| Ai piedi del colle, vi è l'Addolorata. In tutti i sensi. |
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| Scritto da Redazione |
| Martedì 22 Luglio 2008 19:04 |
L'eterna incompiuta per eccellenza: reportage di InfoAgrigento.it
(PF - AleS) Proprio in questi giorni, è giunta in redazione la notizia, invero positiva, di un protocollo d'intesa siglato dal Comune di Agrigento e dall'Associazione "Padre Clemente" per la manutenzione del Parco del Mediterraneo di Villaseta. Una struttura che, almeno nelle intenzioni dei progettisti, avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della città dei templi. E invece, tutti o quasi conosciamo il reale stato dei luoghi. Adesso, grazie all'operato dell'Associazione che affida a giovani cittadini extracomunitari il compito di ripulire l'area da immondizie e sterpaglie, resta da capire se vi sono progetti concreti di recupero, o se si tratta dell'ennesimo intervento "tampone". Ma, sempre ad Agrigento, a pochi chilometri dal centro cittadino, esiste una grande area che, nella seconda metà degli anni '70, è stata destinata a parco attrezzato. Non è difficile intuire che ci riferiamo al cosiddetto Parco dell'Addolorata, meglio noto, soprattutto ai più giovani, come parco I.CO.RI, dal nome dell'impresa che realizzò i lavori di "completamento" (si fa per dire) negli anni '80. Oggi la struttura, vasta diversi ettari, versa in uno stato di totale abbandono. Per comprendere le cause, è necessario fare un passo indietro, narrando le vicende che hanno, prima, portato alla progettazione del parco e, poi, all'attuale stato di degrado e abbandono.
1966: c'era una volta il rione Addolorata.
Proprio così: quella vasta area che oggi chiamiamo "parco", un tempo non troppo lontano (diciamo fino alla fine degli anni 70 - primi anni 80), altro non era se non l'estremo lembo occidentale dell'abitato di Agrigento. Dalla via Garibaldi, si scendeva per via Santo Stefano, mentre dalla Via Porto Empedocle si arrivava in via Dante. Più a Sud vi era la via Macello che si addentrava nel cuore dell'odierno parco, e dove esisteva per l'appunto il mattatoio comunale. Poco distante da quest'ultimo vi erano 9 palazzine popolari, mentre tutt'attorno vi erano vecchie case di contadini. Più sopra, infine, tra le vie Dante e Santo Stefano, erano stati costruiti numerosi palazzi, alcuni dei quali di notevoli dimensioni in termini di altezza. Insomma, quartiere popolato da oltre 5000 persone e che prendeva il nome di "Rione Addolorata", dall'omonima chiesetta tutt'oggi esistente, nel tratto terminale della via Garibaldi. Un quartiere che com'è noto è stato cancellato dalla furia della natura (e dall'imperizia degli uomini) il 19 luglio dell'anno 1966, quando una spaventosa frana distrusse il 70% dei fabbricati ad ovest del centro urbano. Solo allora tecnici e studiosi di fama internazionale, chiamati in causa per comprendere le cause che hanno determinato l'evento franoso, compresero che l'intera area devastata dalla frana doveva essere evacuata e perimetrata: il notevole sovraccarico edilizio aveva causato dissesti tali da rendere necessaria la demolizione di tutti gli edifici a ovest della via Garibaldi.
Anni 70: tra abbandono e degrado.
Evacuata la zona, lo Stato italiano, tramite apposito decreto ministeriale, stabilì il definitivo trasferimento del rione addolorata nella frazione di Villaseta dove vennero accolti quasi tutti i sinistrati del 19 luglio 1966, mentre al contempo venne disposta la trasformazione del rione a Parco Attrezzato, da realizzarsi con appositi fondi stanziati dalla Casse per il mezzogiorno. Insomma, dopo approfonditi studi geologici, per riparare in qualche modo agli errori commessi in passato, si decise di far rinascere l'Addolorata realizzando un parco attrezzato, tra i più belli di tutta la Sicilia e in tal senso, vennero impegnate ingenti somme di denaro. Passarono, comunque, diversi anni prima dell'inizio dei lavori: nel frattempo l'intera area si era trasformata in una gigantesca discarica a cielo aperto. In quegli anni, gli agrigentini e non solo, erano soliti depositare rifiuti ingombranti nella zona abbandonata della città. Inutili in tal senso, tutte le strategie poste in essere dalle Amministrazioni comunali del tempo, che provarono addirittura a transennare tutte le vie d'accesso al rione con assi di legno. Sempre in quegli anni, l'addolorata divenne punto d'approdo per diverse coppiette in amore, nonché di vandali intenti nell'infierire ulteriormente sulle macerie dei tolli pericolanti. Malcostumi che si sono purtroppo conservati nel tempo, fino ai giorni nostri. Anni '80: iniziano i lavori. Agrigento avrà il suo polmone verde.
