Rivoluzione " Addiopizzo " PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 02 Aprile 2009 09:46
Intervista a Daniele Marannano, vice Presidente di Addiopizzo. Di Mauro Indelicato.

 

danielemarannano.jpgDaniele Marannano è vice-presidente dell’associazione “Addiopizzo”, che è fortemente impegnata nella lotta alla tristissima piaga del racket, e di recente si è recato in un incontro con il Prefetto di Agrigento Umberto Postiglione. Per questo motivo, abbiamo deciso di incontrarlo e di far comprendere ai nostri in che situazione si trova la nostra città in merito a questa tematica,  rimasta tabù per troppo tempo.

MI:  Daniele, innanzitutto quando è nata la tua associazione?

La mia associazione nasce nel Giugno del 2004, quando un gruppo di noi decide di tappezzare il centro di Palermo con il manifesto “Un popolo che non paga il pizzo è un popolo libero”. Quello che mi piace sempre ricordare è che questo movimento spunta “dal basso”, cioè da una grande mobilitazione di ragazze e ragazzi che, come me, si sono ritrovati a combattere questo fenomeno, e voglio sottolineare anche che tutti i soggetti dell’organizzazione sono apolitici. Ad oggi, ci sono 350 operatori economici che hanno trovato la forza ed il coraggio di ribellarsi al racket delle estorsioni collaborando con il progetto “consumo critico”, che prevede l’affiancamento a questi operatori di 10.000 consumatori che effettuano le loro compere esclusivamente da questi commercianti, creando un “circolo virtuoso” di legalità.

MI: A proposito del consumo critico, su quale ragionamento fa leva questa iniziativa?

Questa iniziativa fa leva sulla consapevolezza che, se l’80% dei commercianti palermitani paga il pizzo (N.B: dati della procura di Palermo) e se io consumatore vado a spendere i miei soldi da questi operatori, allora contribuisco a finanziare le cosche. Non si tratta di boicottare quegli imprenditori che magari per paura cedono alle estorsioni, sia ben chiaro questo, ma di alimentare una coscienza critica tra i cittadini.

MI: Inizialmente, avete trovato una Palermo “fredda”, oppure sin da subito la società civile si è mostrata quantomeno interessata alla vostra iniziativa?

La reazione dopo il primo attacchinaggio è stata di stupore e ha suscitato un gran clamore mediatico. Questo perché il racket è sempre stato considerato un tabù. Il percorso è iniziato in salita e si riscontravano difficoltà a raccogliere collaborazioni tra i commercianti, che li andavamo a cercare noi uno ad uno. Dopo qualche mese c’è stato un certo risveglio degli stessi operatori economici e adesso sono loro che, spontaneamente, decidono di aderire e denunciare. La strada da percorrere resta, comunque, abbastanza lunga e complicata.

MI: Possiamo dire, quindi, che avete avuto il merito di rompere il tabù del pizzo?

Mah, io non mi sento di affermare questo. Certo è che comunque, siamo stati in grado di aver acceso i riflettori su questo fenomeno. Tanto che, come si può notare, anche le testate nazionali ed i telegiornali dedicano spesso servizi sulle estorsioni.

MI: Quali sono i prossimi obiettivi che vi ponete di raggiungere?

Il nostro più grande obiettivo è quello di allargare la “fronda” di negozianti che collaborano e denunciano, perché più si è e più s’incoraggiano altri imprenditori ad unirsi. Di fatto, l’esigenza della sicurezza degli imprenditori è inversamente proporzionale alla crescita delle denuncie, cioè più alto è il numero di queste ultime e più gli operatori economici avranno una maggior serenità e una maggior sicurezza. I lavori proseguono e contiamo, verso Maggio, di arrivare ad inserire nel depliant del “consumo critico” circa 400 adesioni.

MI: A Palermo, le adesioni alla vostra iniziativa sono concentrate in determinati quartieri “pizzo free” oppure sono sparse a “macchia di leopardo”?

Ci sono alcune aree del centro, dov’è presente un’alta densità di negozianti aderenti al consumo critico, e mi riferisco, per esempio, a Corso Vittorio Emanuele oppure alla zona di via Libertà. Su tutta la città, in generale, c’è da segnalare una distribuzione a macchia di leopardo.

MI: Di recente, ti sei recato ad Agrigento per un incontro con il Prefetto Umberto Postiglione. Come si sa, purtroppo questo territorio è ad alta densità mafiosa, ma sono anche presenti imprenditori coraggiosi, come Catanzaro, che hanno denunciato gli estortori. Ma, in generale, in che stadio si trova l’anti-racket nella zona?

Ad oggi, ci sono casi isolati di imprenditori coraggiosi, come lo stesso Catanzaro o Ignazio Cutrò, che si sono ribellati al pizzo. Ad Agrigento, purtroppo, non ha attecchito il fenomeno dell’associazionismo anti-racket, cioè l’unione di più imprenditori che, in sinergia con il lavoro svolto dagli inquirenti, stimolino gli altri loro colleghi operatori a denunciare.

MI: La società civile agrigentina è pronta per il salto di qualità che le faccia intraprendere una rigorosa lotta al pizzo?

Non si può pretendere che un imprenditore sia incoraggiato a denunciare, se accanto a sé esiste una società civile indifferente. Se si vuole imprimere una seria svolta nella lotta al racket, anche la società agrigentina è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità.

MI: Attualmente la vostra sede è a Palermo, ma in futuro c’è in progetto di aprire una sorta di “filiale” ad Agrigento e lavorare con ragazzi locali o intraprendere anche qui iniziative come quella del consumo critico?

L’auspicio è che la nostra iniziativa possa essere emulata anche in altri territori, così come sta avvenendo, per esempio, a Catania e a Napoli.

MI: Allargando il discorso al sistema mafioso nella sua interezza, nel 1997 la commissione nazionale antimafia, in visita ad Agrigento, ha dichiarato che qui risiede la “mafia del futuro”, anche alla luce dell’allora recentissimo arresto di Brusca, avvenuto nella zona litorale di Cannatello. A dodici anni da queste dichiarazioni, qualcosa è cambiato?

Nonostante le diverse ed importanti operazioni condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, che hanno inferto dei duri colpi alla struttura militare di Cosa Nostra, il territorio di Agrigento, un po’ come quello di Trapani, rimane oggi sede di una delle principali roccaforti dell’organizzazione mafiosa.  

 

       Mauro Indelicato


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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Aprile 2009 12:13
 

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