Delitto Adorno, tra "bugie" e fraintendimenti
Martedì 20 Ottobre 2009 13:25
de rubeis.jpgL'"uomo chiave" della vicenda, Giuseppe De Rubeis, avrebbe raccontato ai magistrati alcune frottole. Dopo la scarcerazione dei DiStefano il caso è tutt'altro che chiuso.

Forse i DiStefano con l'omicidio Adorno non c'entrano assolutamente nulla. Forse. Giuseppe De Rubeis, l'amico del giovane empedoclino scomparso lo scorso 24 agosto e poi assassinato in un luogo ancora imprecisato, probabilmente, con le sue dichiarazione, ha spalancato le porte del carcere a persone che con l'omicidio c'entrano poco o nulla. Gli inquirenti avrebbero scoperto che il De Rubeis aveva concordato con un commerciante empedoclino, titolare di una agenzia funebre, un alibi per il 24 agosto.
 
L'uomo, in questione avrebbe dovuto testimoniare che De Rubeis, quel pomeriggio stava eseguendo alcuni lavori presso la propria attività commerciale. Successivamente, l'impresario forse spaventato dal clamore della vicenda, riferì spontaneamente al commissario Cesare Castelli le richieste avanzate dal De Rubeis.
 
Ed ancora: Giuseppe De Rubeis non è riuscito, ad oggi, a spiegare la provenienza di quei 17mila euro in contanti trovati presso il proprio domicilio: una cifra che, un venditore di cianfrusaglie e idraulico saltuario, non poteva certamente guadagnare con il proprio lavoro.
 
Insomma, il caso è tutt'altro che chiuso: resta da capire allora il ruolo che ebbe De Rubeis nella scomparsa di Giuseppe Adorno. 

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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Ottobre 2009 13:25
 

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