All'inizio degli anni '80, finalmente, l'impresa appaltatrice cominciò i lavori di demolizione dei fabbricati ancora presenti (tra cui il Palazzo Bajo, tra la vie Dante e Porto Empedocle) e alla sistemazione dei dissesti geologici causati dalla rovinosa frana del 1966. Purtroppo, durante i lavori, vennero cancellate per sempre alcune testimonianze della civiltà contadina, in particolare numerose cisterne a campana che vennero frettolosamente interrate. Per prima cosa, vennero demoliti tutti i fabbricati esistenti tra via Dante e via Santa Stefano e iniziarono i lavori per la costruzione di una sorta di circonvallazione. Lo stato dei luoghi venne profondamente modificato. I lavori andavano a rilento: si vocifera che diverse strutture previste dal progetto originale non siano state realizzate a causa delle cattive condizioni geostatiche generali. In ogni caso, terminati i fondi, i lavori si arresteranno del tutto e cosi, verso la fine degli anni '80, agli agrigentini fu consegnata l'ennesima incompiuta.
Dagli anni '90 ad oggi: tra possibilità di recupero e degrado
Nonostante tutto, alcune famiglie iniziarono a frequentare la struttura che, per quanto incompleta, poteva vantare piste ciclabili, di pattinaggio, campetti, scivoli e una folta vegetazione, oggi quasi del tutto cancellata dalla mano dei piromani e dall'incuria degli addetti ai lavori. Purtroppo, le cattive abitudini maturate dagli agrigentini negli anni '70, si conservarono inalterate: in breve tempo il parco divenne ricettacolo di rifiuti, tossicodipendenti, e coppiette in cerca di intimità. Qualcuno, allora, iniziò a parlare di scandalo, dell'ennesima cattedrale nel deserto e di miliardi bruciati. Si tentò di individuare alcune soluzioni per salvare il parco: in un primo momento si pensò di aprirlo ugualmente nella speranza, rivelatasi poi vana, che gli agrigentini lo popolassero. A seguito delle pressioni della stampa e della cittadinanza, la giunta Piazza accettò “lo stimolo, l'invito a provvedere, la segnalazione, il sollecito, da parte degli organi di informazione, delle parti sociali, dei cittadini” pur considerando “strumentale ed anacronistico” doversi difendere da “critiche sull'ignavia e sull'indifferenza dell'amministrazione comunale nei confronti del parco dell'Addolorata”. Avvertirono il dovere di “informare la cittadinanza dei primi risultati di una serie di iniziative che hanno visto impegnata l'amministrazione comunale nella pianificazione di un recupero, che porterà alla definitiva e più ampia fruizione da parte di visitatori e cittadini di questo immenso polmone verde”, nonché il “recupero e la gestione degli impianti sportivi che si trovano all'interno del parco e dell'anfiteatro che potrà essere utilizzato per varie iniziative di spettacolo e culturali”. “Il parco – scrivevano il sindaco Aldo Piazza e l'allora assessore al turismo Roberto Gallo, attualmente unico consigliere provinciale per La Destra (distintosi, il giorno dell'insediamento alla Provincia, per aver ribattuto duramente alla proposta di Orazio Guarraci di rinvio della nomina dei principali organi consiliari) – invidiabile sia per la posizione, con uno sguardo verso il mare e i templi, e sia per la vicinanza alla zona archeologica, dovrà essere aperto alla fruizione di sportivi, giovani, bambini, famiglie, turisti, e quanti altri sanno apprezzare il verde, lo sport e la cultura in un unicum che farà invidia alle altre località turistiche siciliane”. L'esito della proposta (“ormai in fase avanzatissima”, scrivevano sindaco ed assessore) di gestione in project financing della struttura, inserita nel piano triennale delle opere pubbliche, è ancora un mistero. Si tratta di un'operazione di finanziamento a lungo termine che prevede la costituzione ad hoc di una società (definita tecnicamente Spc, Special purpose company), a capitale separato da quello dei promotori dell'iniziativa stessa. “Il mese prossimo, o, al più tardi, prima della fine dell'anno, - dicevano qualche anno fa Piazza e Gallo – l'amministrazione comunale sarà in grado di far conoscere alla città i progetti di massima che saranno presentati dalle imprese, con cui sono già stati avviati da mesi i contatti”. Nel progetto era stata coinvolta persino la Soprintendenza, “per la progettazione di una Magna Grecia in miniatura, da realizzare all'interno del parco e da far divenire luogo di attrazione del turismo culturale e scolastico”. Sebbene la ripristinazione del parco rappresentasse “per l'amministrazione guidata dal sindaco Piazza una reale esigenza inderogabile”, quel che il cittadino può constatare è l'insistenza nella zona, fino a poco tempo fa, di un “mondezzaio e, più precisamente, l'orribile spettacolo di degrado rappresentato dalle discariche abusive”. Oggi come ieri, il parco è abbandonato al suo destino, dimenticato da quelle stesse Istituzioni che lo hanno voluto per "risarcire" gli agrigentini dai danni provocati dalla sciagurata speculazione degli anni passati. Parlare di recupero vero e proprio è forse impossibile: una struttura del genere richiederebbe una manutenzione costante di cui l'Amministrazione Comunale di Agrigento non potrebbe in alcun modo permettersi di sostenerne i costi. Senza considerare, inoltre, l'indispensabile sistemazione dei numerosi dissesti geologici, del sistema di illuminazione e la rete idrica, irrimediabilmente danneggiati dalla furia dei vandali e del tempo. Dalle foto che abbiamo pubblicato si può evincere lo stato dei luoghi: l'unico auspicio, a questo punto, è che l'eterna incompiuta per eccellenza, non si trasformi in una tragica emergenza sanitaria per gli stessi agrigentini. *PF* e *AleS* Read 0 Comments... >> |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Settembre 2008 23:30 |

















