| Un sacrificio indelebile |
| Giovedì 25 Settembre 2008 17:41 |
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Il Governatore Lombardo: <<Che onore c'è nell'uccidere un padre e un figlio disarmati e inermi, che onore c'è nel colpire alle spalle chi invece potrebbe difendersi>>.
Anche oggi, come putroppo sovente, le testate locali e non solo tributano e diffondono i ricordi dello straziante sacrificio dei martiri della libertà e della legalità che negli anni sono stati numerosi, troppo numerosi. Riportiamo di seguito le dichiarazioni di nostri autorevoli conterranei, uomini dello Stato che con le loro parole contribuiscono a mantenere vivo il ricordo degli sforzi dei coraggiosi ed a segnare inequivocabilmente la dura posizione dello Stato nella lotta antimafia. "Sono trascorsi vent'anni dalla barbara uccisione del presidente della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, Antonino Saetta, e di suo figlio Stefano. Padre e figlio caduti sotto i colpi di un'organizzazione criminale di uomini dediti alla cultura della morte e della violenza". Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione del 20° anniversario della loro morte. "Quella di Antonino e Stefano Saetta - prosegue il guardasigilli - fu una brutale esecuzione. E non solo perché la mafia decideva di portare a termine il sanguinoso progetto senza alcun rispetto per la vita di chi, pur non essendo la vittima designata, si sarebbe trovato casualmente lì quel giorno maledetto, ma soprattutto per la ferocia di un'azione che portò a colpire più volte e con numerosi colpi di grazia il proprio obiettivo. Abbiamo il dovere di disintegrare il sistema mafia dalla storia del nostro Paese. E per farlo - conclude Alfano - occorre strategicamente azzerare la sua potenza economica e distruggere i suoi traffici, estirpare dal tessuto amministrativo, istituzionale e politico le sue ramificazioni e promuovere nella nostra società la cultura della legalità e della giustizia". Ed in ricordo sulla strage di via De Amicis a Palermo di trentun anni addietro: "Onoriamo quest'oggi la memoria del capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, il magistrato Cesare Terranova, e del suo assistente, il maresciallo Lenin Mancuso, due uomini dello Stato che hanno pagato con la propria vita il contributo offerto nella lotta a cosa nostra. Nel 1979 la mano vile della mafia li ha trucidati insieme - sottolinea il Guardasigilli - ponendo fine a quello sforzo investigativo che, nei rispettivi ruoli, avevano portato avanti in un equilibrato connubio professionale ed umano che tanto ancora avrebbe potuto dare nella lotta alla criminalità organizzata. Il loro ricordo - conclude Alfano - è sempre vivido. E noi lo rinnoviamo soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, siciliane e non solo, poiché siamo ben consapevoli che la lotta alla mafia inizia già nelle aule scolastiche, attraverso l'educazione alla legalità".
Il Governatore Lombardo nel commemorare il triste anniversario di oggi si sofferma anche sulla stringente necessità di non permettere che le forze insane mafiose si approprino delle risorse siciliane privando il nostro territorio di benessere e produttività: "Oggi ricordiamo Cesare Terranova, Lenin Mancuso, Antonino Saetta e suo figlio Stefano. La loro storia fatta di impegno per la giustizia e di pura innocenza, come nel caso di Stefano Saetta, costringe, anche chi non vuole, a ricordare che la mafia è sì un fenomeno criminale che punta a far soldi a discapito della collettività, ma è anche un cancro che avvelena il vivere civile. E' una consorteria criminale composta da vigliacchi e non da uomini d'onore". Lo afferma, come anticipato, il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Che aggiunge: "Che onore c'è nell'uccidere un padre e un figlio disarmati e inermi, che onore c'è nel colpire alle spalle chi invece potrebbe difendersi, come fu per Boris Giuliano, che onore c'è nell'imbottirsi di droghe per zittire la paura prima di compiere un assassinio. Una mafia che permette ai ladri di entrare nelle nostre case, salvo poi uccidere quello che si intrufola in casa di Totò Riina. Dobbiamo ricordare ai ragazzi, soprattutto a quelli che vivono in realtà ‘a rischio emulazione', che la storia della mafia è segnata dalla viltà e dal disonore. Una storia che ha lasciato cicatrici profonde. Ogni anno - prosegue il presidente della Regione - cosa nostra sottrae miliardi di euro all'economia sana e la Sicilia non può permetterlo, il Paese non può permetterlo. Fortunatamente, ogni anno, è intensa l'attività delle forze dell'ordine e della magistratura per arginare il fenomeno e tanti sono stati i successi anche nel recupero dei patrimoni acquisiti illegalmente. A questo proposito ritengo sia doveroso restituire ai territori ciò che mafiosi, camorristi e altre organizzazioni criminali hanno rubato. Un patrimonio che, secondo il ministero dell'Interno, ammonterebbe a 1 miliardo di euro per il 2008 e a 1,5 miliardi di euro per il 2009. Queste risorse - conclude Lombardo - sono state sottratte ai territori, soprattutto del Sud, ed è giusto che tornino alle comunità che potrebbero così reimpiegarli, soprattutto in favore dei giovani. Per ricordare e insegnare che la mafia è un male assoluto e senza futuro." Così invece il vicepresidente della Regione siciliana Titti Bufardeci ricorda Cesare Terranova, Lenin Mancuso, Antonino e Stefano Saetta uccisi dalla mafia.: "Cesare Terranova e Antonino Saetta sono stati uccisi dalla mafia perché erano uomini coraggiosi e integerrimi, che facevano il proprio dovere, come lo fanno oggi tanti magistrati impegnati contro la mafia in Sicilia e le altre organizzazioni criminali nel resto del Paese. Insieme a loro ricordiamo anche il maresciallo Lenin Mancuso e Stefano Saetta. Mantenere vivo il ricordo di tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per le istituzioni è il miglior tributo, in questo delicatissimo momento che registra un risveglio delle coscienze con un fronte sociale compatto e schierato per sradicare la mafia dalla nostra terra". Read 0 Comments... >> |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Settembre 2008 17:42 |







Il Guardasigilli Alfano:
<<Il loro ricordo è sempre vivido. E noi
lo rinnoviamo soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, siciliane e non
solo, poiché siamo ben consapevoli che la lotta alla mafia inizia già nelle
aule scolastiche, attraverso l'educazione alla legalità>>.

