La frana di Agrigento, 42 anni dopo
Sabato 19 Luglio 2008 18:51
agrigentofrana.jpgOggi, 19 luglio, è il 42esimo anniversario della frana di Agrigento. In città nessuna manifestazione per ricordare l'evento.

 

Alle 7 del mattino del 19 luglio dell’anno 1966, la via Dante era deserta. A quell’ora, soprattutto d’estate, era possibile incontrare solo un uomo, un netturbino addetto allo smistamento dei sacchi, conosciuto da tutto come “u ziu cicciu”. Se quel mattino di 42 anni addietro quell’uomo, Francesco Farruggia, non avesse notato i primi cedimenti del manto stradale, la frana che sconvolse la città avrebbe potuto causare migliaia di molti. E invece lui bussò alle abitazioni dei palazzoni delle vie Dante e Santo Stefano per avvisare i residenti del “terremoto”. Solo più tardi, a disastro avvenuto, si verrà a sapere che non era stato un terremoto a distruggere l’estremo lembo occidentale di Agrigento, bensì una gigantesca frana. Una estensione laterale a forma di “L”, diranno poi i tecnici della protezione civile, che ha causato lo slittamento di enormi quantità di terreno. Diversi edifici si accartocciarono su stessi; altri, alcuni dei quali ancora incompleti, vennero “sventrati” dal movimento franoso. Uno in particolare, il palazzo Salemi, fu inghiottito da una voragine: 8 piani di cemento armato che giacciono ancora oggi nel sottosuolo dell’odierna via 25 aprile. Un disastro senza precedenti: 8000 senza tetto, e mezza città paralizzata e in preda al panico. I sinistrati furono accolti nelle scuole e in due tendopoli. Ad Agrigento, vennero le più alte cariche dello Stato, Il Presidente della Repubblica Saragat e il Primo Ministro Aldo Moro, che non poterono fare altro che constatare le condizioni di miseria della popolazione agrigentina. Nel frattempo scoppiò il “caso Agrigento” che indignò l’opinione pubblica nazionale al tal punto che la città, da lì in avanti, venne considerata da tutti come la capitale dell’abusivismo e dei disastri urbanistici. Ci vollero anni per sistemare i danni e per dare un tetto ai sinistrati: lo Stato costruì la frazione di Villaseta ponendo in tal modo le basi di quel disordinato sviluppo “stellare” che caratterizza la città di Agrigento. Nel 1968 venne emanato il decreto legge cosiddetto Guy Mancini: estremo tentativo da parte delle Istituzioni di tutelare il patrimonio archeologico della città. Per indagare sui fatti che sconvolsero Agrigento venne nominata una Commissione Ministeriale presieduta da Michele Martuscelli che non risparmiò accuse gravissime nei confronti dei tecnici e degli amministratori della città. Anche la magistratura si occupò della vicenda: 27 tra Sindaci, Assessori Comunali, Tecnici e imprenditori vennero assolti da tutte le accuse.


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Ultimo aggiornamento Sabato 19 Luglio 2008 19:34
 

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Daniela Spalanca - Amici per sempre