DOM, 11 APRILE 2021

Picchia e tramortisce la cognata: condannato a 5 anni e 3 mesi

I fatti risalgono ad alcuni anni fa ma adesso è arrivata la sentenza di secondo grado (scorri per leggere il resto)
Picchia e tramortisce la cognata: condannato a 5 anni e 3 mesi

Picchiata, tramortita e poi stuprata dal proprio cognato. È quanto accaduto ad una giovane agrigentina.
I fatti risalgano a qualche anno fa ma è di questi giorni la pronuncia della III sez penale della Corte d’Appello di Palermo, Collegio presieduto dal Dott Antonio Napoli, che ha confermato la condanna dell’imputato ad anni cinque e mesi tre di reclusione inflitta in primo grado dal Tribunale di Agrigento, Collegio presieduto dalla D.ssa Mazzara.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e confermato durante i due gradi di giudizio, col pretesto di un passaggio in auto la donna era stata facilmente adescata – per via della relazione familiare esistente tra i due – e condotta in una campagna isolata ove l’uomo al rifiuto della vittima di approccio fisico le strappava i vestiti di dosso, immobilizzandola e sottoponendola a violenza fisica e sessuale.
Il cognato, dopo aver abusato della donna, le rivolgeva esplicite minacce qualora avesse raccontato la vicenda.
Per tale ragione la vittima, inizialmente, non sporgeva denuncia: è stato poi il padre della donna, accortosi dei lividi sul corpo della figlia, ad accompagnarla presso la stazione dei carabinieri di Agrigento, due giorni dopo l’accaduto.
Fondamentale ai fini della condanna la ricostruzione processuale dei fatti attraverso il drammatico racconto reso dalla donna ed i referti del pronto soccorso che hanno fornito elementi specifici a conferma di quanto da lei sostenuto.

All’esito dell’istruttoria dibattimentale compiuta in primo grado e poi confermata dalla Corte di Appello di Palermo, è emersa la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della colpevolezza dell’imputato.
“Trovo di estrema importanza – afferma l’Avvocato Francesca Dumas, legale della donna – che i mezzi di informazione diano ampio spazio al racconto degli episodi di cronaca ma, allo stesso tempo, è necessario che si ponga in evidenza la ferma reazione dello Stato che, attraverso la magistratura, persegue e punisce gli autori di crimini così efferati.
Quotidianamente ascoltiamo notizie di donne stuprate e molto spesso uccise ma quasi mai veniamo informati delle condanne inflitte ai carnefici.
A mio avviso, è necessario riaffermare con forza il principio di certezza della pena, recuperando anche la funzione deterrente insita nel concetto di sanzione, unico possibile argine da opporre al dilagante fenomeno della violenza sulle donne”.

Redazione

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