ricoverati dell’ospedale psichiatrico dopo lo scandalo del lontano 1988.

Una battaglia che vide ricoverati pazienti, spesso tutt’altro che malati di mente, abbandonati a se stessi e lasciati in condizioni inumane.

Oggi, dopo ben oltre 30 anni da quello scandalo, cosa è cambiato nel mondo della sanità agrigentina? E’ proprio sul tema dei malati abbandonati (o di coloro che comunque necessitano di assistenza sanitaria) che alla nostra redazione sono arrivate numerose segnalazioni per l’oramai noto e annoso problema delle prenotazioni di visite ed esami ambulatoriali da effettuarsi al “Centro Unico Prenotazioni” dell’Asp di Agrigento.

Che la sanità agrigentina è sempre stata al centro di polemiche e disservizi oramai sembra non fare più alcuna notizia, ma questa volta sarebbe il caso che anche l’Assessore Regionale alla Sanità Ruggero Razza intervenga per garantire i minimi ed essenziali servizi che possano dare agli utenti risposte celeri e rapide.

Ricordiamo infatti, non tanto a chi ci legge ma piuttosto a chi governa il sistema sanitario, che il diritto alla salute è uno dei principali diritti garantiti dalla nostra Costituzione dove all’art. 32 (lo riportiamo testualmente a scanso di equivoci) sancisce al primo comma che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“.

Un principio sacrosanto che riassume nella sua brevità quanto più ad Agrigento sembra essere violato. Termini come “tutela” e “garanzia” appaiono vere e proprie chimere dinnanzi a fatti e circostanze che mostrano ancora una volta come siano i cittadini (ancor più quando si tratta di soggetti ammalati o che necessitano di prestazioni sanitarie) a pagarne le conseguenze.

Non bastava infatti lo “spauracchio” del Coronavirus a rendere difficile la vita dei soggetti “più sensibili”, ora è la burocrazia, o la disorganizzazione, ad aggravare una situazione che molti definirebbero da “terzo mondo”.

Le segnalazioni ricevute riguardano infatti l’impossibilità ad effettuare una qualsivoglia prenotazione di visite o esami ambulatoriali presso le strutture dell’Asp di Agrigento. Accade infatti che l’unico canale, ad oggi, disponibile per effettuare le prenotazioni è quello telefonico tramite il Call Center predisposto. Armati di buona volontà ci adoperiamo a verificare le segnalazioni, e così da venerdì scorso insistiamo (perdendo ore e ore del nostro tempo) nella speranza di riuscire a parlare con qualcuno dall’altro lato della cornetta.

Risultato? Una voce registrata che dice di attendere prima della comunicazione che nessun operatore è disponibile. Non demordiamo e continuiamo “ininterrottamente” a tentare come se cercassimo di trovare un biglietto vincente del “Gratta e Vinci”… attesa vana e stessi risultati per giorni e giorni… un po’ come per il “Gratta e Vinci”!!!

Contattiamo allo l’Asp, e i nostri interlocutori, fanno sapere che l’unico sistema oggi disponibile e quello del contatto telefonico; insistiamo nel far comprendere (cosa che pare essere quasi impossibile) il dramma di centinaia di persone che giornalmente non riescono a prenotare esami e visite necessarie (alcune delle quali anche prescritte con priorità: il che vale a dire che sono da programmare con urgenza data la situazione sanitaria del paziente ndr).

La risposta è stata sempre la stessa: “avere un po’ di pazienza, tanta pazienza“. Quello che ci viene detto è che all’attivo vi sarebbero solo 6 addetti al servizio a fronte di circa 8000 richieste. Un dato esorbitante che, conosciuto, avrebbe dovuto indurre i vertici dell’Asp agrigentina a meglio organizzare il servizio, ad esempio prevedendo servizi alternativi o potenziando quelli esistenti. Nulla di tutto ciò, la risposta è “avere pazienza” al telefono nella speranza che qualcuno risponda.

E i fortunati che riescono a trovare una risposta? Per loro lunghe e lunghe attese nonostante la fortuna della prenotazione (voci di corridoio parlano addirittura dai 2 ai 3 anni di attesa per una colonscopia) nella speranza che prima non venga a chiamare il buon Dio. Insomma comunque si voglia vedere la situazione, quella agrigentina è sempre e solo la stessa storia.

Per non dimenticare Domenico Modugno qualcuno direbbe “piange il telefono”, ma a noi sembra che più che piangere il telefono, quelli che piangono sono i cittadini, vere vittime di una sanità sempre più al collasso.

Rivolgiamo così, come meri portatori di una voce univoca dei tanti e tanti pazienti e non solo, ai vertici dell’Azienda Sanitaria quali siano gli interventi atti a GARANTIRE il diritto alla salute.

Un appello rivolto anche all’Assessore alla Sanità Ruggero Razza che saprà sicuramente prendere a cuore una sanità “violata”.

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