| Lo Piccolo, mafia, estorsioni, Palermo, Addio pizzo, il terzo colpo. |
| Mercoledì 02 Luglio 2008 18:42 |
di Angelo Ruoppolo
Nel quartiere Zen, all'estrema periferia di Palermo, i cittadini pagano il pizzo alla mafia per ricevere acqua corrente, luce e gas. Ecco un particolare emerso nell' ambito dell’ inchiesta ‘’Addio pizzo’’, la terza, della Squadra mobile di Piero Angeloni e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I magistrati, tra il Procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, ed i sostituti Nico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene ed Anna Maria Picozzi, ricostruiscono i taglieggiamenti di Cosa nostra ai cittadini e scrivono nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 20 indagati: ‘’e’ grave e triste dirlo: la situazione sembra quasi ineluttabile, tanto che e’ continuata nonostante una precedente indagine del 2005. Molti degli abitanti dei cosiddetti ‘’padiglioni’’ del quartiere Zen hanno occupato abusivamente gli alloggi in cui vivono e non hanno allacci regolari. Cosa nostra, ed in particolare gli uomini del clan Lo Piccolo, sopperiscono al problema in cambio di denaro: consentendo l'allaccio irregolare ai pali elettrici e aprendo le condutture dell'acqua ad orari prestabiliti. A raccogliere il pizzo e’, generalmente, il Capo Condomino di ciascun complesso’’. Quanto scoperto dai magistrati palermitani e’ confermato dai nuovi pentiti del clan Lo Piccolo, Antonino Nuccio ‘’Pizza’’, e Francesco Franzese ‘’Franco di Partanna’’, che hanno rivelato una imposizione di 20 - 30 euro per ciascun nucleo familiare. Non solo la preziosa collaborazione dei pentiti: sono infatti decine i commercianti e gli imprenditori palermitani, vittime del racket, che hanno denunciato le pressioni mafiose, contribuendo cosi’ in modo determinante alle indagini che hanno scandagliato 31 casi di estorsione, fino al febbraio del 2008, a danno di diverse attivita’ imprenditoriali, tra ristoranti, cantieri edili, negozi, concessionarie di automobili e supermercati. ‘’Siamo davanti ad un mutato clima culturale – commenta a margine degli arresti il sostituto della Dda di Palermo, Nico Gozzo, secondo il quale - a differenza di quanto e’ accaduto nel recente passato, molte vittime non si trincerano dietro il silenzio e non negano piu’ le richieste estorsive". Emblematiche sono in proposito anche le parole pronunciate dopo gli arresti di ‘’Addio pizzo 3’’ dal Questore di Palermo, Giuseppe Caruso: ‘’collaborate, il mito dell’imprendibilita’ dei mafiosi e’ finito”. Ecco gli arrestati, Salvatore ed il figlio Sandro Lo Piccolo, poi Piero Alamia 40 anni, Michele Catalano 49, Domenico Ciaramitaro 34, Antonino Ciminello 48, Antonino Cumbo 42, Giovanni Cusimano 67, Salvatore Davi’ 60, Francesco Di Blasi 66, Salvatore Genova 50, Giovanni Battista Giacalone 35, Andrea Gioe’ 39, Antonino Lo Brano 40, Antonino Mancuso 47, Francesco Palumeri 48, Gioacchino Rosario Pensabene 58, Carmelo Giancarlo Seidita 33, Domenico Serio 31, e Massimo Giuseppe Troia 32 anni. Incaricato di riscuotere il pizzo, fino al 2005, sarebbe stato Antonino Lo Brano. Dopo il suo arresto i Lo Piccolo avrebbero incaricato Michele Catalano. Il primo blitz cosiddetto ‘’Addio pizzo’’ scatta poco piu’ di due mesi dopo l’arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Il 16 gennaio scorso in carcere entra un altro figlio del ‘’Barone’’, Calogero Lo Piccolo. Eccolo, indossa una cappello, in piazza Vittoria a Palermo, ed e’ accompagnato alla Squadra mobile. 39 sono gli arrestati, inchiodati anche dai primi pentiti del clan di Lo Piccolo, Francesco Franzese ed Antonino Nuccio, che hanno squarciato il velo di omerta’ sul mandamento di San Lorenzo, feudo storico dei Lo Piccolo. Tra gli arrestati il 16 gennaio vi sono anche i presunti mandanti ed esecutori dell’attentato incendiario, il 31 luglio del 2007, contro il deposito dell’impresa di Rolando Guajana, alla circonvallazione di Palermo. Il secondo blitz ‘’Addio pizzo’’ risale invece al 17 marzo scorso. La cartina di tornasole dei Poliziotti della Squadra mobile di Palermo sono ancora i pizzini ed il libro mastro di Salvatore Lo Piccolo, scoperti nel covo di Giardinello, nelle campagne di Carini. 21 sono gli arrestati incastrati anche dalle confessioni di alcuni dei commercianti vittime delle estorsioni, che hanno ammesso di pagare dopo che gli sono stati mostrati i pizzini con sopra scritto il loro nome.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Luglio 2008 19:24 |









