| Agrigento: un declino lungo un secolo |
| Sabato 12 Luglio 2008 00:49 |
La città che piange gli errori e gli orrori commessi in passato: l'analisi di un declino economico e sociale consumatosi all'ombra dei templi.
Ci risiamo. Ogni anno di questi tempi, albergatori, ristoratori ed operatori economici in generale, lamentano il perdurare della crisi. Insomma, il piatto piange. Eppure, di campagne elettorali quest'anno ne abbiamo visto parecchie. E, più o meno, tutti gli aspiranti amministratori si sono trovati quasi sempre d'accordo su di un unico punto: la promozione turistica della città dei templi. Argomenti che, purtroppo, seppur propagandati da oltre 40 anni, si concretizzano solo ed esclusivamente nelle brevi parentesi elettorali. Poi vi è il nulla. Ma cerchiamo di comprendere, o perlomeno di analizzare, le cause che hanno determinato e continuano a determinare questa stasi nell'economia locale. Incipit
Andando a ritroso nel tempo, diciamo agli albori del ‘900, spulciando negli archivi storici, tra vecchie foto in bianco e nero e manoscritti ingialliti, scopriamo una Agrigento profondamente diversa. In città, illo tempore, vi erano diverse strutture alberghiere di fama internazionale. Esempi? L'attuale sede della sovrintendenza ai Beni Culturali di Agrigento di via Ugo La Malfa, meglio nota come Villa Genuardi. Ebbene, quella grandiosa struttura che s'affaccia a sud verso la valle, un tempo era il meraviglioso Hotel Des Temples. Oppure, ancora, il Palazzo della Direzione regionale dell'entrate, al viale della vittoria: un tempo non molto lontano era il Grand Hotel dei Templi. E la lista sarebbe ancora lunga: per carità di Patria non citeremo alcune meraviglie architettoniche spazzate vie in anni più recenti dal ciclone della speculazione edilizia. Tornando al nostro discorso, la città di Agrigento, fino a Dai templi greci alle torri di cemento
Passano gli anni: in una Agrigento semi distrutta dai bombardamenti, nel luglio del 1943 sbarcano le truppe anglo-americane. "Si volta pagina, arrivano i soldi" pensarono in molti. I soldi, per la ricostruzione, arrivarono sul serio. Ma nelle mani sbagliate: ovvero di una nuova maxi lobby politica e imprenditoriale responsabile di quella che probabilmente è stata la stagione più triste in 2500 anni di storia della città sin dai tempi di Akragas: il sacco di Agrigento. Mentre si assisteva alla Errare humanum est... Solo dopo , qualcuno si rese conto della necessità di cambiare rotta. Verso la fine degli anni '60 si comincia a parlare di aeroporto. Qualcuno si accorge che, ad una manciata di chilometri dal centro urbano, esiste uno dei tratti di spiaggia più belli del mediterraneo. Qualcun altro ancora lamenta la totale assenza di Alberghi, strade, e, più in generale, dei fondamentali servizi che dovrebbe erogare una città ricca di storia, arte e cultura quale è per l'appunto Agrigento, nonostante tutto. Sono anche gli anni del tramonto del "sogno industriale di Porto Empedocle": lo stabilimento Akragas, gestito da Montedison, chiude i battenti. Al suo posto, ancora oggi, esiste un grande cimitero industriale. Insomma gli ingredienti c'erano tutti: e finalmente la Politica capì che la vera vocazione di Agrigento non poteva essere altro che turistica. ...perseverare autem diabolicum
Dopo decenni di tragici errori, commessi, dobbiamo sottolinearlo sotto la pressoché totale indifferenza della popolazione locale, se escludiamo rari episodi di dissenso individuali, si inizia a parlare dei problemi, e si cercano le soluzioni. Negli anni '70, alcuni imprenditori locali costruiscono nuovi insediamenti alberghieri nella zona del Villaggio Mosè e si continua a discutere dell'opportunità di realizzare uno scalo E adesso ? Da allora, ovvero da circa 25 anni a questa parte, nulla è cambiato. Si continua a parlare di aeroporto, raddoppi, investimenti e meraviglie varie ma la situazione permane la stessa, se non peggio, degli anni '60. Si attende l'approvazione definitiva del nuovo PRG che, nel frattempo, sta gia diventando vecchio; senza PRG, piani particolareggiati e strategici, non si possono neppure pensare nuove strutture alberghiere e di conseguenza, morale della favola, di turismo, qui ad Agrigento non ha neppure senso parlarne. Amen. E nemmeno possiamo sperare nell'arrivo di un generoso mecenate, un altro Hardcastle per intenderci, pronto a salvarci: il trattamento che è stato riservato al "nostro" avventuriero inglese è servito da lezione per tutti. Anche per i più intrepidi e coraggiosi. Fin qui la breve e, senza alcune pretesa di essere inconfutabile, analisi storica del declino di Agrigento. Per carità: non siamo qui per recitare il "de profundis", semmai per "spingere" le forze sane della Politica e del mondo dell'impresa (che ad Agrigento ci sono, e devono solo avere gli strumenti adeguati a disposizione) ad imboccare la strada giusta, quella che porta allo sviluppo sociale e al benessere economico.
*PF* Read 0 Comments... >> |
| Ultimo aggiornamento Martedì 15 Luglio 2008 17:47 |







La città che piange gli errori e gli orrori commessi in passato: l'analisi di un declino economico e sociale consumatosi all'ombra dei templi.
nemmeno un secolo addietro, poteva vantare essere considerata un polo d'attrazione turistica d'eccellenza. La città, e questo ce lo testimoniano diverse fonti storiche, era metà di un certo turismo elitario: ambasciatori, semplici avventurieri e mecenati. Uomini (ma anche donne) che di Agrigento conoscevano solo l'antico passato: un viaggio verso l'ignoto, alla ricerca di un piccolo paradiso terrestre descritto dagli autori classici. Come non citare Alexander Hardcastle, il mecenate inglese che spese tutte le sue immense fortune per riportare alla luce i resti della gloriosa Akragas: ad un inglese, quello che oggi chiameremo più semplicemente turista, noi agrigentini dobbiamo essere grati per averci restituito un patrimonio, quello archeologico, che i nostri progenitori hanno vergognosamente abbandonato nel corso dei secoli, per ricordarsene soltanto quando fu necessario utilizzare le rovine del tempio di Giove per costruire il Porto! Hardcastle, durante la sua lunga permanenza, veniva visto dagli autoctoni come un ficcanaso, un poco di buono con qualche rotella fuori posto: morirà qualche anno più tardi, nel giugno del 1931, solo e deriso dalla popolazione agrigentina, all'Ospedale Psichiatrico del Viale della Vittoria.
cementificazione selvaggia di ogni metro quadrato disponibile,
aeroportuale in Provincia nonché della costruzione di autostrade verso Palermo o Catania. Nel frattempo, verso la fine degli anni '70, viene approvato il Piano regolatore generale: uno strumento giudicato, a ragione, fondamentale dalla politica e dagli, invero pochi, imprenditori disposti a scommettere sul rilancio di questa terra. Purtroppo quel Piano Regolatore frammentò ulteriormente il tessuto urbano che andò ad assumere quella conformazione stellare che caratterizza, oggi, la città di Agrigento. Risultato? Sviluppo abnorme e irrazionale delle periferie (Villaseta, Monserrato e Villaggio Mosè), abbandono e conseguente degrado del centro storico.

