12 luglio 1943, la morte tra le vie di Agrigento PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 11 Luglio 2009 21:48

 

bombardiere_americano.jpgLa mattina del 12 Luglio del 1943, Agrigento si era appena svegliata, reduce dai festeggiamenti di San Calogero e con un gran caldo tipicamente siciliano; nessuno immaginava che, da lì a poco, si stava per scatenare una delle più gravi catastrofi della storia della città.

Intorno alle 8 e 45, infatti, una formazione di bombardieri statunitensi si posizionava a croce sopra il centro abitato, scaricando una vera e propria pioggia di bombe.

Non era la prima volta che Agrigento subiva un attacco dal cielo. Se i primi tre anni della seconda guerra mondiale sono stati poco sentiti, visto che le poche incursioni aeree venivano effettuate in provincia verso Sciacca e Porto Empedocle, con l'avvicinarsi dello sbarco alleato del 10 Luglio, anche il capoluogo diventava strategicamente importante e dunque soggetto a bombardamenti. Il primo risale alla serata dell'8 Luglio 1943 e si concentrò nella zona dell'ospedale psichiatrico, uccidendo il dott. Raimondo Diana, responsabile amministrativo della struttura. Un altro intenso bombardamento lo si ebbe due giorni dopo, ma nulla a che vedere con quello del 12 Luglio.

Quel giorno, nel giro di pochi minuti, intere vie furono ridotte ad un cumulo di macerie e, a far lievitare il numero delle vittime, furono i crolli di due rifugi antiaerei, colpiti dalle bombe alleate. Tali rifugi, erano ubicati in piazza San Francesco (sotto la chiesa dell'Immacolata) e in via San Girolamo.

Dunque, luoghi che oggi fanno parte della vita quotidiana cittadina, in quella triste Estate non erano altro che cimiteri a cielo aperto; in particolare, in piazza San Francesco per diversi giorni decine di corpi rimasero giacenti inermi alla luce del sole, creando anche rischio di epidemie.

Questo rende ancora più grave "l'amnesia" che Agrigento ha avuto verso queste vittime innocenti. Scorrendo l'elenco dei nomi di esse, infatti, ci si rende conto come intere famiglie abbiano avuto dei lutti o siano state quasi interamente cancellate, eppure in pochi attualmente conoscono il triste destino di questi concittadini.

Per dare un'idea della tragedia, basta dare un'occhiata ai numeri ufficiali: circa 160 morti accertati, ma anche molti dispersi e c'è chi sostiene che molte vittime non sono state mai ritrovate e che, in generale, i morti possano essere addirittura più di 300, ossia tanti quanti quelli che ha pianto L'Aquila nel terremoto del 6 Aprile scorso. Un così elevato numero di vittime in un solo giorno nella nostra città, per fortuna, si è avuto rarissimamente. Questo rende ancora più doveroso il ricordo di quel maledetto 12 Luglio, passato troppo in fretta nel dimenticatoio.

La pioggia di bombe che cadde nel centro-storico, aveva come obiettivo il treno pieno di munizioni di cui gli infiltrati siculo-americani avevano dato notizia ai comandi militari alleati e quindi le aree vicino la stazione vennero battute a tappeto.

Ci vollero anni affinché il centro cittadino riprendesse un certo decoro urbano, tanto che ancora agli inizi degli anni sessanta diversi bambini giocavano nei crateri lasciati dalle bombe della seconda guerra mondiale. La ricostruzione iniziò circa vent'anni dopo, portandosi appresso quella speculazione edilizia oggi sotto gli occhi di tutti e fortemente condannata. Ma questa è un'altra storia, anch'essa tipicamente agrigentina.

 

Mauro Indelicato

 

 


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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2009 18:58
 

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